FabioViale: “Il punk è vivo. E riparte dal tattoo”

    di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

    “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Il terzo principio della dinamica, in fisica, ci parla apertamente dell’energia generata da un contrasto, lo stesso che Fabio Viale mette in scena nel suo nuovo progetto, Punk.

    Il punk di Viale ha origini che potremmo quasi definire antiche, al limite del sacro e profano, che attingono a precisi codici di una criminalità altrettanto precisa e organizzata. Ecco così che l’indiscutibile purezza della mano del David diviene quella di un criminale russo, forza bruta, energia del contrasto; Viale ridefinisce il concetto di bellezza, lontano dalla legge del kalos kai agathos propone una purezza che mostra senza veli il suo dark side, difetti che divengono pregi, tattoo che parlano di onore e rispetto, di cattivi che sono in realtà buoni, proprio come nonno Kuzja, il John Malkovich di “Educazione Siberiana” di Gabriele Salvatores, e ancor prima del romanzo del temibile Nicolai Lilin.

    “Punk’s not dead. Punk’s sleeping drunk” recita un celebre motto, Il punk di Viale non è  quindi affatto morto, né ormai ebbro o assopito ai margini di una strada, il punk si risveglia con l’energia dell’eterno contrasto, necessario e potente, tra leggerezza e pesantezza dei materiali, marmo che si finge legno, polistirolo, gomma, candore che si “macchia” coi codici d’onore, teschi e madonne con le pistole.

    Le opere sono in mostra nelle sedi della Galleria Poggiali e Forconi a Pietrasanta, presso l’ampio complesso post-industriale Ex Marmi e la sede in via Garibaldi, quasi fossero gli A-side e B-side di una musicassetta: punk, naturalmente. In questa intervista, l’artista ci racconta la genesi del suo progetto attraverso il singolare rapporto con un materiale tanto osannato e blasonato.

    Il marmo è da sempre considerato, nella storia dell’arte, come il più “aulico” e “nobile” tra i materiali scultorei. Credi anche tu, come molti dei tuoi colleghi, in una sorta di “superiorità” del marmo e conseguentemente nel fatto che un’opera sia strettamente legata al materiale con il quale viene realizzata?

    “L’opera è fortemente legata al materiale poiché da esso viene rappresentata, ci deve essere quindi una congiunzione tra opera e materiale, ma non credo in una sorta di “superiorità” del marmo, penso semplicemente che in questi ultimi anni sia stato riscoperto dagli artisti, c’è stato quindi un forte riavvicinamento ad un materiale “classico”, che è stato in alcuni casi celebrato attraverso il suo utilizzo in sculture di grandi dimensioni e di elaborata realizzazione. Per me il marmo è semplicemente un materiale, come può essere la carta, per chi disegna: questo è proprio quello che mi ha fatto avvicinare alla materia, ovvero la naturalezza con la quale mi ci rapporto”.

    Come nasce l’idea di creare un contrasto netto come quello che c’è tra la luminosità e il candore del marmo ed alcuni simboli tipici della sfrontata attitudine punk come tatuaggi e borchie?

    “Laddove c’è un contrasto si forma dell’energia, e quell’energia è ciò che rende attraente l’oggetto che stiamo guardando, tutto ciò è qualcosa d’intrinseco nell’opera, perché noi, oggettivamente, vediamo delle forme e dei volumi disegnati (in questo caso dai tatuaggi), che ti trasmettono delle sensazioni; c’è anche poi un aspetto più mentale, che fa leva sui preconcetti che sono legati alle immagini da osservare: da una parte c’è qualcosa di classico, che si è abituati a vedere come bianco, pulito e candido, mentre dall’altra c’è il criminale brutto, cattivo, tutto tatuato: vedere le due cose insieme è qualcosa che la mente di ognuno di noi deve necessariamente affrontare, e nel momento in cui l’affronta si sta già rapportando all’opera, che può piacere o meno, ma sicuramente divide. Per creare questa divisione è necessario dare vita all’opera, io posso prevedere quale sarà il risultato finale solo al 70 per cento, ed è il 30 d’incertezza il motivo per cui la realizzo. Mi piace realizzare opere che alla fine sappiano stupirmi, che quasi mi sfuggano di mano”.

    Nelle opere di questa tua ultima mostra non sono presenti solo riferimenti estetici alla cultura punk, bensì se ne leggono alcuni inerenti alla cinematografia, come i tattoo che ricordano i “codici d’onore” del film Educazione Siberiana di Gabriele Salvatores: c’è un motivo preciso che ti ha portato a tale rappresentazione?

    “Il lavoro che ho fatto sul tema del tatuaggio criminale russo è antecedente al film di Salvatores, quando iniziai a fare le prime mostre in Russia portai alcuni dei lavori che avevo realizzato, e feci alcuni incontri che mi hanno ulteriormente ispirato sul tema, da tali incontri nascono alcune delle opere di questa mostra. Il tatuaggio criminale, come si evince dal film, è un linguaggio fatto di codici e simboli che non sono presenti solo nell’ambito della criminalità russa, ma anche ad esempio in quella sudamericana, e curiosamente utilizzano ambedue le stesse immagini: madonne con pistole, teschi, ecc. Nel mondo della criminalità ricorre sempre un certo tipo di iconografia sacra legata al profano, e specialmente in quella russa devo dire che c’è meno volgarità, c’è qualcosa quasi di più aulico, ed è proprio questo ciò che mi ha sfatto scegliere tale simbologia piuttosto che quella di altre mafie. Questa simbologia ha anche uno stretto legame con la massoneria e con alcune culture arcaiche, questo ci fa capire che chi ha introdotto e riprodotto poi questi tatuaggi aveva studiato e desiderava promuovere una certa cultura. A me non interessa quel mondo, m’interessa solo ciò che esso trasmette a livello emozionale: nel momento in cui mi renderò conto che ho la necessità di arricchire le mie opere con tatuaggi differenti da quelli, per esigenza delle forme e delle stesse sculture, o semplicemente perché voglio esprimere qualcosa di differente, lo farò sicuramente. Ho notato che questi lavori sono particolarmente apprezzati dal pubblico, sono opere che mi stupiscono e per questo motivo sto continuando a svilupparle, ma sono sicuro che i lavori successivi saranno differenti, e conseguentemente cambierà anche la tipologia di tatuaggio”.

    Fabio Viale | Punk

    Galleria Poggiali e Forconi, Pietrasanta

    fino al 31 agosto 2015

    Ex Marmi, Complesso Post-industriale

    via N. Sauro, 52 | Via Garibaldi, 8

    Pietrasanta
    www.poggialieforconi.it
    info@poggialieforconi.it