Street Art

Ozmo, a Carrara spunta un murale. Che festeggia il Natale… con Satanasso. In omaggio all’anima anarchica della città

La notizia l’ha lanciata questa mattina, 22 dicembre, la Gazzetta di Massa e Carrara: “Sorpresa di Natale”, titola il giornale: “spunta un inedito e inaspettato murales di Omzo in città”. Di cosa si tratta? Di un murale realizzato, illegalmente, nella notte tra il 21 e il 22 dicembre, su un muro del centro di Carrara. Ma, a conti fatti, la notizia dov’è? A prima vista, sembrerebbe essere “solo” nel fatto che lo street artist toscano da tempo non realizzasse, per l’appunto, Continua...→

Addio a Richard Hambleton, “l’uomo ombra” che inventò la street art

di Vlady Art. È scomparso da poche settimane l’artista americano Richard Hambleton, una delle ultime figure “romantiche” a essere sopravvissute fino ai giorni nostri, rappresentante di quella scena newyorkese ormai leggendaria alla quale, insieme a Haring e Basquiat, viene attribuita la nascita della street art. Le sue silhouette nere, schizzate sui muri, gli guadagnarono già nei primi anni ’80 la fama di “Mr. Shadowman” (“uomo ombra”). Canadese ma newyorkese d’adozione, Continua...→

Flash news

Se n’è andato Omar Ronda, artista, collezionista e instancabile agitatore culturale

Se n’è andato questa mattina Omar Ronda, artista, agitatore culturale e artistico, collezionista di altissimo livello, con opere che partivano dalla Pop Americana in avanti, e, in un lontano passato, anche mercante e gallerista, mestiere grazie al quale era entrato in contatto con artisti, dealer e curatori di tutto il mondo. Era stato l’inventore, il cuore e la mente del progetto Cracking Art, dal quale nel 2008 si era poi distaccato, per incomprensioni e divergenze con gli altri membri ... continua→

Banksy, il Natale è Alternativity: con due nuovi pezzi e un festival a Betlemme

Due nuovi pezzi di Banksy, come altre volte posti proprio sul confine tra Israele e Cisgiordania, dove l’artista britannico ha inaugurato pochi mesi fa il suo Walled Off Hotel (l’hotel "fuori dal muro"). E poi, un “festival spettacolare”, con pièce teatrali e performance varie, suggestivamente chiamato “Alternativity”, con la collaborazione di diversi artisti, come il perfomer Rihaam Issac e il regista Danny Boyle (già noto come regista di Trainspotting e di The Millionaire). È ... continua→

Invader a Parigi sostiene la causa vegana. Dove? A Veggietown, naturalmente…

Da alcuni giorni, sono comparsi a Parigi alcuni mosaici con i personaggi pixelati che richiamano alle mente uno dei più famosi videogiochi degli anni Ottanta, Space Invaders. L’autore è infatti proprio Invader, street artist francese che lavora fin dagli anni novanta con questa tecnica, spargendo mosaici sui muri di tutto il mondo. La particolarità degli ultimi lavori di Invader è però proprio il tema scelto per l’occasione dall’artista: i mosaici, infatti, sono tutti a tema ... continua→

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Proclamata l’indipendenza di una nuova Repubblica. Di Catalogna? Macchè: di Cardeña

Un proclama pubblico, politico, rivoluzionario: con tanto di maschere, bizzarri scettri floreali e abiti folcloristico-tribali, per annunciare (“a cinquant’anni e un giorno dall’assassinio di Che Guevara in Bolivia, nostro fratello di sangue e nostro compagno d’avventure”), l’indipendenza e l’autonomia della loro “Repubblica”. Di chi parliamo, degli indipendentisti della Catalogna? No, della crew dell’artista (catalano di nascita, nato a Balaguer, poco lontano da Barcellona: ... continua→

Barricate d’arte. Da Milano un’idea irrompe nel dibattito sulla sicurezza

Vere barriere anti-sfondamento. Anzi: “barricate”, nel senso più autentico del termine. Ma barricate d’arte: gioiose, colorate, pop, ma nello stesso tempo utili a far riflettere chiunque vi si imbatta sul fatto che viviamo in una situazione di emergenza permanente, e che ogni gesto, ogni passo che facciamo è condizionato da uno stato, se non sempre di “guerra”, certo di tensione e di “emergenza” continua, tra genocidi, terrorismo, migranti in fuga che muoiono nei mari, e ... continua→

Performance “curativa” di Nicola Mette in Sardegna. Che guarda a Beuys e alla sua “difesa della Natura”

Si intitola proprio così, “A mio babbo: voglio crescere a modo mio come la mia natura vuole", con un titolo lungo e appassionato degno di un film della Wertmüller, l’ultima performance di Nicola Mette, performer sardo che da tempo si batte, attraverso azioni estemporanee, l’uso del corpo e del travestimento, per il riconoscimento dei diritti e contro ogni forma di discriminazione, soprattutto in campo di differenza di genere. E questa, la performance che ha compiuto a Sindia, ... continua→

Women

Franca Pisani al Macro. Tra inconscio, mito e memoria

L'opera di Franca Pisani ha assunto ormai, da tempo, un respiro fortemente originale, in cui i diversi riferimenti culturali e i diversi piani linguistici si mescolano e si compenetrano a vicenda. Sperimentazioni linguistiche, suggestioni visive, memorie, tradizioni ancestrali, riti, simboli, miti, retaggi: tutto diventa forma e linguaggio, si mescola vorticosamente e incessantemente, si fa materia viva e fremente, che, sotto le mani dell’artista-demiurga, prende Continua→

Art Gadget

Gioielli-opere d’arte a forma di fiore: gli Spinner di Murakami, ultima frontiera del gadget artistico

di Christian Gangitano. Un gioco molto in voga tra i ragazzi di oggi (lo "spinner", piccola trottola piatta che si tiene tra le dita e si fa girare vorticosamente, vero fenomeno cult tra i bambini di tutto il mondo), ora diventa un'opera d’arte, o meglio un esempio di oggetto artistico d'eccezione, ambito da collezionisti e appassionati d’arte di tutto il mondo, che riunisce le caratteristiche del gioiello, del comune giocattolo e dell'opera d'arte in miniatura. Gli spinner di Murakami non continue→

Art Books

Keep Calm e impara a capire l’arte (edizioni Newton Compton, euro 9,90, pagg. 290) è un manuale scritto da Alessandra Redaelli che insegna a guardare, interpretare e capire l’arte contemporanea. Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci com’è nato, com’è... continua

Crazy World

René Magritte, Questa non è una canna, 1948.

fonte:... continua

Edo Pop

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Ragazze spaesate e alienazione nelle foto di Inbe Kawori

di Christian Gancitano. Non fotografa persone famose, attrici o modelle. Le protagoniste delle sue straordinarie foto sono persone “normali”, ragazze della porta accanto che lei riprende nel loro habitat quotidiano, in casa, o per la strada, in situazioni di solitudine, di rabbia o di ... continua→

MEMORABILIA

di Duccio Trombadori

All’inizio degli anni Ottanta, dell’opera di Gino De Dominicis non sapevo granché. Avevo oltretutto avuto ben poche occasioni di frequentarlo. Mi era stato presentato casualmente nell’estate del 1972 in casa di Enrico Job... continua

“La grande arte è fatta per suscitare, creare l'estasi. Più fine la qualità di questa estasi, più fine l'arte. Solo l'arte minore si contenta del piacevole". Ezra Pound

 


 

Arrestateli! Wiola, un Appello per modificare il Codice Penale sul reato di imbrattamento. Per ritrovare equilibrio e civiltà giuridica. E riaprire il dibattito sulle politiche urbane

di Alessandro Riva

Artisti, scrittori, musicisti, creativi, cantanti, critici, letterati, centri sociali, illustratori, associazioni culturali: la lista è lunga, e prevedibilmente destinata ad allungarsi ulteriormente. Sono i (primi) firmatari, che in queste ore di tam tam sui social stanno via via aumentando man mano che le condivisioni e il passa-parola si diffonde e si espande sulla rete, dell’appello stilato dal gruppo di artisti e agitatori culturali che da qualche mese si è riunito sotto il nome di Wiola. Appello lanciato con il preciso intento di “modificare la norma dell’art.639 del Codice Penale Italiano” (quello relativo al reato di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”), “giacché” – si legge nell’appello – “l’inutile e strumentale guerra contro le tante espressioni autonome, non commissionate e creative per le strade (writing, street art, poesia di strada…) non costituisce la premessa ad una società migliore”, ma, più prosaicamente, rappresenta invece “lo svilimento delle aspirazioni dei giovani e dei creativi che

J’ACCUSE! Il Sistema dell’Arte sotto accusa: Maschilismo e Sessismo non riguardano solo Hollywood. Cinquanta donne dell’arte: ora parliamo noi

di Dejanira Bada, Rebecca Delmenico, “Gel” Giuditta Lavinia Elettra Nidiaci, Flavia Vago

 

Dopo Hollywood con il caso Weinstein, e dopo il mondo della moda, anche il sistema dell’arte è sotto accusa. Il motivo? Maschilismo, sessismo, discriminazioni tra artisti uomini e artiste donne, a tutt’oggi meno quotate dei loro colleghi, meno presenti nelle mostre e nelle fiere, poco attive nelle “stanze dei bottoni” del sistema dell’arte. E, anche qua, una pratica dura a morire: quella dell’uomo di potere che crede di potersi permettere di tutto, comprese avances, messaggi erotici ed esplicite richieste sessuali, in cambio di partecipazione a mostre, pubblicazioni e visibilità. IF Magazine ha deciso di imbastire la più vasta inchiesta mai fatta sull’altra metà del sistema dell’arte. Abbiamo chiesto a cinquanta donne dell’arte – artiste, critiche, pr, galleriste – di dirci la loro su maschilismo, sessismo, discriminazioni di genere. E sulla loro esperienza sul campo, tra situazioni sgradevoli, richieste irricevibili e goffi tentativi

Visione, estasi, illuminazione: quando l’Estetica si trasforma in un portale per l’Estatico

di Andrea Zucchi

Alessandro Mendini, Oggetto meditativo, 1999.

L’Estasi esiste. È il nostro stato naturale, prima che sorga il desiderio, la contrazione, la paura. Prima che il Sé si avviluppi e si perda nelle proiezioni dell’Ego. Prima che la separazione e la molteplicità diventino il nostro orizzonte quotidiano. Nel suo manifestarsi la Coscienza è espansione, espansione estatica, senza confini e limiti definiti. Lo abbiamo dimenticato, ma la reminescenza di questo stato originario, la sua vibrazione di fondo continua ad agire in noi. Ciò che cerchiamo, ciò che vogliamo scaturisce da lì e lì aspira a tornare. Quando eravamo Uno con tutto ciò che ci circonda: nell’avviluppante calore del grembo materno, o ancora più lontano, nella Pace infinita della Mente di Dio.

Talvolta accade, forse raramente, forse a pochi di noi, ma accade. Entriamo in uno stato di estasi, o meglio, l’estasi entra in noi, anzi no, l’estasi ci conduce al di fuori di noi.

“Auschwitz on the Beach”, l’Olocausto è alle porte. Bifo fa scandalo a Kassel, la sua performance è cancellata. E in Italia il mondo dell’arte tace

di Alessandro Riva

Dario Arcidiacono

Metti una giornata di fine estate a Kassel, a Documenta. Una performance, dal titolo eclatante e provocatorio, Auschwitz on the Beach, che sarebbe dovuta essere messa in scena alla Rotonda del Fridericianum, con la colonna sonora di Fabio Berardi e un’installazione visiva dell’artista brasiliano (ma di stanza a Bologna) Dim Sampaio, cancellata, e sostituita poi da un meno ingombrante “dibattito pubblico”. Con il suo autore – Franco Berardi “Bifo”, attivista politico di lungo corso, tra i leader del Movimento del 77 a Bologna, sua città natale – trovatosi a doversi scusare con i rappresentanti della comunità ebraica di Kassel, “per la sofferenza che aveva potuto provocare” con le parole della sua performance. Al punto che decide, di sua spontanea volontà, di “cancellare dal proprio computer” il testo da cui l’idea stessa della performance era nata. Ma che, in un lungo discorso, in realtà non ritratta nulla, anzi: rilancia la sua tesi “scandalosa”: la

Dopo la vittoria sulla Sony, parla Isgrò: “Ha vinto il diritto”. Un segnale forte per chi pretende di utilizzare (gratis e senza permesso) il lavoro degli artisti

di Alessandro Riva

Ormai è per tutti “il caso Isgrò”. Ma potrebbe essere anche ricordato, come per certe sentenze che passano alla storia, “Isgrò contro la Sony”, mettendo in luce ciò che in pochi hanno saputo vedere, in queste settimane un po’ confuse di propaganda contrapposta (con frotte di Soloni su internet a cercare il pelo nell’uovo, ad arzigogolare su chi avesse realizzato già prima di Isgrò una cancellatura, e in che modo, quando i confini della vicenda erano chiari, netti, inequivocabili: un caso lampante di “furto” visivo e intellettuale da parte di una major – una grande multinazionale della musica –, nei confronti di un artista che vive da sempre del suo lavoro e della sua creatività): ciò che in pochi hanno saputo vedere, dicevamo, è che è stata la lotta di un Davide contro Golia, un artista, seppure noto, stimato, apprezzato, contro un colosso della discografia. Una lotta apparentemente impari, che ha però

Marco Petrus a Napoli. Dalla stilizzazione del paesaggio alla ricerca della forma pura. Fino all’astrazione

di Alessandro Riva

Chi altri poteva trasformare uno dei luoghi divenuti i simboli perfetti dell’inferno contemporaneo quotidiano, quelle Vele di Scampia, caotiche, sporche e sempre piene zeppe di persone, tra baby criminali, spacciatori e boss della camorra, divenute oggi iconiche e famose a livello popolare anche grazie alla serie tv “Gomorra” tratta dal romanzo di Saviano (ma oggi già in via di parziale abbattimento e pronte a diventare, nel progetto di De Magistris, “luogo di innovazione architettonica e urbana”), in un’astratta e rigorosissima griglia geometrica di cui non si riesce più a intravedere nulla di reale, se non un mutevole e freddo gioco sovrapposto di linee e di colori? Se qualcuno poteva farlo, quel qualcuno non poteva essere che Marco Petrus.

Pittore urbano per eccellenza, ma che del paesaggio urbano ha via via congelato, razionalizzato, reso via via più scarnificato e astratto ogni singolo dettaglio del paesaggio stesso, dal cielo sullo sfondo (neutro, mai

Biennale, l’arte è viva. E torna a celebrare la magia del rito

di Alessandro Riva

Tra padiglioni sciamanici e dionisiaci, percorsi simbolici attraverso la propria terra, danze planetarie, esercizi di ricamo e vibrazioni sonore, la 57 Biennale di Venezia, curata da Christine Macel, sta facendo il pieno di visitatori (solo nelle prime tre settimane, i visitatori sono stati oltre 60 mila, con un incremento dell’ordine del 23% rispetto all’edizione precedente). Merito, forse, anche del fatto che questa edizione ha abbandonato concettualismi, formalismi, astrusità sociologiche e pratiche iper-elitarie, per ritrovare un legame profondo e quasi salvifico con l’inconscio, con la memoria e con la storia. Lasciando anche un po’ da parte la politica, protagonista un po’ forzata dell’edizione precedente, quella diretta da Okwui Enwezor (benché la curatrice ribadisca invece la possibilità di affrontare temi politici in maniera meno letterale e più simbolica, ma restando sempre nell’ambito della politica. “Pur senza voler mettere in risalto la politica”, dice infatti Christine Macel, “ho scelto con gli artisti dei progetti che

Photoshock

Visitate Rio de Janeiro. La capitale del crimine, dove anche i bambini girano armati. Visitate Bangkok. La capitale del turismo (sessuale): dove anche le ragazzine si prostituiscono. Visitate le isole Faroe, in mezzo all’Oceano Atlantico. Dove balene e delfini sono massacrati senza pietà. Visitate il Borneo: simbolo mondiale della deforestazione. E ancora: visitate... continua