MaxPapeschi sequestrato? No, solo un pesce d’aprile. Ma intanto la data di “Welcome to North Korea” è ancora incerta…

    Non era vero niente, naturalmente. Nessun sequestro, nessun gruppo armato denominato “Partito Armato Kimilsungista Kimjongilista”, nessuna distruzione dell’archivio digitale dell’artista più provocatorio e disscrante d’Italia. Stiamo parlando di Max Papeschi e della notizia “sparata” sulla home page di If Magazine all’alba del 1° aprile, dall’eloquente titolo “Notte di terrore a Milano. Sequestro-lampo per Max Papeschi. È allarme terrorismo anche nel mondo dell’arte?”.

    Notizia-bufala, pubblicata non a caso il 1° aprile, giorno deputato a pesci e pescioni d’aprile d’ogni genere, che in breve ha però fatto il giro del web, suscitando commenti, like e condivisioni multiple. Non sono mancati i siti e i blog che l’hanno subito ripresa, commentandola divertiti e, in qualche caso, attribuendone persino la paternità allo stesso Papeschi, definendolo “genio all’ennesima potenza” proprio per la sua capacità di utilizzare in maniera atipica e non convenzionale l’universo della comunicazione (a scanso di equivoci, precisiamo invece che Papeschi era non solo del tutto estraneo al pesce d’aprile confezionato alle sue spalle dalla nostra testata, ma ne era anche completamente all’oscuro: a dargli la notizia del presunto sequestro di cui sarebbe stato vittima è stato infatti un amico, che lo ha svegliato di prima mattina, per assicurarsi che stesse bene, trovandolo ancora mezzo addormentato e alquanto sorpreso).

    Pesce d’aprile in piena regola, dunque, secondo una lunga tradizione goliardico-giornalistica. Che però, forse, ha un suo fondo, se non certo di verità, per lo meno di verosimiglianza, nei timori che l’operazione “Welcome to North Korea”, inaugurata dall’artista milanese a suon di maxi-cartelli luminosi sparsi per la città con slogan insieme criptici e vagamente inquietanti (“The Leader is coming”, “Follow the Leader”), ha suscitato e suscita in più d’un ambiente. Alcune location (pubbliche?), si vocifera infatti, avrebbero rifiutato o tentennato nel dare il loro appoggio all’operazione, proprio per il timore di possibili ripercussioni. In tempi di estremismi dilaganti, di fanatismi politici e di attentati a catena, deve forse aver pensato qualcuno, la prudenza non è mai troppa. Verità o ennesima trovata promozionale? Non è dato saperlo.

    È vero però che la data prevista per l’inaugurazione del progetto (che conta già un vasto numero di date fissate per le tappe successive qua e là per il mondo, da Roma a San Francisco passando per Parigi), che si sarebbe dovuta tenere a Milano proprio il 1° aprile, per il momento è slittata “a data da destinarsi”. Motivo? No comment, fanno sapere dallo staff dell’artista. C’è almeno da sperare che non ci sia sotto la longa manus di qualche simpatizzante Kimilsungista-Kimjongilista. Ma forse, più prosaicamente, si tratta solo della solite, care vecchie camarille politico-lobbistiche cui il banalissimo, conformista e modaiolo mondo dell’arte (e dell’amministrazione pubblica con cui va a braccetto) ci ha da tempo abituati…