Satyricon

    di Dario Arcidiacono

    History is not written, History is created!

    Je suis Charlie (Anzi, “CIArlie”). Con Coca Cola di Mac Donald in mano, cappellino della New York University, e maglietta… proprio della Cia (sulla quale, però, le parole scritte sotto il celebre e famigerato logo vanno in realtà a formare anche, per anagramma, la parola “Mossad”). E infine, sulla fronte, i segni, ben visibili, della lobotomia chirurgica… Titolo dell’opera – se possibile ancora più provocatorio dell’opera stessa –, una frase (vera? Apocrifa?) di Ben Gurion, teorico del sionismo e fondatore dello stato di Israele: “History is not written, History is created!”.

    È l’ultima, provocatoria, scioccante immagine partorita dalla mente fervida, vulcanica e irregolare (dire politicamente scorretta è dir poco) di Dario Arcidiacono all’indomani degli attentati parigini. Il simbolo vivente, macroscopico – plasmato nei panni di un bambinone idiota che ripete pedissequamente gli slogan diffusi in ogni parte del globo dai gestori occulti del più grande motore di persuasione e di manipolazione esistente al mondo, il moloch Facebook/Twitter/Google – di quella immensa melassa retorica incarnata dal “popolo del web”, declinazione 2.0 dell’antica “società civile”, dove tutti sono pieni di buoni sentimenti e di appelli a “stringersi a coorte” contro violenza e terrorismo, salvo poi accettare supinamente tutto ciò che passa il convento dei nuovi padroni del vapore politico-finanziario dominante – ovvero una politica economica, bancaria, estera decisa fuori da qualsiasi legittimità “democratica”, se mai ha ancora senso questa parola in un mondo globalizzato dove le invasioni, gli armamenti, le guerre, le leggi, i governi, la gestione delle risorse globali e quella economica all’interno dei singoli stati, fino alla esatta quantità e qualità di frutta o di formaggio che un qualsiasi privato può produrre, sono decisi altrove, in lobby e circoli privati sovranazionali governati da manager strapagati al soldo delle multinazionali e al servizio di una politica legata ad interessi occulti e perversi.

    Ecco allora che il ciccione lobotomizzato di Dario Arcidiacono, che si allinea acriticamente al (pur eticamente doveroso, a nostro giudizio) slogan “Je suis Charlie” – trasformato per l’occasione in “Je suis CIArlie” – recando però su di sé, simbolicamente, le stigmate di cinquant’anni di rimbecillimento globale prodotto dal martellamento politico e culturale americanocentrico, altro non è che l’effetto formalmente più eclatante, e chirurgicamente esatto, di quella perfetta macchina manipolatoria tecnologico-burocratica già immaginata e prevista a suo tempo da Theodor Adorno e dalla Scuola di Francoforte, che avevano già previsto e predetto per tempo l’avvento di una società tardocapitalistica monopolizzata da un intreccio inestricabile di programmazione burocratica centralizzata e globalizzata dell’economia e della finanza, e di una creazione manipolativa diffusa, onnipresente e onnicomprensiva, della società di massa.

    Per citare proprio Adorno, forse, “la vaccinazione degli uomini contro l’idiozia acutizzata che esce da ogni film, da ogni programma televisivo, da ogni giornale illustrato, sarebbe già un frammento di prassi trasformatrice”.

    Alessandro Riva