L’identità mutante di Ma Lin. Sospesa tra Cina e Italia

    Artista cinese originario della provincia di Hubei, ma ormai da oltre trent’anni naturalizzato italiano, Ma Lin lavora da sempre sul tema dell’identità, alternando una pittura estremamente raffinata e minuziosa, retaggio della sua formazione accademica in Cina, con forme installative, realizzate soprattutto con residui, ferri e legni provenienti dall’Asia, che risentono dell’influenza dell’Arte Povera e in generale dei linguaggi delle avanguardie degli anni Sessanta, ma anche, nei colori vivi e nell’iconografia volutamente popular, di una sensibilità che si ricollega al clima Neo Pop oggi tornato fortemente in voga.

    Ma Lin 2Ma Lin alterna, nelle sue composizioni, volti di uomini e donne dell’oggi con immagini-simbolo delle due culture, cinese e italiana, con uno sguardo all’attualità mediatica di oggi, quasi registrasse ciò che passa dagli schermi televisivi o dalle home page dei social network: personaggi noti, politici, soldati, guerrieri, anonimi eroi della contemporaneità più avanzata, ma anche ragazze e ragazzi qualsiasi, bambini, uomini, donne di oggi. I volti-simbolo di questo muto dialogo a distanza sono racchiusi entro una gabbia di legni a volte grezzi, altre volte splendidamente laccati e colorati, che, come una sovrastruttura massiccia e invalicabile, che ne incornicia i volti rendendoli ancora più iconici e inalterabili, li trasforma in simulacri di un mondo che è insieme oggettivo nell’attualità del presente e già fissato nel nostro inconscio più profondo: i volti di quegli uomini e di quelle donne sbiadiscono così, entro la cornice di quella macchina implacabile che è la storia, come i volti sbiaditi sulle lapidi di un nuovo sacrario Pop, insieme arcaico e mediatico: e in questo modo diventanto allo stesso tempo più lontani, più rarefatti, fatalmente più umani, ma anche straordinariamente contemporanei ed attuali.

    In questa mostra a Palazzo Collicola, Ma Lin utilizza però anche l’immagine di una farfalla, ingrandita e descritta minuziosamente, in una grande installazione che occupa la parte centrale dello spazio espositivo, come elemento insieme decorativo e metaforico: la farfalla come elemento massimo di ambivalenza simbolica. “La sublime ambivalenza della farfalla”, scrive il curatore della mostra, Gianluca Marziani, “animale mutante che rivela la sottile fragilità della bellezza, l’estasi dell’istante, la rapida consumazione di un perfezionismo breve e illusorio”, come metafora di una “costante doppiezza tra splendore e mostruosità, espressione e impressione, attimo e persistenza (…) Per Ma Lin, la farfalla diviene un pretesto metaforico dal tono poetico e dal valore concettuale”, “quasi fosse un soggetto di pulviscolo e memoria universale, un nucleo iconografico che ci offre il privilegio dell’imperfezione, della caducità, della morte come passaggio”.

    “La farfalla di Ma Lin”, scrive ancora Marziani, “racchiude uno sguardo liminale tra Oriente e Occidente, un equilibrismo tra poetiche e modelli sempre più vicini. Non a caso l’artista attraversa il confine culturale da lungo tempo, avendo scelto l’Italia come luogo di vita ma restando legato alle necessarie radici”. Il lavoro pittorico e installativo di Ma Lin è infatti spesso incentrato sulla figura umana, ma la sua ricerca è di fatto estesa in linea più generale al tema dell’identità (intima, personale, socio-culturale, spirituale) come luogo di ridefinizione del sé e di raffronto con l’altro, sia in senso individuale che sociale e, in senso lato, anche politico. I suoi lavori rappresentano sempre una sorta di dialogo a distanza: un dialogo tra identità culturali (quella cinese e quella italiana, le sue “due patrie”, quelle tra le quali l’artista stesso si divide), che, nella loro essenza più profonda, affondano le radici negli aspetti spirituali, antropologici, sociali e nel substrato inconscio della memoria ancestrale dei popoli. “La sua arte”, scrive ancora Marziani, “trattiene il valore millenario della disciplina e l’attitudine mediatica del presente; evidenzia la lentezza di un metodo olistico che non disdegna l’ascolto del presente più ‘rumoroso’; elabora le radici profonde con la coscienza agile del pensiero elettronico. Un approccio silenzioso che intuisce l’anima ibrida dell’oggi e la necessità metabolica di una memoria viva. Perché l’arte, non dimentichiamolo, cresce davanti alla pressione del cambiamento, quando intuisce le conseguenze e ne elabora una sintesi veggente”.

    Così, il “veggente” Ma Lin si muove con disinvoltura tra la memoria di antiche iconografie orientali e i volti di un nuovo umanesimo Pop, mescolando la maestria delle antiche tecniche della pittura cinese con suggestioni tutte contemporanee, i metodi tradizionali e con i linguaggi installativi di oggi. Un mix che, nella sua essenza ibrida e mutante, appare come una tra le più interessanti tra le nuove espressioni artistiche orientali, dove la tensione tutta contemporanea dei toni, delle suggestioni e dei temi trattati non rinnega però l’identità profonda di tecniche, tradizioni, iconografie che vantano una lunga e complessa storia alle spalle.

    Alessandro Riva

    Ma Lin | Rivelazione e Antirivelazione

    28 marzo | 31 maggio 2015

    A cura di Gianluca Marziani

    Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto

    http://www.palazzocollicola.it/