Sul lettino di Flavia con… Robert Gligorov

    ovvero tic, ossessioni, desideri nascosti, sogni, paure, idiosincrasie e inconfessabili segreti degli artisti passati al setaccio dalla nostra inviata psicospeciale Flavia Vago. In questo numero, sul lettino di Flavia si siede Robert Gligorov.

    Nome: Robert Gligorov.

    Nome Sioux: Glig.

    Segno zodiacale: Sagittario.

    Professione: tennista.

    Città: Milano.

    Città futura: Inferno.

    Vizi: tanti.

    Virtù: non riesco a dir di no.

    Segni particolari: occhio destro ceruleo; l’altro non pervenuto.

     

     Robert-Gligorov

     

     

     

     

     

     

     

    “L’arte? La mia terapia contro i traumi della vita”

    Descriviti in 3 parole

    Pratico, sportivo, esibizionista.

    Il tuo artista del cuore?

    Tutti e nessuno.

    L’opera d’arte che ti ha stregato?

    Nessuna in particolare che ricordi ora.

    Apri un museo con il tuo nome: le 3 opere che non possono mancare?

    La leggenda di Bobe (video), Chicken skin (foto) e Dollar Note (installazione).

    Hai detto che il rock non fa più cultura. Qual è la colonna sonora più adatta all’arte contemporanea?

    Una storia sbagliata di De Andrè.

    Hystery è un neologismo composto dalle parole: storia (hystory), hyster (utero) e ysteria (isteria). Prendendo ogni termine singolarmente, quali 3 artisti legheresti a queste 3 parole?

    Antonin Artaud, Van Gogh e Carmelo Bene.

    La performance che più ti ha disturbato fisicamente?

    Più di una ma preferisco non ricordare.

    E mentalmente?

    No nessuna, perché le opere sono terapia; il trauma che le ha generate è il disturbo.

    La tua arte è estrema, ma cosa c’è di veramente estremo nella tua vita?

    Che sto facendo le cose al contrario… ora che sto invecchiando mi sto iper allenando nel tennis (tutti i giorni 3 ore). Ecco, questo è un atteggiamento estremo.

    La provocazione che non hai mai osato fare?

    Esporre un malato terminale.

    L’opera d’arte di un altro che avresti voluto fare tu?

    Gli artisti si agitano tanto ma non riescono ad arrivare al dunque, gli unici che invidio sono i pittori…

    Il progetto che non hai mai realizzato?

    Era quello di allagare fino al soffitto tutta la galleria Pack di Milano, la gente doveva camminare con gli scafandri e illuminare le opere con torce sott’acqua… costi mostruosi ma non è detto che non la farò.

    Se potessi cambiare una cosa del tuo passato?

    Avrei utilizzato un nome d’arte.

    Installazione deriva da installare, dal latino “in” e “stallum”. Ti sei mai sentito “ in stallo”?

    Sì, e ho capito che per uscire dal blocco bisogna fare una cosa semplice ma con molta cura e poi ripartire.

    E qual è l’input che smuove la tua creatività?

    L’ordine casuale in cui le cose sono disposte.

    Subito dopo aver realizzato una nuova opera, cosa provi osservandola?

    Le mie opere non mi sembrano mai finite, è come se potessi sempre migliorarle.

    Il giudizio più azzeccato rivolto al tuo lavoro?

    Che non ho uno stile.

    E quello più stupido?

    Quando mi definiscono ‘shockante’.

    La qualità che distingue un bravo critico?

    Prendersi la briga di conoscere di persona gli artisti.

    E un bravo artista?

    Sicuramente quando sa dipingere.

    Parlando di fotografia: cos’è per te lo scatto proibito?

    Non è che si può proprio dire tutto…

    La tua parolaccia preferita?

    “minchia”.

    Il sesso è molto presente nelle tue opere. Qual è la situazione che più ti fa eccitare?

    Il sesso nelle mie opere? Non ricordo.

    Cosa ti fa innamorare di una donna?

    Ma l’uomo non si innamora… è una domanda per donne, non saprei; l’innamoramento è un mito femminile.

    Il tuo motto?

    Non è importante partecipare ma vincere.

    L’ultimo pensiero prima di addormentarti?

    Ripasso i punti di qualche match di tennis che ho vinto.

    E il primo quando ti svegli?

    Non ho un pensiero, ho uno stato: mi sento felice.

    L’incubo che ti ha più terrorizzato?

    Mia nonna mi aveva terrorizzato facendomi credere che ci fosse sempre qualcuno sotto il letto… ma forse non è un incubo.

    Se ti dico shock, la prima immagine che visualizzi?

    Un parto in primo piano.

    Hai 5 secondi per sconvolgere il mondo: cosa fai?

    Non posso dirlo: tengo famiglia…