Mosca, annullata la mostra di Banksy. Colpa della crisi ucraina…

    Mentre a Roma si discute su uno pseudo-Banksy che avrebbe ritratto Papa Francesco in Vespa (probabilmente null’altro che la burla di uno street artist italiano a caccia di pubblicità), da Mosca arriva invece una notizia un po’ più… seria: la mostra del misterioso street artist inglese, prevista per l’autunno, e intorno alla quale si lavorava già da due anni, è stata improvvisamente annullata. “Per motivi politici”, dicono fonti russe, “in seguito alla posizione di Mosca sulla questione ucraina”.

    Quella che si sarebbe dovuta tenere in ottobre al “Manezh”, un ex maneggio a pochi passi dalla Piazza Rossa, sarebbe dovuta essere la più grande retrospettiva di Banksy mai realizzata, con oltre 130 opere provenienti in gran parte dalle collezioni private britanniche, e persino la ricostruzione di un quartiere di Londra come scenografia della mostra. Improvvisamente, però, la retrospettiva è saltata, malgrado l’imponente organizzazione moscovita messa in piedi per realizzarla. “Presumibilmente a causa degli eventi in Ucraina”, riferiscono fonti giornalistiche russe.

    I collezionisti inglesi, a quanto pare, avrebbero improvvisamente fatto dietro-front, dopo un’attività di oltre due anni di pianificazione e di accordi tra Mosca e Londra per il trasferimento dei molti lavori di Bansky nella capitale russa. “I motivi sono politici”, ha confermato uno degli organizzatori, Dimitri Hankin, direttore della Triumph Gallery (segnalato nella classifica di “The Art Newspaper Russia” al sesto posto tra i più influenti protagonisti dell’arte russa), che ha sottolineato come, da parte degli organizzatori, ci sia stato tutto l’apporto possibile quanto a sostegno legale e finanziamento del costosissimo progetto. “Ma inspiegabilmente, questa primavera, i maggiori collezionisti britannici hanno fatto dietro-front. Le cause sono da ricercarsi nella tensione internazionale seguita alla crisi ucraina”.

    Sempre stando a fonti giornalistiche russe, questo non sarebbe il primo caso di boicottaggio artistico da parte di esponenti dell’arte e della cultura britannica in seguito alla politica russa in Ucraina: anche la mostra “London Calling”, prevista per i prossimi mesi, e dedicata agli Young British Artists, il movimento lanciato oltre vent’anni fa da Charles Saatchi, sarebbe stata improvvisamente annullata da parte dei collezionisti e referenti inglesi. I giornali russi hanno scritto che il motivo, anche in questo caso, è da ricercarsi proprio nella politica russa in Ucraina. Ma gli inglesi, secondo il più consolidato stile britannico, mi sono trincerati dietro un “no comment”. Più understatement di così…