Blu, da Catania uno schiaffo al sistema: un’ondata vi seppellirà

    di Vlady Art

    Etna. Lava. Catania. Tre vocaboli che se usati incautamente possono interpretare il più vivido dei sogni leghisti anni ’90. Blu, il più celebre dei nuovi muralisti italiani, ha appena terminato la sua ultima fatica nella città Etnea. Lasciatosi alle spalle il polverone scaturito dai dipinti cancellati a Bologna, Blu si rilancia. Nel non facile quartiere di Librino, a due passi dalla più nota piazza di spaccio della città, non troppo distante neppure dal commissariato di polizia, l’artista acrobata riesce a dipingere il lato cieco di un palazzo di otto piani calandosi con le corde, in pieno giorno. Nessun ostacolo apparente. Il Comune non è informato, la polizia non vede. Le sentinelle della mala danno il benestare. I giornalisti brancolano nel buio. Paradossale? Forse, ma non qui. Catania, grande conurbazione che sorge dal mare per estendersi fino ai piedi dell’Etna, è una tipica realtà dell’Italia meridionale. Luci e ombre, odiala o amala, ma non farti troppe domande. Questo è un pezzo d’Italia dove saltano le certezze, dove non puoi applicare delle logiche che altrove magari governano il mondo. Qui la politica si è fatta strada con le promesse, con lo scambio, con l’ottimismo cosmico che oggi associamo a Renzi ma che in verità, tra inaugurazioni e cettoqualunquismo, è sempre esistito.

    Il nuovo dipinto è didascalico e illustrato, come una storia da poter raccontare al popolo, che non sa né leggere né scrivere. Le allegorie sono ben chiare e i siciliani, figli di una cultura orale e dell’opera dei pupi, sono assai simbolisti; sanno guardare. E c’è molto da leggere con gli occhi, in silenzio e con stupore, a testa in su. C’è chi cerca tra i vari dettagli topografici, la propria casa. Il vulcano esplode (bene o male?) e mille rivoli incandescenti ricoprono la Catania del malaffare, della piovra, dell’elefante, della cocaina, della politica locale intrisa di cattolicesimo, dei militari di Sigonella. Miracolata la cattedrale (Blu, dov’è Sant’Agata?), travolto l’aeroporto internazionale. Clamoroso al Cibali. Scappano i costruttori con il bulldozer, scappa la polizia, scappano i carusi con le teste mozzate di cavallo, scappa pure la cicogna. Così pare.

    È un Blu davvero cinico questa volta. La lava rossa è in realtà composta da una marea umana e da lepri in corsa. In molte culture, la lepre (così come il coniglio) è un animale che per sua natura è legato alla luna e ai suoi cicli. Strettamente connesso al concetto di rinascita e a tutto ciò che a esso è legato: fertilità, longevità, eterna giovinezza, resurrezione dalla morte. Nessuna certezza però, solo congetture. Il dipinto non ha testi, non ha un bugiardino per la lettura. È come le vetrate di una cattedrale gotica, come la colonna Traiana, come il fregio del Partenone, come un carretto siciliano: esso racconta. D’altra parte, l’arte pubblica deve rimanere umile se intende essere sociale; deve prestarsi alle più varie interpretazioni, anche a quelle sbagliate o fantasiose. Che l’artista creda davvero che una marea rossa di uomini giusti possa cancellare le vergogne della propria città? Tecnicamente, il dipinto è fedele al Blu visto negli ultimi anni. Campi colorati e sfumati, un’infinità di dettagli, la prodezza del disegno a mano libera, uno scurto a volo d’uccello… un innegabile colpo d’occhio.

    Il mito di Blu non è riassumibile e giustificabile solo attraverso i suoi lavori. Chi non lo conosce potrebbe non capire e questo murales potrebbe non aiutarli, perché oggi il mondo è pieno di dipinti pubblici altrettanto spettacolari. Quindi a pesare è la carriera, la firma e l’uomo dietro la tela. È un artista simbolo, iconico, diverso, molto influente e radicale, noto ben oltre l’ambito delle arti figurative. Si trovano poche persone pronte a discuterne i temi, la mano, la pittura, la forma; Blu si è saputo costruire una solida reputazione e nonostante le sue non facili posizioni ha sia l’appoggio popolare sia il benestare delle istituzioni. Per questo è forse l’erede più probabile del muralismo messicano, sebbene marchigiano.

    Blu ormai sta con i reietti e i diseredati, con le persone senza voce e i dimenticati dal sistema. Blu non sta più con i musei, i galleristi, gli impresari e i piazzisti. La sua pittura è contro piuttosto che pro. Questo suo schierarsi radicalizza le posizioni, definisce un pubblico ben determinato e pronto a comprarlo in toto, full package, a scatola chiusa. Blu è un po’ come un supereroe della Marvel, pronto a correre per difendere questa e quella causa… sebbene coinvolgerlo non sia affatto semplice e la lista d’attesa mondiale non indifferente. A Catania ci avevano già provato anni fa i ragazzi del campo San Teodoro, uno spazio sottratto al degrado da un eroico progetto di rugby, sempre qui a Librino. Il quartiere è duro e come succede spesso in questi ambienti, se di giorno sembra quasi non esistere alcun attrito, di notte può succedere che ti scassinino la porta e che facciano razzia di ogni valore.

    In tre anni, è la terza volta che Blu regala una sua opera alla Sicilia, confermandone la sua fama di frontiera e terra di conquista. Era accorso in soccorso del teatro occupato Pinelli, a Messina. Poi venne per difendere la spinosa causa degli abitanti di Niscemi, sede di un controverso impianto di antenne militari denominato MUOS, a tutti gli effetti territorio dell’esercito americano.

    Catania è una delle realtà più dinamiche del sud. Incarna le ambizioni della provincia, con la sua sete di riscatto e competizione, tipica di chi ha vissuto qualche complesso d’inferiorità all’ombra di realtà più importanti. In città sembra che ci si confronti a colpi di street art, con botta e risposta a suon di ospiti illustri. Talent show con giudici di spessore. Se da una parte l’amministrazione attraverso talune associazioni vuole mettere le mani sui quartieri e sui palazzi, altre forze attive vogliono dimostrare di esistere e di non essere da meno. Sembra si voglia combattere il sistema dell’arte con una mano, tuttavia ambirlo con l’altra, emulandolo (mostre, murales, eventi).

    Blu ha già indicato con chi stare; sta con questi ultimi, con gli esclusi, laddove non arriva il patrocinio del Comune (tentacolare). Sta con una muralizzazione delle nostre periferie “diversamente organizzata”, o “alternativamente legale”, come dimostrato a Roma. Speriamo che in entrambi i casi, non ci si faccia troppo prendere la mano con queste tele urbane e che come primo obiettivo ci sia sempre perizia, qualità e ricerca artistica. La città dell’elefante è infatti un esempio di tardo barocco dalla monocromia molto suggestiva e la quasi assenza di colore che si speri possa non venire stravolta.

    Non so quanti ricordino una delle più famose copertine di Bob Marley, “Uprising”, anno 1980 (in italiano, Uprising significa “ribellione”, “rivolta”, ndr). Il pezzo di Blu ne richiama qualcosa, forse nei colori o forse solo nel concetto. Che sia questa una rivolta e l’inizio di un nuovo giorno.