L’amministrazione contro Giovanni da Monreale a Lucca: “Rimuovete quei bambini, creano sconcerto”

    Un bambino con la testa china su un videogioco, troppo concentrato sulla sua “realtà virtuale” per accorgersi di ciò che gli accade intorno? Se è realtà va tutto bene, nessuno ci fa caso e tutti accettano la cosa senza problemi, anche se quel bambino a lungo andare potrebbe rischiare di perdere un po’ il contatto con la realtà, finendo magari, come accade già in Giappone a molti adolescenti, per isolarsi in se stesso. Ma se invece si tratta di una scultura urbana, oltretutto con chiari intenti satirici e di denuncia del fenomeno… apriti cielo! Le “autorità preposte” intervengono tempestivamente, facendola subito rimuovere. In nome della legge, ça va san dire… ma contro ogni sana idea di buon senso, di apertura mentale e di intelligenza critica.

    È quello che è accaduto a Lucca, dove l’artista Giovanni da Monreale, siciliano di origine ma da anni stabilizzatosi a vivere a Pietrasanta, aveva piazzato, come ha già fatto in molte altre città italiane, ben due sculture raffiguranti un ragazzino a grandezza naturale che, appunto, gioca con il suo smartphone. Peccato che stavolta, al contrario di quel che è avvenuto in altre città, dove le sculture sono state spesso apprezzate (ma è capitato anche che venissero distrutte dai vandali), le autorità sono prontamente intervenute. E l’artista ha dovuto, suo malgrado, rimuoverle. Pena il rischio di beccarsi una multa assai salata.

    “Qualche giorno fa”, ha raccontato l’artista, “ho ricevuto una comunicazione telefonica da parte dell’Opera delle Mura che mi invitava a rimuovere i due bambini”. Il motivo? Una delle due sculture sarebbe andata a intaccare l’integrità delle antiche mura di Lucca (benché non le sfiorasse neanche…).

    Ma la parte più paradossale di questa storia è la motivazione che riguardava la seconda diffida, questa volta arrivata dalla Polizia Municipale: “Mi hanno spiegato”, ha raccontato ancora l’artista, “che erano arrivate diverse telefonate da parte di persone allarmate perché avevano scambiato la scultura per un bambino vero, lasciato da solo sulla panchina”. Insomma: la dabbenaggine di alcuni passanti avrebbe avuto la meglio sull’apprezzamento che invece molti altri avevano dimostrato. E non solo a Lucca.

    Giovanni da Monreale ha infatti cominciato a lavorare a questo progetto nel 2013, e da allora ha piazzato i suoi bambini intenti a giocare con il proprio smartphone in diverse città, da Pietrasanta a Livorno a Bologna a Torino. Quasi sempre con esiti più che positivi: “Le mie istallazioni sono specchi della società in cui chiunque si può riflettere, i luoghi diventano scenari e i passanti inconsapevoli attori. Le reazioni della gente sono varie, in base all’umore della gente, e vanno dall’amore all’odio. Ma”, aggiunge, “quello di Lucca è l’unico caso nel quale sono stato costretto a rimuovere i miei lavori. L’unico contrattempo l’avevo avuto a Pietrasanta, perché la statua era appoggiata al muro di un privato, che non apprezzava la cosa. Allora l’ho messa accanto a un muro comunale e abbiamo risolto il problema”.

    Ma com’è nata l’idea di questa “azione urbana”? “Io realizzo sculture dall’età di 14 anni, e fin da ragazzino avevo sempre avuto il desiderio di istallare delle sculture nelle città. Ho sempre pensato che l’arte debba essere un linguaggio aperto e un bene per tutti, così nel 2013 ho attuato il mio primo progetto di recupero urbano, istallando la scultura di un bambino che gioca a un videogioco seduto ad una fermata dell’autobus a Pietrasanta. L’istallazione ebbe un gran successo sin da subito, ma fu distrutta in meno di una settimana: intervennero centinaia di persone e l’amministrazione restò in silenzio”.

    Da quel momento, i bambini di Giovanni da Monreale hanno cominciato a invadere silenziosamente molte altre città italiane. Come dicevamo, le reazioni sono state diverse, a seconda delle città coinvolte: spesso la gente apprezzava il lavoro, ma altre volte, la presenza di questi strani bambini silenziosi, intenti a giocare con il proprio smartphone, creava sconcerto o addirittura fastidio. “Mi sono reso conto che bisogna stare molto attenti a installare le sculture”, dice l’artista, “possono provocare persino degli incidenti: ho visto persone fermarsi di colpo e frenare, macchine (di notte) con le quattro frecce, perché i guidatori rimanevano sconcertati nel vedere un bambino alla fermata dell’autobus, che gioca ai videogiochi in un orario inappropriato. Però, di giorno, ho anche visto nonni portare i bambini a vedere la scultura. Alcuni, infine, le hanno devastate”. Questo, però, non ferma l’artista, che ha intenzione di continuare con i suoi “blitz artistici” in giro per l’Italia.

    http://www.giovannidamonreale.com/