Il Salvagente, ovvero la Diciassettesima Performance

    Nei giorni di Artissima 2014, a Torino, molti visitatori si sono trovati di fronte una singolare apparizione, costituita da una coppia – un uomo e una donna – che si tenevano per mano, girando tra gli stand avvolti in due buffi salvagenti. Una performance? Senza dubbio, sì. Eppure, di quella strana performance non si trovava traccia né nei dépliant informativi né nei programmi della fiera. Era – come in molti hanno poi avuto modo di scoprire – la “diciassettesima performance”, ovviamente clandestina e non autorizzata, in aggiunta alle ben sedici “ufficiali” organizzate dalle gallerie presenti alla manifestazione. Cosa ancora più singolare, era il fatto che a metterla in atto non fossero due artisti, ma una strana coppia, formata da un avvocato con la passione del collezionismo – Michele Ciolino – e una modella dell’Accademia di Carrara – Nelly Ferrando. Ma perché un collezionista e una modella hanno deciso per una volta di “saltare” il fosso, passando dall’altra parte della barricata, trasformandosi – per un giorno – in artisti e perfomer? Qua di seguito, in esclusiva per If Magazine, ecco motivazioni, cronaca e riflessioni di quella singolare esperienza.

    di Michele Ciolino

    Il diciassette è un numero caleidoscopico. Le diverse credenze, cabale o rituali scaramantici di sorta gli attribuiscono ora il significato di numero sfortunato ora di numero portafortuna. Dalla diversa prospettiva, dalla diversa “religione” dell’interprete, discende quella “fede” (spesso dogmatica) dalla quale dipende il giudizio interpretativo. Anche per la Diciassettesima perfomance, la “fede” e la “religione” sono fondamentali per esprimere un giudizio artistico interpretativo.

    Potrà apparire arrogante e presuntuoso (e forse lo è) il guardare e parlare di religione e fede rispetto a un’azione artistica, ma in realtà se vi è autenticità e purezza nello sguardo, se vi è desiderio di conoscere l’anima intima delle cose, fede e religione sono espressioni adeguate. La Diciassettesima perfomance è un progetto che nasce da una lunga metabolizzazione: la metabolizzazione di coloro che si nutrono in maniera bulimica di questo “cibo” − l’arte − e che gradualmente sentono crescere il bisogno (la dannazione) dell’esprimersi. La nevrosi del collezionista e la partecipazione diretta all’azione creativa della modella, unite nell’ambizione di salvarsi e salvare. L’azione di Torino nasce da questa storia, da questo vissuto, da questo passato, da questo presente.

    La più importante fiera d’arte contemporanea internazionale, che si svolge a Basilea, nell’edizione 2014 ha dedicato uno spazio specifico alla riedizione di storiche performance. Anche Frieze a Londra ha dedicato attenzione a questo linguaggio. E a New York ormai la perfomance si premia. Artissima, la vera fiera internazionale italiana, ha inserito per la prima volta nell’edizione 2014 la performance tra i linguaggi istituzionali dell’arte. È proprio questa istituzionalizzazione, questa legalizzazione, che ha indotto noi, “novelli” performer, all’idea di violare le regole creando una perfomance “clandestina”. Invero, illustri maestri prima di noi si erano cimentati in analoghe azioni clandestine con chiare finalità dissacranti. Maurizio Cattelan, nell’edizione di Arte Fiera 1991, aveva creato uno stand clandestino (l’ho saputo da quel bucowskiano di Luca Beatrice). Ignorando il precedente, ma con animo ugualmente ispirato dal maestro, ho concepito così il “Salvagente”, ovvero  la Diciasettesima performance, dopo le sedici istituzionali di Artissima. Fuori dalle regole, fuori dalle gallerie, fuori dalle sponsorizzazioni (in tutti i sensi).

    In fondo la “ciambella” porta un nome importante: salvagente.  Un nome che è una metafora, anzi un caleidoscopio di metafore: una missione, una necessità, uno scudo, l’ambizione all’unisono, il pericolo, la salvezza, la dannazione… Ogni uomo ha bisogno (o cerca) di essere salvato da un altro. L’altro è il suo salvagente ma anche il limite alla sua libertà, quello che può farlo annegare (e allora è la singola ciambella che lo tiene a galla). La coppia è un “salvagente” rispetto alla moltitudine degli altri. Salvagente è anche molto altro: come l’arte. Tutto questo, e anche altro, è stato da noi condiviso e concepito. Il contenuto ha prevalso però sul contenitore e così siamo svaniti dentro quei due salvagenti, che sono entrati ad Artissima il giorno dell’inaugurazione.

    Indossando i nostri salvagenti − una rana verde e un draghetto azzurro − e tenendoci per mano, abbiamo camminato, disinvolti, tra i padiglioni della fiera. Si è cominciando subito a soffiare (metafora della fatica) sotto lo sguardo curioso di Maurizio Cattelan. Poi è cominciato il viaggio, la traversata quella che ti porta in un altro mondo, dalla parte dei dannati. Le mani strette e il salvagente offrivano un’intima protezione e favorivano il dialogo sinceramente disinvolto. Eravamo come dentro ad una capsula, visibili agli altri ma anche con un’intima invisibilità, quella della magia del salvagente. La gente guardava e sembrava quasi ricevere una sorta di irradiazione positiva (quella dell’interpretazione fortunata del 17!). Foto, complimenti, critiche commenti di tutti i tipi, strizzatine agli animali gonfiati e perfino proposte di collaborazioni artistiche da un gallerista greco.

    Storici amici galleristi, concettuali, lowbrow, padri della Transavanguardia e artisti d’ogni avanguardia hanno accolto con entusiasmo la performance: qualcuno si è persino sbilanciato a definirci la miglior performance della fiera. Tutto vero, ma anche tutto falso, tutto vero, ma anche tutto clandestino, tutto vero, ma anche tutto opinabile. Il caleidoscopio, la fede e la religione come guida interpretativa a ciò che appare illegale.

    Quella notte la rana e il draghetto hanno proseguito il loro viaggio in metropolitana, sul taxi, alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo e poi ancora alla festa del circolo dei lettori di Torino. Anche alla festa foto, domande di curiosi e dialoghi sui massimi sistemi (tutti legati al salvagente). Ultima tappa notturna, un kebabbaro pizzaiolo. Infine, sfilare il salvagente è stato come amputarsi un arto. Il giorno dopo, Rivoli: Sophie Calle e la poesia della morte. Senza salvagente. Poi un furto con destrezza sul tram numero 4 di Torino (di IPhone). Caleidoscopio: la Diciassettesima perfomance.