Salomè Pop diventa un brand. Con un light box realizzato a quattro mani da Tomoko e Lodola

    Dopo essere stata scelta come la più giovane rappresentante della nuova arte internazionale per la mostra Botticelli Reimagined al Victoria and Albert Museum di Londra (che comprende, oltre a numerosi lavori del maestro fiorentino, opere di decine di artisti dalla modernità a oggi, da Edward Burne-Jones a René Magritte, da Bill Viola a Tamara de Lempicka, da Gustave Moreau a Robert Rauschenberg, passando per Orlan, Andy Warhol, David LaChapelle, Vik Muniz e Cindy Sherman), Tomoko Nagao ora diventa… un brand. Già, perché uno dei suoi più caratteristici personaggi – la Salomè rivisitata in salsa “Kawaii” (in giapponese carino, adorabile, leggero, tipico dell’estetica nippo-pop e manga, ndr) –, è appena diventato il soggetto di un’opera realizzata a quattro mani con uno dei maestri e precursori del neopop italiano, Marco Lodola. Che, dopo aver incontrato Tomoko, infervoratosi per l’estetica superflat dell’artista giapponese, ha acconsentito a creare uno dei suoi celebri light-box proprio con il soggetto della Salomè di Tomoko e in diretta collaborazione con lei. Un soggetto, quello della Salomè rivista in un’ottica “Kawaii” , che Tomoko aveva già declinato in forme, supporti e situazioni differenti: dai quadri, alle stampe, ai murales, fino al recente lavoro delle cabine semaforiche col progetto Energy Box.

    Ne è così nata un’opera a quattro mani (ora esposta da Deodato arte a Milano in occasione della mostra Japan Pop – Edo Pop e nipposuggestioni, aperta fino al 31 Marzo 2016 in via Pisacane 36), che da una parte arricchisce il lavoro di Tomoko, rendendolo per la prima volta tridimensionale, luminoso, perfetto per un tipo di applicazione artistica che guarda alla riproducibilità iconica attraverso una pluralità di tecniche diverse (dallo stencil alla pittura alla serigrafia fino all’installazione luminosa), in una tipica linea di serializzazione iconica di derivazione prettamente pop; e dall’altra rinnova, iconograficamente, anche il lavoro di Lodola, fino a ieri volutamente orientato, dal punto di vista iconico, verso soggetti “classici” della modernità consumistico-spettacolare tardonovecentesca, come ballerine, ragazzi in Lambretta, musicisti rock, insegne della Coca Cola, auto d’epoca e altre icone tipiche degli anni Sessanta e Settanta. E che ora, invece, si trova inaspettatamente a guardare anche alla nuova estetica “Kawaii” che da anni sta contagiando anche in occidente molta arte e pubblicistica contemporanea.

    La Salomè di Tomoko per il progetto Energy Box a Milano.

    La Salomè di Tomoko per il progetto Energy Box a Milano.

    Un bell’esempio di lavoro a quattro mani da parte di due artisti di generazioni diverse, com’è accaduto in passato in casi rimasti celebri: come, tanto per fare due esempi, con la collaborazione tra Warhol e Basquiat e quella di Enrico Baj con Mark Kostabi. Una collaborazione che ci auguriamo che anche in futuro produca nuovi, sorprendenti frutti. All’insegna del neo-pop. Anzi, del Kawaiipop.