Performance con scandalo: mostra la vagina di fronte a Courbet

    È durata non più di cinque minuti la performance dell’artista lussemburghese Deborah De Robertis al Musée d’Orsay, proprio di fronte a uno dei quadri più scandalosi della storia della pittura occidentale: L’origine du monde di Gustave Courbet, che com’è noto rappresenta la vagina di una donna ripresa a distanza ravvicinata. Ed è proprio la vagina quella che l’artista belga, in un eccesso di realismo tautologico, ha mostrato al pubblico del museo.

    Deborah De Robertis durante la performance al Musée d'Orsay

    Deborah De Robertis durante la performance al Musée d’Orsay

    Sedutasi di fronte al quadro di Courbet, la De Robertis, senza una parola di spiegazione, con delle lacrime dipinte sul viso e un vestito giallo oro, ha infatti sollevato la gonna, aperto le gambe e messo in mostra le proprie pudenda. Dopo pochi secondi sono intervenuti alcuni custodi del museo, che hanno cominciato a cercare di allontanare il pubblico in sala, nell’attesa che arrivasse la gendarmerie, mentre una custode, piazzandosi di fronte alla performer, cercava di togliere al pubblico la vista di tanto scandalo.

    origem

    Il pubblico in sala, però, anziché prendersela a male per la singolare performance, è sembrato apprezzarla, cominciando addirittura ad applaudire. Poche ore dopo, il video della singolare performance è stato postato su youtube, accompagnato dalle parole dell’Ave Maria di Schubert, che recitano: “Je suis l’origine, Je suis toutes les femmes, Tu ne m’as pas vue, Je veux que tu me reconnaisses, Vierge comme l’eau créatrice du sperme”. In breve tempo, il video è stato rimosso da youtube, mentre l’artista, accompagnata dai gendarmi al più vicino commissariato, è stata denunciata per esibizionismo.

    Il video è però stato pubblicato anche dal sito del settimanale Le Nouvel Observateur, sul quale è tutt’ora possibile vederlo, senza alcuna forma di censura:

    http://leplus.nouvelobs.com/contribution/1212713-l-origine-du-monde-2-0-meritait-mieux-que-l-hypocrisie-du-musee-d-orsay.html