L’ultima di Cattelan? Una scopiazzatura. Da una vecchia idea di Francesco De Molfetta

    Cattelan? Il suo regno, e la sua fortuna, sono sempre state le idee. Senza le idee, il suo lavoro sarebbe – diciamocelo francamente – tanto debole da apparire quasi… inconsistente. E se a un tratto fosse anche lui a corto di idee? Beh, a quanto pare, quel momento è arrivato. Per lo meno a vedere la sua ultima trovata, realizzata su richiesta di una della più autorevoli testate al mondo: il New York Times Magazine. Trovata che (sembra incredibile per un artista così attento alle logiche e alle strategie dell’arte e anche del mercato) è però null’altro che… una banale scopiazzatura. Proprio così, avete sentito bene: una scopiazzatura. E, cosa peggiore, di un’opera di un altro artista. Mica uno sconosciuto, eh.

    Francesco De Molfetta, La fine del mondo, 2004 (dettaglio).

    Francesco De Molfetta, La fine del mondo, 2004 (dettaglio).

    L’artista è anche lui italiano, e si chiama Francesco de Molfetta. Un artista di tutto rispetto, già ben noto non solo in Italia, e che della chiave dell’ironia e dell’ambivalenza tra forma e significato ha fatto, come altri artisti in questi anni, la sua cifra stilistica principale. Unita, però, anche a una grande attenzione formale, al punto da utilizzare spesso soluzioni tecniche di grande raffinatezza tecnica, sul filo del virtuosismo artigianale, come la ceramica, la maiolica, la scultura lignea policroma, e altri linguaggi artistici ipertradizionali e spesso prelevati dalla tradizione “popolare”.

    La copertina di Cattelan & Pierpaolo Ferrari per il New York Times Magazine del 22 febbraio 2015.

    La copertina di Cattelan & Pierpaolo Ferrari per il New York Times Magazine del 22 febbraio 2015.

    Ma andiamo con ordine. Che cos’è successo, dunque? È successo che, nelle settimane scorse, il New York Times Magazine ha deciso di rinnovarsi. Di farsi il restyling. Grafico, e contenutistico. L’edizione che sarà in edicola a partire dal 22 febbraio 2015, infatti, avrà una grafica rinnovata, persino il logo della testata leggermente diverso (“more modern, more graciously spaced”, come scrive il direttore nell’editoriale del nuovo numero), nuovi contenuti e nuove rubriche. E la copertina? “Per questo primo numero”, spiega il design director della rivista, Gail Bichler, “abbiamo chiesto a diversi artisti di realizzare dei lavori basati sull’idea del caos del mondo, e come questo sia un fatto con il quale ci siamo ormai abituati a convivere. L’unico obbligo imposto agli artisti era quello di utilizzare un’immagine della terra o di un mappamondo”. Il titolo per tutti? “Hello, World”, “Buongiorno, mondo”.

    Ed ecco, allora, cinque artisti mettersi al lavoro: Matthew Pillsbury, fotografo di Brooklyn, specializzato in immagini a lunga esposizione, ha puntato sull’immagine di un mondo ripreso in corsa, per trasmettere “la velocità con cui il nostro mondo sta cambiando”. Ecco il globo spezzettato di Hannah Whitaker, che trasforma il mondo “in una configurazione casuale”. Ecco il mondo “liquido” di Sara Cwynar, passato attraverso uno scanner digitale per mostrare “la fusione del vecchio immaginario con le nuove tecnologie, come visione di un globo drasticamente alterato”. Ed ecco, ancora, la terra di Adam A. Martinakis, ripresa pochi secondi dopo l’esplosione, a rappresentare “la fragilità del globo e dei momenti critici in cui ci troviamo a vivere”.

    Francesco de Molfetta, La fine del mondo, 2004.

    Francesco de Molfetta, La fine del mondo, 2004.

    E Maurizio Cattelan? Assieme al fotografo pubblicitario Pierpaolo Ferrari, suo socio storico nel progetto Toilet Paper, ha pensato bene di creare l’immagine di un uomo che passa una mano di vernice coprente sull’intera crosta terrestre, per cercare di “cancellare la superficie di una terra tormentata”. Già, peccato che questa stessa idea l’avesse avuta, per l’appunto, Francesco De Molfetta nel 2004. L’opera che aveva realizzato, quasi identica: un mappamondo che sta per essere interamente coperto di vernice – unica differenza, anziché da un uomo in grandezza naturale, da un piccolo imbianchino. Il titolo? “La fine del mondo”. “La serie cui apparteneva”, ricorda oggi De Molfetta, “era per l’appunto quella delle ‘cancellazioni’, ovvero mappamondi e oggetti di diverso tipo che andavano sparendo, perché venivano appunto cancellati da piccoli imbianchini…”. Guarda caso, la stessa identica idea avuta oggi (a distanza di 11 anni!) da Cattelan e Pierpaolo Ferrari…

    Un banale, banalissimo caso di plagio di idee, dunque? Così sembrerebbe: a meno che non si tratti di macroscopica disattenzione. Del resto, anche altri artisti famosi non sono passati indenni da accuse di questo tipo: ultimo in ordine di tempo, Damien Hirst, accusato di aver banalmente scopiazzato diverse sue sculture da un artista semisconosciuto, John LeKay, di aver ripreso l’idea dei suoi  celebri “quadri a pallini” da quelli di John Armleder, fino all’evidentissimo plagio del teschio di cristalli di Swarovsky dell’italiano Nicola Bolla, rifatto molti anni dopo da Hirst, ma con diamanti veri.

    Crisi da mancanza d’idee, insomma, proprio da parte di personaggi che sull’idea (e non certo sulla realizzazione tecnica, che è sempre lasciata in mano a professionisti) hanno basato la fortuna e l’intera filosofia del loro lavoro? Forse. Certo, riuscire ad avere sempre idee originali non è facile: lo stress da produzione di idee nuove, si dice, alla lunga logora. Ne sanno qualcosa copyrighter e pubblicitari di lungo corso, destinati fisiologicamente a subire un declino di idee nella parte finale della propria carriera, in favore dei più giovani. La necessità di dover sempre trovare nuove idee, alla fine, finisce infatti per creare un cortocircuito, e per procurare una sorta di vuoto mentale e di stanchezza. Del resto, già tempo fa, Cattelan aveva annunciato: basta fare l’artista, andrò in pensione. Poi, una richiesta tira l’altra, e anche quella della pensione è parsa più una mossa pubblicitaria che altro. Forse, però, dopo questo scivolone, anche per il Maurizio nazionale è davvero venuto il momento di un po’ di sano riposo. Questa volta per davvero, e non come ennesima boutade pubblicitaria…

    Alessandro Riva

    (vedi il seguito dell’inchiesta in questo articolo: Crisi d’idee? Dopo De Molfetta, anche la fotografa Olivia Locher rivendica la paternità della copertina di Cattelan)