Premio Alferano, vince il realismo di Rocco Normanno

    Alla fine ha vinto lui, Rocco Normanno. Pittore “virtuoso, dotato di elevata tecnica e di grande genialità”, come si legge nella scheda del concorso, abbastanza giovane (è del 1974), amante delle luci e delle atmosfere caravaggesche, estraneo ai giri del sistema dell’arte ufficiale, e amato da sempre da Vittorio Sgarbi, che del Premio Pio Alferano è un po’ il dominus. Con una straordinaria testa di bue di un metri per un metro, Normanno si è aggiudicato all’unanimità la palma del concorso (tema: “Arte nella terra della dieta mediterranea”) indetto dalla Fondazione Pio Alferano, con sede a Castellabate, provincia di Salerno, nata per volere della vedova del generale dei carabinieri Pio Alferano, valente investigatore del Nucleo Tutela Patrimonio artistico, grazie al quale nei decenni passati furono ritrovate moltissime opere d’arte rubate.

    Rocco Normanno, Testa di bue, 2015.

    Rocco Normanno, Testa di bue, 2015.

    Premio d’arte, ma non solo: quest’anno a essere premiati sono stati infatti diverse personalità della cultura, della moda, dell’economia: da Oscar Farinetti a Pier Luigi Pizzi, per citare le due personalità più note presenti alla cerimonia a fianco di Sgarbi (e che con lui hanno scelto a loro volta le opere degli artisti da premiare), fino al regista Edoardo Winspeare, all’economista Roger Abravanel e allo chef Fulvio Pierangelini. Tra i premiati, non poteva mancare anche il generale Roberto Conforti, storico comandante del Nucleo Tutela Patrimonio artistico e formidabile “cacciatore” di quadri trafugati.

    Ma, tra gli artisti, non è stato premiato il solo (e bravissimo) Rocco Normanno. Il concorso vedeva infatti la partecipazione di una cinquantina di artisti di diverse generazioni e di diversissima tendenza, dalla linea classica e raffinata di un Carlo Guarienti ai paesaggi di Franco Polizzi e di Andrea Chiesi, passando per le foto shock di Robert Gligorov, per le paradossali e giocose sculture di Ivan Lardschneider, per le atmosfere pop di Tomoko Nagao e di Anna Muzi, per i collage floreali di Felipe Cardeña, per la pittura sporca e provocatoria del Laboratorio Saccardi e per l’astrattismo di Silvio Lacasella.

    Roberto Rampinelli, Tavola imbandita.

    Roberto Rampinelli, Tavola imbandita.

    A vincere, assieme a Rocco Normanno, alla fine sono stati anche altri quattro: il premio per la carriera, elargito dal Presidente della Fondazione, Santino Carta, è andato (di diritto, verrebbe da dire) a Carlo Guarienti. Il Premio della Giuria (formata, oltre che da Sgarbi e da Santino Carta, da Camillo Langone, dal Sindaco di Urbino, da Oscar Farinetti e da Pier Luigi Pizzi) è andato invece, meritatissimo, a Roberto Rampinelli con una bellissima natura morta. Infine, il Pemio del Presidente della giuria, Vittorio Sgarbi, è stato conquistato ex aequo dal disegnatore postsurrealista Franco Matticchio e dal raffinato autore di ceramiche Pino Deodato.

    http://www.fondazionepioalferano.it/

    http://www.fondazionepioalferano.it/#!opere-su-tela-e-su-tavola/c2163