Lenin? Giovane, carino e… sexy. Così anche il comunismo cede alla dittatura del marketing

    di Alessandro Riva

    Lenin? Giovane, carino (e piuttosto sexy). È la nuova immagine che la segreteria nazionale del Partito Comunista della Federazione Russa ha coniato, in una campagna di marketing del tutto innovativa e assai poco ortodossa per gli standard dei movimenti comunisti tradizionali, per rilanciare, e rendere più appetibile agli occhi degli strati più giovani, l’immagine dell’ideologia marxista-leninista nella nazione che, per molti decenni, del “comunismo realizzato” è stata proprio l’icona massima. Obiettivo? Conquistare gli elettori più giovani in vista delle elezioni della Duma del prossimo novembre.

    Anche il comunismo, insomma, si piega ai diktat del marketing e della pubblicità, e decide di rifarsi il look. Non è infatti il solo Lenin ha subire l’operazione di “maquillage” per far sembrare più appetibile l’ideologia marxista, ma anche altri “campioni” della storia del comunismo mondiale. Ecco allora Stalin con in mano una sigaretta elettronica, in un’immagine che sembra curiosamente scimmiottare le pubblicità dei profumi (slogan: “Rinnovatevi, Compagni!”).

    “Rinnovatevi, Compagni!”

    Ecco Marx in jeans, scarpe da tennis, giacca di cuoio, e immancabile tomo del Capitale in mano (slogan: “I’ll be back”, “Sto tornando!”); ed ecco di nuovo Lenin, questa volta anziano, ma con un computer portatile in mano (slogan: “Il prossimo secolo on line”, con un chiaro riferimento all’avvicinarsi del centenario della Rivoluzione bolscevica, e un richiamo all’altra grande rivoluzione, quella tecnologico-mediatica in atto in questi decenni). Sono alcune delle immagini che l’artista e illustratore russo Igor Petrygin-Rodionov ha elaborato su richiesta del segretario del partito comunista della Federazione russa, Gennadj Zjuganov.

    "Il rosso è tornato di moda"

    “Il rosso è tornato di moda”

    Ma è proprio l’immagine di Valdimir Illic Lenin, il simbolo  più celebre e intramontabile della Rivoluzione Bolscevica, a catalizzare l’attenzione e a fare da “testimonial” d’eccezione della nuova campagna di marketing del comunismo russo. Cappellino rosso in testa, maglietta, anch’essa rossa, con la falce e martello e la scritta KPRF (sigla del Partito Comunista della Federazione Russa), sciarpa, sempre rossa, con i medesimi simboli stampati sopra, computer portatile in mano (colore? Rosso, ça va sans dire), il giovane Lenin “alla moda” è comparso, affiancato ad un’avvenente ragazza altrettanto rossovestita (con in mano uno smartphone, naturalmente rosso), e, in alcuni casi, anche dallo stesso Marx in tenuta sportiva, in migliaia di foto, di manifesti, di volantini, di cartelloni e di video del Partito a fianco di iniziative vuoi di tesseramento, vuoi di indottrinamento politico sul pensiero marxista-leninista (oggi decisamente poco in voga nella Russia post-sovietica), vuoi di mobilitazione; o anche per pubblicizzare semplici raduni… a carattere nostalgico-goliardico, ma in una chiave iper-pop degna di certe convcention a tema, di stampo tipicamente americano, nate sulle orme di star musicali o di personaggi cult del cinema holliwoodiano. Lo slogan? Anche in questo caso, è più che mai eloquente: “Il rosso è tornato di moda!”, recita infatti la scritta stampata sopra all’immagine. Come a dire che anche il comunismo, dopo essere stato bandito dalla scena politica come una triste reliquia del passato, potrebbe invece tornare presto a splendere soprattutto grazie a una mirata campagna… di comunicazione, di targhettizzazione (pubblico giovanile e femminile, etc.) e di marketing mirato. A questo proposito, viene in mente la geniale pellicola, da poco uscita anche in Italia, intitolata “Lui è tornato”, nella quale il regista David Wnendt ha immaginato il ritorno in grande stile di Adolf Hitler in Germania, acclamato dai media e dal pubblico grazie a un’attenta campagna di marketing e di comunicazione virale, attraverso comparsate in tv e interventi sui social network.

    "Sto tornando!"

    “Sto tornando!”

    Sta di fatto che dietro la nuova campagna promozionale del comunismo russo c’è un’attenta strategia di marketing. Voluta dai vertici del partito, appunto, in vista delle prossime elezioni della Duma, la Camera dei Deputati della Federazione Russa, e affidata, guarda caso, a un artista. Proprio come a un artista, lo street artist Shepard Fairey, in arte Obey, fu affidata la campagna di marketing e di lancio dell’immagine di Obama nel corso della sua prima elezione alla Presidenza degli Stati Uniti. Anche in quel caso, l’obiettivo era lo svecchiamento della base del voto del Partito Democratico e l’ampliamento del consenso verso strati meno tradizionalisti e più innovativi, come i giovani, i professionisti, le giovani donne, gli studenti universitari. Lo stesso oggi avviene col comunismo russo, incarnato dal volto di un Lenin giovane e sexy, ridisegnato non per niente da un artista. Che ha cercato di farne un simbolo moderno, attuale e nel quale i giovani possano di nuovo riconoscersi. Un Lenin belloccio, pieno di energia sessuale e anche vagamente atletico: non, però, ritratto secondo i canoni del realismo socialista, ma secondo quelli della nuova estetica patinata della moda e della pubblicità.

    “Lo stesso Gorky ricorda, quando vide Lenin da vero, dalla sua prestanza fisica e agilità”, spiega Igor Petrygin-Rodionov, l’artista che ha realizzato la campagna. “È solo a partire dal 1930, che l’immagine del leader bolscevico è stata resa più idealizzata e meno naturale. Io ho cercato di far ‘rivivere’ Lenin, per dimostrare che l’uomo era bello, colto, affascinante. Che aveva un forte carisma, che proveniva da un’energia, anche sessuale, che il suo corpo emanava. L’immagine che ho coniato perciò è un esempio di giovinezza e di prestanza fisica non idealizzate, ma realistiche. Lenin, in questo modo, diventa un personaggio affascinante e pieno di energia, e forse anche un sex symbol”.

    "Il prossimo secolo on line"

    “Il prossimo secolo on line”

    Non è un caso che, per studiare questa nuova immagine ricca di “sex appeal”, siano stati scomodati esperti di marketing, sociologi e persino sessuologi: questi ultimi, in particolare, avrebbero consigliato vivamente il restyling del look del leader comunista in senso più patinato, “hollywoodiano” e ricco di sex appeal, ritenendo che questo avrebbe portato un maggior numero di voti tra l’elettorato giovanile, soprattutto in quello femminile. Come spiegato dal segretario del Comitato centrale del Partito comunista Vadim Soloviev, infatti, questa campagna è stata progettata per “una nuova generazione di elettori che non hanno più grande familiarità con l’immagine del leader”.

    Lo sforzo è stato notevole, se è vero che la Direzione del Partito ha dato indicazione a tutte le federazioni locali di utilizzare le nuove immagini a tappeto, per ogni sorta  di iniziative e di attività politico-propagandistica. A coronamento della campagna pubblicitaria, ecco poi un fiorire di manifestazioni, non solo di tradizionale attività politica, sociale o a carattere ideologico, ma anche a carattere kitsch-goliardico con un curioso sottofondo… nostalgico-pop. La più esilarante di tutte? Forse la festa tenutasi qualche settimana fa a Šadrinsk, assai poco ridente cittadina siberiana, nel quale ai partecipanti si raccomandava un “dress code” in puro “stile anni Venti”, con sciarpe rosse, giacche con le toppe, distintivi e medaglie, oltre che abiti e travestimenti “alla maniera di” Lenin & compagni, proprio come se ci si trovasse non a una festa politica, ma a un ritrovo di cosplayer e di fans di una qualche saga cinematografica. Quanto al buffet, era naturalmente previsto champagne “sovietico”, oltre a vodka, birra e cibo autenticamente “socialisti”, con tanto di gare di bevute in memoria del Socialismo. Per finire: relazione delle conquiste socialiste degli attivisti del Komsomol (l’Unione comunista della gioventù, organizzazione giovanile del Partito Comunista), e karaoke con i canti rivoluzionari. Il tutto in salsa nostalgico-pop. Una deriva che neanche Andy Warhol, nella sua rivisitazione delle icone popolari, era forse riuscito veramente a prevedere…