Deodato, la fragilità del quotidiano

    È intitolata “Cerco, trovo” la mostra di Pino Deodato alla Galleria Progettoarte-Elm di Milano, “larvatamente ispirata” spiega l’artista, all’incredulità di san Tommaso, che deve “toccare per credere”: metafora dell’artista, sempre alla ricerca di un bandolo di senso (formale) nella sua ricerca che è anche contenutistica ed etica. Nel caso di Deodato, il senso va cercato sempre a partire dall’instabile rapporto tra esilità del segno, fragilità del materiale (la terracotta) e complessità dei temi via via toccati (dal dal rapporto dell’uomo con la natura e con il cosmo, alla ricerca di sé), quasi cercasse, attraverso una sintesi estrema di forme, colori, segni e materiali, una propria originalissima strada in quel tentativo di riappropriazione di valori e di identità profonde – umane ma anche intimamente, se non palesemente, religiose – che la civiltà contemporanea sembra quotidianamente smarrire nella continua e incessante corsa di de-realizzazione del mondo e di spettacolarizzazione esasperata e convulsiva che contraddistingue l’era post-industriale.

    file_237“I suoi uomini di terracotta dipinta sono contemplativi, e sanno dove cercare per trovare”, scrive Marco Meneguzzo: “sono uomini isolati in se stessi, ma tutt’altro che chiusi al mondo, di cui conoscono i luoghi della sapienza: spesso si trovano al centro di un cumulo di libri dentro una biblioteca immensa, altre volte concretizzano i loro pensieri in sfere che, al loro interno, mostrano l’oggetto stesso del pensiero, o del vagare delle mente. Ognuno di loro è un mondo, apparentemente isolato, ma che invece possiede la coscienza tranquilla di poter fornire materia a tutte le contemplazioni possibili”.

    Omino seduto okNon è un caso, allora, che la scultura e la pittura di Deodato si muovano tutte proprio nella dimensione e nella direzione di un’assoluta fedeltà all’evidenza delle piccole cose quotidiane – uomini solitari in dialogo mentale con i propri oggetti, con i propri pensieri, con le presenze fantasmatiche di un proprio misterioso, quanto inaccessibile, mondo interiore, quasi che lo sguardo stesso di Deodato sul mondo sia proprio quello di chi scava all’interno del guscio più profondo e più segreto della propria intimità, di chi ricerca nella memoria recondita di uno spazio vuoto, dimenticato e rarefatto dal tempo, il senso delle proprie azioni, di chi estrae dal ricordo di un sogno vago e lontano un luogo, un elemento, un simbolo, e su quello riesce a costruire l’intero castello della propria segreta identità. E l’identità di Deodato è fatta di luoghi sospesi nel tempo, rarefatti, spazi interiori che sono insieme costruzione mentale e simbologia metafisica, ricchi di rimandi alla nostra più privata memoria interiore, al nostro inconscio, ai desideri della nostra prima infanzia e al nostro sogno di una terra e di un’età dell’oro, quasi l’artista ci lasciasse intravedere le labili tracce che portano verso la possibile esistenza di una dimensione mentale e spirituale altra, diversa – una dimensione insieme profondamente e saldamente umana e sottilmente religiosa.

    Pino Deodato | Cerco, trovo

    a cura di Marco Meneguzzo
    opening 11 Novembre 2014, ore 18.30

    dal 12 Novembre 2014 al 20 Gennaio 2015
    Progettoarte-ELM, Via Fusetti 14, Milano