Caminiti, Punti di rottura nella Napoli sotterranea

    Un percorso tortuoso nelle viscere di Napoli alla ricerca di un inaspettato “punto di rottura”. Il punto di rottura non è, però, quello dell’incerto e sconquassato sottosuolo napoletano, ma quello della forma, della composizione e della materia pittorica: è infatti proprio col titolo “Punti di rottura”, che l’artista messinese Alex Caminiti ha inaugurato la sua personale alla Core Gallery di Napoli, situata proprio all’ingresso della “Napoli sotterranea” (il reticolo di cunicoli e gallerie ipogee che attraversano tutto il sottosuolo del centro storico partenopeo), a indicare una ricerca di senso dell’opera d’arte oltre la superficie visibile ed immediata: il nome stesso della galleria, infatti, che è l’acronimo di Contemporary Room Exhibit, vuole in realtà unire per assonanza il termine napoletano core, che significa ‘cuore’, e il medesimo termine inglese core, che significa invece nucleo, centro, ad indicare tutto quel che si trova nel profondo delle cose e che ne rappresenta la parte più importante.

    Nella sale della galleria, ma anche nel cuore stesso della Napoli sotterranea, sono infatti installati i grandi quadri astratti di Caminiti, vere e proprie metafore di un’incertezza e di una ricerca di ricomposizione formale che, oltre che compositiva, è anche e prima di tutto esistenziale, culturale, sociale, quasi a riflettere il folle e caotico rigenerarsi della forma, laddove essa è stata precedentemente decostruita, recidendo innanzitutto il rapporto che la legava alla rappresentazione del reale, per ricomporsi secondo altre regole formali fatte di interruzioni, di strappi, di ‘punti di rottura’ e di impreviste ed imprevedibili rigenerazioni formali. Il gesto di Caminiti, infatti, rapido e spietatamente gioioso nel cercare sulla tela la strada di una gestualità autonoma, matura, originale, appare infatti da una parte del tutto avulso dalle pur tante tradizioni informali che vi sono sottese, e nel contempo consapevole che, volente o nolente, non può che contenerle tutte al suo interno, finendo così per diventare, quasi contro il volere dello stesso artista, un felicissimo remix di suggestioni, di riferimenti, di citazioni, di allusioni più o meno volute alle tante tradizioni dell’informale europeo e americano, in alcune accezioni originali e fortemente sperimentali, fino a quelle più recenti e meno prevedibili.

    Quello di Caminiti è infatti un percorso di ricerca sul senso stesso del fare arte, quasi una metafora del cammino – intellettuale, formale, psicologico – che un artista si trova a compiere nell’atto stesso della creazione di un’opera: dall’accumulazione di riferimenti (culturali, simbolici, formali), alla stratificazione dei significati che vi sono sottesi, alla ricomposizione degli stimoli ricevuti, in funzione espressiva, in un unico gesto sul corpo della tela.

    “Ogni volta che mi chiedono come dipingo, rispondo semplicemente che guardo, osservo e riporto”, ha dichiarato l’artista. “Non esiste un vero e proprio punto di rottura. Avviene che in questo passaggio, senza capirne bene il motivo, le persone diventano sensazioni, impressioni, e poi oggetti o paesaggi”. Ecco allora che il processo di decostruzione di stimoli, tradizioni pittoriche, riferimenti simbolici e formali accumulati (anche suo malgrado) nell’occhio e nella testa dell’artista – dall’informale all’Action Painting fino al writing e alla street art –, ritrova piano piano una sua strada autonoma per tornare a farsi, a suo modo, forma, senso, e costruzione simbolica dell’opera, attraverso la forza espressiva del gesto e del colore.

    A.R.

    Alex Caminiti | Punti di rottura

    Co.R.E. Gallery (Contemporary Room Exhibit)

    Piazza San Gaetano, 69 – 80138 Napoli

    info@coregallery.it

    http://www.coregallery.it/