Papeschi, asta per finanziare il nuovo progetto. Tema? Il dittatore più pazzo del mondo

    Un’asta speciale – andata completamente sold out –, per un evento, ufficialmente ancora top secret, ma di cui già si cominciano a chiarire i contorni, realizzato, incredibile ma vero, in collaborazione con Amnesty International. Stiamo parlando della serata organizzata il 20 ottobre da Max Papeschi, enfant prodige della nuova arte digitale a cavallo tra ironia, provocazione, divertissement political-pop e meticciamento estetico, alla The Don Gallery di Milano. Serata in cui oltre 200 persone sono accorse, e hanno fatto letteralmente piazza pulita delle nuove opere di Papeschi, comprando tutto, ma a prezzi un tantino scontati rispetto a quelli di mercato, consentendo così all’autore di Vendere svastiche e vivere felici di auto-finanziarsi il nuovo, mirabolante progetto, che durerà almeno due anni a partire dal 2016, avrà un respiro internazionale toccando metropoli di tutto il mondo e sarà appunto realizzato in stretta collaborazione con Amnesty International.

    Max Papeschi, Concetto spaziale con Leader, 2015.

    Max Papeschi, Concetto spaziale con Leader, 2015.

    Titolo del progetto, “Welcome to North Korea”. Tema? Ovviamente, come svela già il titolo, la Corea del nord. Personaggio principale, e star mediatica del nuovo progetto papeschiano, proprio lui, il dittatore Kim Jong-Un, spauracchio negativo mondiale, e allo stesso tempo figura tanto bizzarra e kitsch, nel cattivo gusto dello strabordante culto della personalità così invasivo e ossessivo per il popolo nordcoreano, bombardato dalla sua figura riprodotta ovunque, da poter diventare icona mediatica perfetta per un artista che gioca da sempre sul filo di lana dell’ironia e del paradosso per trattare temi seri e politicamente impegnati.

    Max Papeschi, The Perfect Leader, 2015.

    Ecco allora il dittatore ritratto come una Vergine con collana di teschi e aureola di missili, e sotto due carrarmati a difenderlo; eccolo ritratto a diversi colori in salsa warholiana, come Mao ai tempi d’oro della Rivoluzione culturale.

    Eccolo poi partecipare incredibilmente all’ultima performance di Marina Abramovic (ma senza guardarla in faccia); ed eccolo uscire anche da un taglio di Fontana, con tanto di binocolo in mano, o appeso al muro con lo skotch, come fece Cattelan con Massimo Di Carlo.

    Eccolo poi nelle vesti dei personaggi dei Teletubbies, e ancora in forma di robot, circondato da centinaia di missili e di falci e martello, e in altre decine di pose e di situazioni folli e astruse, tra gioco pop-concettuale e ammiccamenti al sistema dell’arte.

    Insomma, come sempre quando si tratta di Max Papeschi, non c’è che da prepararsi alla sorpresa e al divertimento, ma anche a una sana riflessione sui complessi meccanismi politico-mediatici su cui si regge la società contemporanea. Questa volta, su un soggetto molto “caldo” e particolarmente delicato, dal momento che l’esistenza di una dittatura brutale, paranoica e narcisistica come quella della Corea del Nord è una perenne spina nel fianco per chi, come Amnesty International, lotta in difesa dei diritti umani e delle libertà civili nel mondo.

    Max Papeschi, The Leader is Present, 2015.

    Max Papeschi, The Leader is Present, 2015.

    E la collaborazione con Amnesty International fa pensare che, questa volta, alla tradizionale leggerezza papeschiana si alternerà anche una parte di mostra molto “seria” su ciò che avviene veramente oltre la cortina di ferro dell’ultima sentinella delle dittatture novecentesche…