Berengo Gardin, finalmente a Venezia le foto dei “mostri”

    Dopo lo stop da parte del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che si era messo di traverso impedendo, con piglio scioccamente censorio e con un involontario effetto caricaturale, che si potesse regolarmente svolgere a Palazzo Ducale, la mostra di Gianni Berengo Gardin si è aperta ugualmente a Venezia. Antefatto: Berengo Gardin è veneziano d’origine, benché viva da molto tempo a Milano. E il tema della “grandi navi” che sconciano il panorama e il transito di una delle città più belle del mondo (sfregio che nessuna amministrazione al mondo con un po’ di sale in zucca permetterebbe), gli è sempre stato particolarmente a cuore.

    Gianni Berengo Gardin, Mostri a Venezia, 2013 (courtesy Fondazione Forma Milano).

    Gianni Berengo Gardin, Mostri a Venezia, 2013 (courtesy Fondazione Forma Milano).

    Come fotografo (conosciuto e apprezzato in tutto il mondo) ha quindi lavorato a questo progetto tra il 2013 e il 2014, con una serie di scatti che testimoniano, con lo stile rigorosissimo e il taglio spiazzante che contraddistingue da sempre il suo lavoro, il transito di questi mostri fuori misura nel cuore della città. Dopo essere state esposte a Milano (ospitata dal FAI a Villa Necchi a cura di Alessandra Mauro della Fondazione Forma), le foto di Berengo Gardin su Venezia avrebbero dovuto, appunto, finalmente approdare anche nel capoluogo veneto, nella prestigiosa cornice di Palazzo Ducale. Se non fosse che il neoletto sindaco di Venezia, lo scorso agosto, si è messo in mezzo, stoppando la mostra, e volendo imporre in alternativa una mostra ridicolmente propagandistica, come in una brutta parodia di gestione dittatoriale del consenso, sul “progetto alternativo” dell’Amministrazione al passaggio delle grandi navi. Come se le mostre pubbliche, anziché fare e produrre cultura, dovessero sempre e solo sostenere il punto di vista ufficiale della politica, senza possibilità di opinioni contrarie, tanto più su temi delicati e di interesse collettivo della cittadinanza come quello del passaggio dei colossi d’acciaio nel centro città.

    Ad ogni modo: dopo la maldestra entrata a gamba tesa del Sindaco nelle legittime scelte del comitato scientifico della Fondazione Musei Civici, la mostra di Berengo Gardin, anziché eclissarsi nel silenzio, è diventata un caso nazionale. Con sparate dello stesso sindaco attraverso Twitter (“Non lascerò che alcuni “intellettuali da strapazzo” continuino a denigrare Venezia dicendo di amarla. Mi dispiace ma la musica è cambiata!”), e prese di posizione di intellettuali e anche di personaggi del mondo dello spettacolo (come Celentano) in difesa di Berengo Gardin. E ora? Ora, non proprio a Palazzo Ducale, evidentemente diventato, come le altre istituzioni culturali veneziane, luogo “proibito” per chi la pensa diversamente dal Sindaco, ma nel negozio Olivetti in Piazza San Marco (in collaborazione con il FAI, Fondo Ambiente Italiano, la Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto), sta di fatto che la mostra sulle grandi navi ha finalmente, e giustamente, aperto i battenti. Alla faccia di chi considera la cultura mero strumento propagandistico del potere.

    Gianni Berengo Gardin, Mostri a Venezia, 2013 (courtesy Fondazione Forma Milano).

    Gianni Berengo Gardin, Mostri a Venezia, 2013 (courtesy Fondazione Forma Milano).

    E il fotografo, per l’occasione, si toglie qualche sassolino dalle scarpe dicendo finalmente la sua in una lunga “lettera aperta” al Sindaco, che, secondo il fotografo, con questa goffa volontà censoria si è dato “la zappa sui piedi”, facendo nient’altro che una grande pubblicità alla mostra. “Tutti i giornali italiani e stranieri (Le Monde, il Guardian, ElPais, il New York Times e molti altri)”, scrive il fotografo, “ne hanno parlato diffusamente. È probabile che, se non ci fosse stata tutta questa attenzione da parte della stampa, la mostra sarebbe stata vista  da molte meno persone”. “Il sindaco”, continua il fotografo, “mi ha insultato più volte: mi ha dato dello “sfigato”, dell’“intellettuale da strapazzo”, del “Solone”. Ha detto che avrei denigrato Venezia, mi ha definito un “intoccabile”– non lo sapevo, lo ringrazio di avermelo fatto sapere – e se l’è presa con me perché ho il doppio cognome. Non voglio mettermi sul suo stesso piano, ma un paio di cose vorrei le sapesse. La mia famiglia è veneziana da cinque generazioni, per tre abbiamo gestito un negozio di artigianato veneziano e perle in Calle Larga San Marco… La casa dei nonni affacciava su Piazzetta dei Leoncini, mio padre è praticamente nato in Piazza San Marco. Mia moglie è veneziana e i miei figli sono nati a Venezia. Per questo, il problema del passaggio delle grandi navi mi sta particolarmente a cuore: perché mi sento venezianissimo. Forse il sindaco non sa, inoltre, che a Venezia ho dedicato ben 10 libri, esaltandone in tutti i modi la bellezza, a partire da uno dei miei primi, Venise de Saison, pubblicato nel 1965”.

    Ma il fotografo difende anche, se mai ce ne fosse bisogno, la genuinità del suo lavoro di documentazione: “Per quanto riguarda l’accusa di aver usato “chissà quali teleobiettivi” per creare effetti artificiosi, vorrei sottolineare il fatto che ho addirittura dovuto utilizzare dei grandangoli, perché le navi erano così grandi che non entravano nel mirino della macchina. Solo in alcuni casi ho usato un 90 millimetri, che non è teleobiettivo”. Per mostrare l’assurdità della presenza in pieno centro cittadino di questi mastodontici colossi del mare, insomma, non c’è bisogno (come sa benissimo chiunque si sia trovato a passare da Venezia in qualunque momento dell’anno), di effetti artificiosi o di teleobiettivi. Basta essere un buon fotografo. Anzi, un ottimo fotografo. Come Berengo Gardin.

    Alessandro Riva

    Gianni Berengo Gardin | Venezia e le grandi navi

    Venezia, Negozio Olivetti, Piazza San Marco 101

    22 ottobre 2015 – 6 gennaio 2016

    Tel. 041 5228387

    fainegoziolivetti@fondoambiente.it