Notte di terrore a Milano. Sequestro-lampo per Max Papeschi. È allarme terrorismo anche nel mondo dell’arte?

    Ultim’ora. La notizia non è ancora rimbalzata su alcun organo di informazione nazionale, ma noi di If Magazine possiamo darla in anteprima assoluta, grazie a un’informazione riservata pervenutaci nel corso della notte. Ecco succintamente i fatti, così come si stanno svolgendo proprio mentre scriviamo: l’artista Max Papeschi, noto per il suo carattere provocatorio e dissacrante, al momento in cui abbiamo iniziato a scrivere si trovava ancora sequestrato nella sua casa milanese da una non meglio identificata banda di terroristi; allo stato attuale, mentre andiamo on line, il sequestro pare abbia appena avuto termine, fortunatamente senza causare morti né feriti, sebbene non siano ancora del tutto chiariti movente e dinamica dell’insolito atto eversivo, che gli stessi terroristi (datisi alla fuga dopo aver distrutto l’intero, preziosissimo archivio informatico dell’artista, ndr) avrebbero rivendicato, con un comunicato pervenuto alla redazione di un importante quotidiano nazionale (che al momento non sarebbe però ancora stato pubblicato, ci informa una fonte interna allo stesso quotidiano, perché la sua autenticità è stata ritenuta ancora “dubbia” e “non confermata”). L‘inquietante notizia per ora non trova conferma ufficiale né alla Questura né alla Digos, ma è un fatto che a Milano sia scattato un piano di allerta generale anti-terrorismo.

    Il profumo "Kim" ideato da Papeschi: che abbia fatto arrabbiare i seguaci del "caro leader"?

    Il profumo “Kim” ideato da Papeschi: che abbia fatto arrabbiare i seguaci del “caro leader”?

    Non si tratterebbe, secondo le prime, incerte ricostruzioni, di terrorismo di marca islamista, ma di una banda di estremisti irregolari di estrema sinistra, e per la precisione di una cellula “dormiente” facente capo a un più ampio gruppo, autodenominatosi “Partito Armato Kimilsungista Kimjongilista”, bizzarra ma non per questo meno pericolosa forma di “brigata rossa” di stampo marxista-leninista ultra-ortodosso, rigurgito di antiche forme di lotta eversiva che, se non fosse tragicamente vera e reale, parrebbe uscita direttamente da una pellicola sugli anni di Piombo.

    Non si conoscono ancora, allo stato attuale, i particolari dell’inusuale e irrituale atto di violenza, ma pare certo che i terroristi volessero “colpire un artista per educarne cento”, nell’ambito di un più ampio piano di “rivolta armata contro la deriva spettacolar-borghese dell’arte e della cultura contemporanee” (come si può leggere nel comunicato, di cui IF Magazine è riuscito rocambolescamente a procurarsi il testo), “simbolo estremo”, si legge ancora nel delirante testo di rivendicazione, “della presa di potere in ogni ganglo della vita pubblica e sociale da parte delle lobby affaristico-mediatiche al servizio dello Stato Imperialista della Finanza Mondiale, ultimo tassello della deriva dittatoriale globale del neo capitalismo mondializzato e iperspettacolarizzato”.

    Ma perché, viene da chiedersi, sarebbe stato preso di mira un artista tutto sommato inoffensivo come Max Papeschi, conosciuto nell’ambiente come poco più che un innocuo bonaccione dedito a feste, aperitivi e a presenzialismi vari, e di fatto ancora fatalmente estraneo al vasto “giro” delle grandi lobby affaristiche dell’arte contemporanea? La risposta può essere letta sia tra le righe del comunicato, sia nel nome stesso della cellula terroristica da cui sarebbe partito il tentativo di sequestro. Come abbiamo detto, infatti, il gruppuscolo si chiamerebbe “Partito Armato Kimilsungista Kimjongilista”, e, per chi mastica anche solo un po’ di politica internazionale, salta immediatamente all’occhio la matrice nord-coreana della denominazione. L’ideologia kimilsungista-kimjongilista è infatti nientemeno che quella facente capo alla dinastia di dittatori rossi della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ovvero del regime che, fin lontano 1947, è al potere nella Corea del Nord, ultimo avamposto marxista-leninista globale, caratterizzato da un’ideologia tanto ossessiva quanto violenta e feroce, oltre che tragicamente anacronistica. Alla luce di questo, appare allora evidente il collegamento di questo vergognoso atto di intimidazione (solo per un caso finito senza spargimenti di sangue) con il prossimo e segretissimo progetto artistico di Papeschi, di recente annunciato anche con grandi cartelloni pubblicitari situati nel centro di Milano, e dedicato, guarda caso, proprio alla demistificazione ironica della figura del dittatore nord coreano (di cui IF Magazine aveva dato notizia proprio pochi giorni fa, ndr).

    Il "caro leader" in salsa pop

    Il “caro leader” in salsa pop

    Che qualcuno, vicino al regime coreano, non abbia dunque gradito l’interessamento dell’artista verso la politica del “caro leader”, come viene chiamato il dittatore Kim Jong-un? E, se è così, che complicità e che coperture può aver avuto la cellula di fanatici che ha compiuto l’irruzione a casa Papeschi, nel seno della società civile italiana, degli ambienti culturali e, chissà, forse anche all’interno dello stesso sistema artistico nostrano?

    Domande che, mentre andiamo on line, rimangono ancora senza risposta. Ma che gettano una luce inquietante sulla deriva violenta, fanatica e oscurantista che sta contagiando l’intero pianeta, e che arriva ora inaspettatamente a lambire, per la prima volta in Italia, anche il mondo dell’arte contemporanea.

    Milano, 1 aprile 2016