Valanga di “like” per il ragazzo che voleva essere Duchamp

    Facile ottenere il famoso quarto d’ora di celebrità profettizzato da Andy Warhol nell’era delle comunicazioni di massa. Soprattutto, facile farlo utilizzando la propensione alla credulità dei visitatori dei musei d’arte contemporanea, ormai assuefatti all’idea che qualsiasi manufatto, qualsiasi oggetto, anche il più comune, dopo Duchamp, possa trasformarsi in opera d’arte: e proprio questo ha fatto il diciassettenne TJ Khayatan, che, con due amici, in visita al MoMa di San Francisco, ha pensato di piazzare un paio di occhiali per terra, contro un muro, “per vedere l’effetto che fa”. Immediata la reazione dei visitatori, che, come nel celebre film con Alberto Sordi “Le vacanze intelligenti”, si sono fermati con ossequiosa condiscendenza a osservare, commentare, e in certi casi anche fotografare “l’opera”.

    I due adolescenti, divertiti dalla riuscita dello scherzo, hanno messo tutto su Twitter, e il loro profilo è letteralmente esploso, “regalandogli” 54 mila retweets e 58.000 like in pochi giorni. Il primo ad accorgersi del “boom” su Twitter è stato BuzzFeed News, il sito d’informazione più virale del web, che ha postato la notizia e l’ha fatta girare in tutto il mondo, intervistando anche TJ Khayatan, il quale ha dichiarato che lui e i suoi amici erano rimasti “colpiti” dalla quantità di opere presenti nel museo, ma che alcune “non li avevano granché sorpresi”, lasciando insomma intendere, in buona sostanza, di averle trovate di una banalità sconcertante (il famoso “avrei potuto farlo anch’io”). “Ci siamo chiesti se davvero gli altri visitatori fossero colpiti da questo genere di opere”, ha detto il ragazzo. Detto fatto: se avrebbero potuto farlo, perché non farlo per davvero? Da lì è nato lo scherzo. Che, in realtà, è stato preceduto da diversi altri giocosi tentativi di “desacralizzazione” delle opere, come mettere un cappello da baseball per terra, posare davanti alle opere con aria meditabonda, burlarsi delle loro forme o mettersi, con aria seria e  concentrata, a osservare un cestino della carta straccia come se si trattasse di un’opera.

    Ma quel povero paio di occhiali, nella sua enigmaticità, evidentemente alla fine ha avuto più fortuna, radunando un gruppo di visitatori incuriositi e creduloni. I ragazzi, prontissimi, li hanno fotografati. Da lì a postare le foto sul web, ottenendo una valanga di like, ed ecco che il gioco è fatto.

    Lo stesso Khayatan, visto il boom di consensi ottenuti, ha subito colto la portata del successo della sua piccola “operazione concettuale”, e ha rilasciato delle interviste un po’ furbette, in cui lasciava aperti degli spiragli sul senso della sua operazione:alcuni”, ha detto, “possono vederlo solo come uno scherzo, altri vi potrebbero trovare un grande significato spirituale. Alla fine, io lo vedo come un piacere per persone di mente aperta e fantasiosa“.

    I responsabili del museo, presi in contropiede dal grande clamore mediatico, hanno risposto con savoir faire e una buona dose di ironia: “Che ci sia un nuovo Marcel Duchamp tra noi?”, si sono chiesti in un tweet. Forse è anche questo lo specchio dei tempi, e del livello a cui si siamo giunti tutti quanti, in questo strano mondo chiamato “arte contemporanea”: per giocare a fare il Duchamp, oggi, basta un bel po’ di faccia tosta, la voglia di divertirsi e uno sguardo ironico sul mondo. E un pizzico di fortuna sul web…