Concettuale e pop, ma sempre Bros

    Si intitola “Absence of still life” l’ultima installazione urbana di Bros, al secolo Daniele Nicolosi, uno tra i più eclettici, intelligenti e creativi street artist italiani (sua è stata l’invenzione, alcuni anni fa, del cartello “Via Bros” sparso per le vie di Milano, e dei tappetini “Welcome to the Museum” situati di fronte alle uscite della metropolitana).

    Bros, Absence of Still Life, 2013. Smalto brillante su-parete, dimensioni-ambientali. Milano. Foto di Cosimo Filippini.

    Bros, Absence of Still Life, 2013. Smalto brillante su parete, dimensioni ambientali. Milano. Foto di Cosimo Filippini.

    Si tratta di una grande intervento, di dimensioni maxi (25 metri per 8), realizzato dall’artista a Milano, in via Casoretto 41, sul muro di un edificio di un piccolo ma molto attivo teatro di zona, Campo Teatrale. Il disegno, che riproduce, con uno stile fortemente geometrico, una sorta di monumentale e coloratissima natura morta, richiama dichiaratamente le linee severe e dinamiche, e i contrasti di colori, del designer e pittore svizzero Johannes Itten, tra i principali protagonisti della scuola del Bauhaus, ideatore di una celebre “teoria dei colori” rivolta ad artisti, pubblicitari e designer interessati all’impatto dei colori sull’osservatore. “Gli accostamenti cromatici”, spiega Bros, “fortemente armonici nonostante i contrasti esistenti tra un colore e l’altro, li ho presi di sana pianta dalle teorie di Itten”. Un lavoro, dunque, sulla percezione, ma che ha anche forte valenza dal punto di vista concettuale. Il titolo dell’installazione, infatti, richiama, paradossalmente, l’idea di un’assenza, proprio di ciò che dovrebbe essere il soggetto principale del dipinto: la natura morta, appunto. I tre soggetti del dipinto – una banana, una mela, una pera, messe in fila com un ironico ready-made morandiano riportato in chiave neopop – sono infatti in realtà del tutto assenti dal dipinto, in quanto gli unici elementi non disegnati del murales: il loro colore – il bianco – è in realtà il colore del muro sottostante. Benché immensa, coloratissima e visibile a tutti, la natura morta di Bros è dunque, in qualche modo, del tutto inesistente. Un gioco a rimpiattino con lo spettatore, e, forse, anche una sottile provocazione verso il sistema dell’arte, per il quale esiste solo ciò che, tatuologicamente, lo stesso sistema riconosce come opera d’arte. Il resto è, appunto, comdannato all’invisibilità, dunque all’inesistenza, anche quando è per antonomasia visibile a tutti, perché si rivolge – come sempre accade con gli interventi di street art – a chiunque si trovi a passare per la strada.

    A.R.