Langone e la Collezione Benetton: mega stroncatura per mostra di mini opere

    Grande inaugurazione, parterre di artisti di ogni tipo e genere, dai famosissimi agli esordienti. Di cosa parliamo? Di Imago Mundi, la mostra della collezione Benetton di quadri di mini-formato (10×12 centimetri), sezione italiana, da poco inaugurata a Torino. Location impeccabile (la Fondazione Re Rebaudengo di Torino), buon curatore (Luca Beatrice), nomi inattaccabili. Insomma, un successo annunciato. Tutti contenti, dunque? Non proprio.

    copItalia1.inddLa mega-stroncatura, per una mostra di opere mignon che più mignon non si può, è venuta da Camillo Langone, scrittore e giornalista col pallino dell’arte, già autore di un blog intitolato Eccellenti pittori, che ha recensito, con una buona dose di vetriolo, la mostra sul Foglio. “L’arte ridotta a filatelia, a coriandolo, a delirio lillipuziano”, scrive Langone, “è una colpa di Luciano Benetton, già industriale dell’abbigliamento ora dedito all’arte così come molti suoi coetanei meno doviziosi e meno vanitosi sono dediti alle bocce”.

    Il motivo di tale “colpa”? Il piccolo formato è, secondo Langone, “il formato giusto per testimoniare un’epoca di rattrappimento, di declassamento dell’arte italiana rispetto all’arte mondiale, di piccolo futuro che attende i nostri giovani pittori, anche quelli bravi, se non prendono e vanno all’estero”. Ma non è solo il piccolo formato (scelta più che legittima in sé e per sé, tanto che anche un intellettuale controcorrente come Cesare Zavattini a suo tempo commissionò opere di 8 centimetri x 10 ai suoi amici artisti), ma anche, e soprattutto, la gratuità dell’operazione, a far saltare la mosca al naso Langone.

    Luca Beatrice

    Luca Beatrice

    “Far lavorare la gente gratis è un virtuosismo che riesce solo a certi ricchi”, scrive il giornalista. “Se io avessi chiesto 420 opere in dono, giustamente avrei ottenuto 420 pernacchie. Benetton ha ottenuto 420 opere. Con qualche mugugno dietro le spalle, ma le ha ottenute. E siccome per non spararsi (o per non andare all’estero) spesso bisogna raccontarsela, molti dei 420 si sono detti che la mostra alla Fondazione Sandretto farà curriculum. Come gli stagisti rassegnati a lavorare gratis: farà curriculum. Solo che molti artisti coinvolti sono ultraquarantenni, fuori tempo massimo per stage e lavoretti. Io se fossi ricco come Benetton mi vergognerei come un cane all’idea di farmi bello con tele tolte a pittori molti dei quali faticano a pagare l’affitto e a riempire il frigorifero. Ma io non sono Benetton, io non ho ‘una particolare apertura alla sensibilità artistica femminile’, io non sto promuovendo ‘un progetto democratico, collettivo e globale che guarda ai nuovi orizzonti artistici in nome dell’incontro e della convivenza’. Dove si vede come l’ideologia, in questo caso l’ideologia dell’arte sociale, morale e moralista, possa tutto: anche trasformare un Robin Hood al contrario in un campione delle magnifiche sorti e progressive”. Conclusione: “Imago Mundi, che della tendenza taccagna è il caso limite, mi sembra un triste, per quanto colossale, album di figurine, una collezione di tappi di bottiglia, un progetto paracomunista in cui gli artisti dopo aver ceduto la propria opera cedono anche la propria individualità, ridotti a indistinguibile, ingiudicabile tappezzeria. Non ce n’è bisogno”. Quando si dice una stroncatura coi fiocchi…