Come nasce una performance. Il Topolino-Teschio di Max Papeschi messo… a nudo

    Come nasce una performance d’arte contemporanea? E come ci si sente a impersonare una “scultura vivente” – e non una scultura vivente qualsiasi, ma quella di uno degli artisti più provocatori e cattura-riflettori che ci siano oggi in Italia, ovvero Max Papeschi (attualmente in mostra a San Francisco, con la mostra Fifty Shades Of Gold, che inaugura oggi all’Istituto di cultura italiano)? Per scoprirlo, If Magazine ha inviato una sua collaboratrice, la giovane giornalista free lance e agitatrice culturale Flavia Vago (che guarda caso è anche fidanzata di Papeschi…), la quale ha convinto Max a farle fare da modella per impersonare un suo personaggio live: l’ormai celebre Topolino con la faccia da scheletro. Luogo della performance, la cornice insolita e movimentata della Milano Tatoo Convention, dove lo stesso Papeschi, assieme a Francesco De Molfetta, Mr Wany e altri artisti già ben noti nel mondo dell’arte contemporanea italiana, sono stati invitati a partecipare come “special guest” con le loro opere. Quello che segue è il racconto di quell’esperienza, narrata sotto forma di telecronaca. Con molti colpi di scena, e qualche sorpresa.

    Ecco come sono diventata una scultura vivente

     di Flavia Vago

    Flavia Vago truccata “à la Papeschì”

    Venerdì. Alle 13:00 precise sono al Quark Hotel di via Lampedusa a Milano con la gallerista Raffaella Silbernagl. Siamo pronte a sistemare gli ultimi dettagli della mostra “Requiem For A Dream” di Max Papeschi, che è stata allestita in un’ala dell’albergo insieme a quelle di altri artisti, per la parte dedicata all’arte contemporanea nell’ambito della ventesima Milano Tattoo Convention. Lo spazio è molto grande e ben strutturato, ogni sala e perfino l’ampio corridoio d’ingresso sono allestiti con opere d’ogni genere: più che a una Tatoo Convention, pare di trovarsi in una manifestazione internazionale d’arte…

    Max Papeschi

    Max Papeschi

    Ci sono le opere di Zoe Lacchei, che mi hanno sempre molto affascinata, perché rappresentano le insidie nascoste tra le pieghe dell’esistenza, piene di riferimenti alla vita, alla morte, al sesso e talvolta anche alla religione; le fantastiche sculture, piene di ironia, di Francesco De Molfetta; i quadri di uno dei “graffitari” storici italiani, Mr Wany; e poi i travolgenti lavori di Saturno Buttò, che con una tecnica sopraffina fa emergere dalle tele il lato sadico, erotico e doloroso di un mondo femminile invischiato nel misticismo e in una perversione tanto pura da lasciare inermi; le sculture di Andrea Lanzi, artista e tatuatore, oltre che organizzatore dell’evento; quelle, meno disturbanti ma altrettanto belle, di Sil Conti, una bravissima artista-designer che unisce aggressività ed eleganza in un delicato equilibrio; le sagome tatuate del collettivo Overlap, e ancora altri lavori, come quelli di Ueo, di Beppe Treccia, di Stefano Bombardieri…

    E poi ci sono le opere di Max: già, questa volta dobbiamo montare noi la mostra, perché Max è dovuto volare in gran fretta a San Francisco, per la sua mostra personale all’Istituto di cultura. Quindi dovremo fare tutto da sole. Una bella sfida, certo, ma… la sfida più grande deve ancora arrivare.

    Alle 14:00 iniziano ad arrivare i primi visitatori, che con aria curiosa si aggirano per le sale. Io e Raffaella cominciamo a nostra volta a girare tra gli stand dei tatuatori, mescolando alla gente come due visitatrici qualsiasi… La fauna è multietnica e variopinta, tra tatuatori e visitatori si respira un’aria divertita, curiosa ed eccitata, da vera convention underground: ci sono ragazzi di ogni età, uomini maturi, gente tatuata da capo a piedi, donne non più giovanissime, che non disdegnano però un arabesco sulla schiena… Decine e decine di postazioni punteggiano le sale, dove su mini seggiolini o addirittura su tappetini srotolati siedono i migliori esperti del settore a livello internazionale, intenti a decorare i clienti di turno.

    Mi guardo intorno, più che mai incuriosita. Un motociclista in perfetto stile U.S.A., grande come un armadio a 4 ante, con bandana in testa e gilè in pelle ricoperto di pezze decorative, si sta facendo disegnare il viso di una ragazza sull’avambraccio: il lavoro è quasi finito e noto con ammirazione quanto il tatuatore sia riuscito a mantenere la somiglianza con la foto originale, di certo portata dallo stesso motociclista (forse un pegno d’amore?). Poco più in là, una pin up con le braccia coloratissime sta tatuando un ragazzo che è così intento a guardarla che probabilmente non sente il benché minimo dolore o fastidio. I grandi appassionati di tatuaggi qua si sbizzarriscono, posso scegliere stile, maestro, tecnica… e tutto nel raggio di pochi metri! E per aver l’agognato cimelio indelebile sono pronti a spendere cifre folli e a subire le peggiori torture. Alcuni lavori sono uno spettacolo per gli occhi, ci vuole sicuramente un’abilità innata per riuscire a creare sulla pelle dei disegni tanto complessi e tanto precisi, spesso di grandi dimensioni. Vedo certi personaggi fermi da ore in posizioni assurde che manco i migliori contorsionisti potrebbero sopportare, altri stesi a pancia in giù con la faccia rossa paonazza al limite del pianto che si fanno picchiettare la pelle con una tecnica asiatica tradizionale che in tempi ormai lontani era nota per essere usata come prova di forza cui sottoporre i giovani dei clan… Io ho diversi tatuaggi e amo molto farmi “punzecchiare” dall’ago dell’apposita macchinetta, un po’ di voglia di aggiungerne uno nuovo mi viene, ma non c’è tempo, questa volta sono qua solamente nella veste reporter. Di reporter? Beh, non solo, a dire il vero: sarò soprattutto… una performer!

    Si, avete capito bene, cari lettori, in questo caso non farò solo la reporter, ma anche la scultura vivente! Dovete infatti sapere che, in uno dei miei momenti folli, ho avuto la brillante idea di proporre a Max di poter avere l’onore… di impersonare una sua opera in occasione della sua mostra alla Tatoo Convention. Lui ha acconsentito subito, le sfide, com’è noto, gli piacciono molto, e io ora non posso più tirarmi indietro: dovrò impersonare il suo celebre Topolino-teschio (intitolato “Sic transit gloria mundi”), che campeggia anche nella la locandina della mostra che sta tenendo in questo momento a San Francisco. In realtà gongolo come una bambina in attesa del suo primo giro in giostra, perché partecipare a una performance d’arte è sempre stato uno dei miei piccoli sogni nel cassetto… e se la performance è quella di un artista come Max Papeschi, ecco che il mio sogno si è davvero avverato nella maniera più impensabile e inaspettata!

    Da buona perfezionista quale sono, voglio che tutto sia impeccabile, e quindi un pochino di ansia inizia a crescere. Del resto è la mia prima performance artistica, sul palco sono già stata varie volte (in passato ho fatto un po’ di burlesque), e devo dire che sotto i riflettori mi trovo tranquillamente a mio agio, non è questo il problema: il punto è che, come in tutte le opere papeschiane, anche in quest’operazione tutto dev’essere perfetto, nulla deve essere lasciato al caso! Insomma un po’ di peso sulle spalle me lo sento, ma di solito questo mi sprona a dare il meglio di me.

    Sono le 16:00, è il momento in cui ho appuntamento con Massimo Sala Orsi, il maestro di body painter che dovrà dipingermi sulla pelle l’opera di Papeschi. Massimo, oltre che un grande professionista, è anche una persona piacevole e gioviale, e, particolare più importante, possiede una rara capacità di metterti a tuo agio… cosa non scontata e soprattutto importantissima per una persona che debba farsi dipingere sul corpo, che è una pratica molto delicata, che richiede un certo grado di rilassatezza e di tranquillità non solo da parte del pittore, ma anche della modella. Conoscerlo, e vedere la sua flemma gentile, rilassa un po’ anche i miei nervi tesi. Mi spiega che il corpo me lo dipingerà lui, mentre il viso in versione Topolino-teschio verrà eseguito da Sheila Pizzighello, una bravissima artista dell’airbrushing. Ci accordiamo di rivederci il giorno seguente alle 17:00 nella sala fluo per iniziare l’operazione di decorazione.

    Sono circa le 18:30, a darci supporto è arrivato anche il curatore Mario Maduzio e Alice Olimpia Attanasio, artista che collabora con Papeschi. Mentre parlo con Alice mi accorgo di aver un leggero mal di gola. “Spero sia solo un pochino di raucedine”, le dico, “Domani devo fare la performance e la temperatura non invoglia sicuramente a spogliarsi. Se arrivo già mezza ammalata, la performance rischia di trasformarsi in un inferno…”, concludo ridacchiando. Povera ingenua, ancora non so cosa mi aspetterà il giorno seguente!

    Tutto sommato, il primo giorno di convention si conclude bene, senza né morti né feriti. Soddisfatta, alle 22:30 saluto tutti e mi dirigo verso casa.

    Sono le 10 di mattina quando, risvegliandomi, mi accorgo che qualcosa non va. Gli occhi mi bruciano così tanto da non riuscire ad aprirli, neanche mi fossi vista tutta la saga di Star Wars in una volta sola senza pausa, nella testa mi pare di avere un concerto dei Led Zeppelin, la respirazione è al limite della sopportabilità umana (diciamo pure che boccheggio) e ho dolori in tutto il corpo come se durante la notte avessi fatto un allenamento estremo con la Tana delle Tigri! Mi tocco la fronte e con sommo orrore scopro che… potrei friggerci sopra un uovo! Ho la febbre alta. Altro che leggera raucedine, qua mi sono beccata un’influenza in piena regola! Oggi ho la performance, come faccio?! Prima di tutto informo Raffaella sul mio stato di salute tramite un sms e la rassicuro, dicendo che arriverò nel primo pomeriggio in ogni caso. Poi mi fiondo in cucina dove ho la borsa e ci rovisto dentro, recuperando qualche farmaco che preventivamente porto sempre con me. Mi “drogo” il necessario con un bel cocktail di antipiretico, antinfiammatorio, anti-tosse e antisfiga, e mi ributto a letto.

    Alle 15:00 sono alla convention. Ho il viso stravolto nonostante i tre strati di cerone, sembro pronta per un ciak con zombie e vampiri, ma stoicamente porterò avanti il mio progetto e non mi tirerò indietro. Tra poche ore sarò la statua vivente, come previsto. Il mio motto oggi è: per l’Arte (e per Papeschi) questo ed altro! Grazie agli dèi, giungono in mio soccorso due amici Giorgio e Umberto che mi faranno da assistenti e fotografi.

    Alle 17:00 sono nella sala fluo, pronta a trasformarmi in un’opera vivente. La stanza è ghiacciata e io che già tremo per la febbre, ho il vago presentimento che, dopo che sarò rimasta in mutande due ore e mezza a farmi passare litri di colore sul corpo, finirò per buscarmi una broncopolmonite acuta. Ma ho detto che per l’Arte questo ed altro e così sarà, dunque mi metto buona, cercando di sprofondare in una meditazione zen che non mi faccia sentire troppo il gelo nelle ossa, e lascio che i pittori facciano il loro benedetto lavoro. In realtà il mio stato di trance dura pochissimo, perché la sala si riempie subito di gente… non ci metto molto a capire che si tratta di curiosi, giornalisti, fotografi, perdigiorno vari: la notizia che Max Papeschi, assente giustificato per mostra a San Franscisco, ha però mandato aslla Convention un’emissaria a interpretare una sua opera dal vivo è già girata per le sale, e in molti si affollano per vedere che cosa ne salterà fuori.

    Io comincio subito a chiacchierare con tutti, divertendomi un mucchio, gesticolando come al mio solito e facendomi redarguire in continuazione dal povero Massimo, che per questo è costretto a rallentare la sua azione pittorica. Quando ha finito di ricoprirmi di azzurro tutto il corpo e di bianco la testa, entra in gioco l’altrettanto brava Sheila, che a colpi di pennello inizia a trasformare il mio viso in un teschio. Ogni tanto facciamo una pausa per farmi sgranchire: tra la temperatura bassa, i brividi di febbre e la posizione fissa sono ormai più anchilosata di mia nonna! “Questo sì che è dimostrare amore per l’arte!”, mi lascio sfuggire, facendo ridere i presenti. Io rido un po’ meno, sapendo che la giornata sarà davvero lunga…

    Ma ormai ci siamo, Sheila finisce gli ultimi ritocchi, et voilà!, l’opera è pronta a girovagare per la manifestazione!

    Ringrazio tutti i presenti, mi metto il cerchietto con le orecchie da Mickey Mouse e mi avvio verso le sale della convention, seguita da Giorgio e Umberto. Devo dire che, un po’ per lo stato semicomatoso, un po’ per il mio lato egocentrico, più passeggio tra gli stand più mi diverto a impersonificare l’opera papeschiana… Sì, proprio così: in fondo, fare l’opera d’arte vivente non è niente male. Vi siete mai chiesti cosa pensano le opere d’arte? Beh, ora lo sapete: se la spassano un mondo! La gente le guarda, le ammira, le fotografa… e loro non devono fare altro che stare lì, ferme, a farsi ammirare.

    Molti mi guardano con aria stupita e quasi sconcertata, altri divertiti mi sorridono e scattano foto a distanza con i cellulari, altri ancora mi fermano, chiedendomi di posare insieme a loro. I fan più accaniti sono due tatuatori giapponesi che si sporgono dalle loro postazioni e mi scattano una marea di foto con i loro smartphone e poi mi ringraziano varie volte con i chini ripetuti. Tra i connazionali i più simpatici c’è una coppia di amici siciliani che mi fanno sedere nello stand, mentre il tatuatore sta decorando uno dei due, e mi sommergono di complimenti calorosi. In quanto scultura vivente di Papeschi, poso anche per il progetto umanitario internazionale “Ignorance”, al quale partecipano star di tutto il mondo. Wow! Mi dico, Topolino, anche da morto, è pur sempre una star! O forse oggi la star è proprio Papeschi, che anche da morto riesce a far rivivere il celebre “topastro”…

    Proseguo il tour e giungo nella sala della mostra di Max, dove mi sdraio sul divano per posare con i visitatori che lo desiderano. Anche in questo caso, parte una raffica di shooting interrotta solo dalle mie brevi pause di stretching che pratico per non rimanere incastonata a vita nel sofà.

    All’alba delle 21:30, con gli occhi rossi, la voce roca e la febbre che avanza, finalmente decido di levare l’ancora… tremo come una foglia, quasi balbetto per la febbre, ho assolutamente bisogno di sdraiarmi. La mia giornata di scultura vivente è finita. Sono mezza morta, è vero, ma in fondo felice e soddisfatta. Era dai tempi delle bellissime lezioni di storia dell’arte del professor Santarelli, che descriveva con passione le nuove frontiere del contemporaneo a noi liceali frastornati, parlandoci di performance live di artisti geniali, che sognavo una scena così nel mio futuro creativo un po’ folle. Averla concretizzata oggi non ha termini di paragone, sono quasi sconcertata dall’esplosivo effetto serotoninico che mi sta procurando, era un piccolo sogno nel cassetto di un’adolescente fantasiosa. Forse io per prima ho sottovalutato il potere dirompente dell’arte che (s)travolge menti e cuori e corre sul confine dell’inaspettato, effettivamente la mia performance papeschiana è andata ben oltre le migliori aspettative! Come l’amore, anche l’arte fa miracoli e se si tratta di amore per l’arte allora aspettatevi l’impossibile!

    © foto di Umberto Pignata

     

    Max Papeschi | Fifty Shades Of Gold
    Curated by Giulia Proietti

    Italian Cultural Institute of San Francisco
    814 Montgomery Street, San Francisco
    Opening, thursday February 12th, 6.00 p.m.
    February 12th – March 14th

    www.iicsanfrancisco.esteri.it/IIC_Sanfrancisco
    www.mgart.com