Natan Pernick, la malinconia dell’oggetto quotidiano

    di Liza Savina.

    Natan Pernick è un artista israeliano. Nato in un moshav (il tipico insediamento agricolo israeliano) a Kfar Mordechai nel 1980, dopo essersi laureato in Arte e Design a Gerusalemme è stato per due anni a New York come assistente di studio di Mark Kostabi, l’artista famoso per soprattutto due cose: l’aver teorizzato per primo l’idea di una produzione industriale dell’opera d’arte (attraverso il Kostabi World, sorta di Factory alla Andy Warhol, ma riportata nelle logiche dell’era postindustriale, ndr), e le sue prese di posizione politicamente scorrette.

    Natan Pernick, Egg Tray, oil on canvas, cm 65 x 65.

    La prima apparizione di Pernick come artista indipendente ha avuto luogo solo cinque anni dopo essere tornato dagli Stati Uniti, nel 2009, al festival Artishock, un festival di Tel Aviv della giovane arte, e più avanti, ma sempre nello stesso anno, alla National Portrait Gallery di Londra, come artista invitato al prestigioso BP Portrait Award. Da quel momento, Pernick si è caratterizzato come artista iperrealista: il dettaglio visivo delle sue immagini si avvicina infatti a quello di una fotografia, ma, allo stesso tempo, la fragilità dell’estetica fotorealista finisce per essere superata da un evidente surplus di riflessività.

    La prima personale di Pernick, del 2010, comprendeva ritratti iperrealistici e paesaggi brulli israeliani. Benché ancora concettualmente lontani dai lavori più recenti, già in questi suoi primi quadri si poteva intravedere un po’ di quella tranquillità e serenità di tipo buddista o Zen che si sarebbe manifestata in maniera più evidente nel progetto successivo, Remains (Avanzi), del 2013, nel quale apparvero per la prima volta le nature morte incentrate sugli avanzi del nostro quotidiano, come pagine spiegazzate di notebook, piatti di plastica monouso bruciacchiati, cucchiai sporchi e altro materiale del genere.

    La mostra che Pernick presenta ora a San Pietroburgo, Semantica, è un “sequel” del progetto Remains. I soggetti principali sono ancora le pagine umide e stropicciate dei notebook, i piatti bruciacchiati, i cucchiai unti, e poi avanzi di ogni sorta come legni rotti, detriti, portauova – in buona sostanza, il contenuto secolare dei bidoni della spazzatura. Esattamente come avveniva prima, questi oggetti sono legati al suolo in modo misterioso, essendo collegati ad esso solo da un’ombra, di modo che sia il terreno stesso che, privo di volume, di aria e di spazio, ma mantenendo la traccia del pennello, permetta allo spettatore di capire che non si tratta altro che di un quadro appeso alla parete.

    Natan Pernick, Notebook, 2013.

    Natan Pernick, Notebook, 2013.

    L’idea dell’oggetto in rovina come metafora dell’esistenza umana non è un tema nuovo né nell’arte in generale, né in quella israeliana. Un altro artista israeliano, l’iperrealista Eran Reshef, tanto per fare un esempio, ha lo stesso piglio ossessivo nel dipingere oggetti di recupero della vecchia Tel Aviv. Da quando Israele ha cominciato a svilupparsi a un ritmo sempre più rapido, i simboli del tempo passato, come gli oggetti andati fuori uso, sono diventati materia di riflessione per coloro che possono ricordarlo ancora come un piccolo stato di provincia.

    Così, l’artista, in modo distaccato, trasforma ogni oggetto che ha perso la sua funzione in un’unità di doppio senso che è il cuore del suo linguaggio visivo, e analizza i rapporti di questa unità con due mondi, quello reale e quello immaginario. Tuttavia, in virtù della massima kantiana per cui il piacere disinteressato della forma è sempre alla base del piacere estetico, lo spettatore può semplicemente deliziarsi la vista con una impeccabile tecnica pittorica, così rara di questi tempi e in questi lidi.

    Natan Pernick | Semantics

    Paintings and drawings

    19/ febbario 2015 | 12 aprile 2015

    Savina Gallery, Gnezdo Space, San Pietroburgo

    19/8 Bolshaya Konnyushennaya

    +7921 948 99 66

    http://www.savinagallery.com/

    Natan Pernick, Corn, oil on canvas, cm 55 x 85.