In arrivo a Milano la folle giostra mediatica di “Kim” Papeschi. Ma luogo e data rimangono… top secret

    Lo slogan recita solamente “The Leader is coming”. Di fianco, il volto assai poco rassicurante del più anacronistico dei dittatori contemporanei, il “caro leader” nordcoreano Kim Jong-Un. Il trattamento della foto, quella, tipicamente pop, di Andy Warhol. A rendere più misteriosa la faccenda, la sagoma di un bel carrarmatino stilizzato che avanza sullo sfondo, rigorosamente rosso. È il soggetto degli enormi cartelloni luminosi, che fanno il verso ai tanti manifesti propagandistici del regime nordcoreano, comparsi qualche giorno fa in alcune vie di Milano (sono stati avvistati, tra l’altro, in viale Forlanini, in via Farini e in Buenos Aires). Per chi bazzica il mondo dell’arte, non c’è ombra di dubbio: il marchio di fabbrica è quello, inconfondibile, di Max Papeschi. 12670496_10154125891776108_5262480099963466908_n
    Del resto, che Papeschi stesse lavorando da diversi mesi sulla trasfigurazione pop dell’immagine del dittatore più pazzo del mondo, con la costruzione di una grande operazione artistico-mediatica dalle tinte forti, nel mondo dell’arte era cosa nota e risaputa – anche se da Papeschi e dal suo staff si mantengono un riserbo e un alone di mistero assoluti (e quasi maniacali) circa i dettagli dell’operazione, con tanto di intimidazioni e avvertimenti a non pubblicare nulla senza previa approvazione del “caro artista”, in assoluta coerenza con il personaggio-Kim e con la sua celebre mania di controllo psicotico-ossessivo della stampa e dell’informazione: al punto che a molti è venuto da chiedersi se l’artista, nella sua foga creativa, non abbia finito con l’identificarsi un po’ con il suo… protagonista-antagonista Kim.

    Già diversi mesi fa, noi di If Magazine avevamo seguito il “tutto esaurito” all’asta organizzata (in collaborazione con Amnesty International) di una serie limitata di opere dell’artista milanese, organizzata proprio per finanziare il misterioso progetto dedicato a Kim. Ora, a quanto pare, siamo a un passo dall’inaugurazione. E, a giudicare dallo spiegamento di mezzi messi in campo, pare certo che si tratterà di un evento… con il “botto”.

    Ancora, però, causa il muro di riserbo messo in piedi da “Kim” Papeschi e dal suo staff al fine di evitare qualsiasi fuga di notizie, dell’operazione Nord Corea si sa poco o niente. Di certo si sa che c’è già un sito-parodia (welcometonorthkorea.org), nel quale il dittatore è messo ora nei panni dei personaggi dei Teletubbies, ora in quelli di un assurdo e ridicolo personaggio da cartone animato, sorta di dittatore post-chapliniano fautore di sogni di guerra nucleare totale (praticamente, null’altro che un clone pop del “vero” Kim).
    Ma molte domande restano ancora senza risposta. Sarà una mostra-spettacolo interdisciplinare? Un carrozzone-luna park in stile Dysmaland? Un’operazione iper pop gestita a suon di materiali promozionali vari, gadget, video e campagna pubblicitaria diffusa e onnipresente? E poi: si tratta di un’operazione strettamente giocosa e pop, o di una campagna a sfondo satirico-politica (fin dall’asta dello scorso autunno, si parlava infatti del coinvolgimento attivo di Amnesty International nell’operazione). Forse si tratta di tutte queste cose insieme, o di un mix di questo e di molto altro.
    L’unica cosa certa, per ora, è la data imminente (anche giorno e ora esatta sono top secret, tenuti nascosti alla stampa dagli spietati scherani del perfido regime dittatorial-artistico di “Kim” Papeschi) e il luogo di apertura, Milano appunto.
    Non ci resta che aspettare, dunque, e vedere quel che la fervida mente di “Kim” Papeschi, l’artista più imprevedibile d’Italia, passato dalla disinvolta smitizzazione e mercificazione del simbolo più odioso del Novecento – la svastica nazista – all’enfatica ripresa ironica di un altro simbolo – la falce, il martello e il pennello calligrafico, emblemi della dittatura più surreale del contemporaneo –, sia riuscita a partorire questa volta. Quel che è assolutamente certo, è che ne vedremo davvero delle belle.

    A.R.