Manazza da Voena, un giornalista d’arte che è anche un (ottimo) pittore

    Difficile per un critico fare l’artista. In un mondo tutto sommato conformista come quello dell’arte contemporanea, dove agli artisti è pur concesso di curare le mostre, fino quasi a diventare una moda, critici e giornalisti che facciano “anche” l’artista vengono invece visti quantomeno con sospetto, se non con sufficienza. Ne sa qualcosa Gillo Dorfles, decano dei critici italiani, che ha dovuto aspettare di superare il secolo di età per vedersi “accettato” dal sistema anche come artista e aver diritto a mostre personali in spazi prestigiosi.

    A Paolo Manazza, giornalista del Corriere ed esperto di economia dell’arte, sta però andando decisamente meglio. Se un po’ di aria di sufficienza in questi anni i suoi dipinti astratti, rigorosissimi e con una forte impronta stilistica, l’hanno pur dovuta sopportare, oggi però la musica sta rapidamente cambiando.

    Dopo le battute d’asta anche significative che lo hanno visto protagonista, ora è una delle migliori gallerie italiane, Robilant + Voena a dargli credito, presentandolo in una vasta personale (Untitled. Recent Works, che inaugura mercoledì 8 giugno in via Fontana 16, e resterà aperta fino all’8 luglio), con una ventina di tele esposte e un catalogo di oltre cento pagine. Un bel successo per un pittore che lavora sull’astrazione da oltre dieci anni, con effetti di grande intensità e forza espressiva, e che ha sviluppato un suo linguaggio del tutto autonomo e originale, fuori dalle correnti, dalle diatribe o dai dibattiti (arte e politica, arte e provocazione, figurazione vs. concettuale, etc.) su cui l’arte contemporanea sembra un po’ troppo spesso avvitata, dimenticandosi che la grande arte è quasi sempre prima di tutto emozione visiva e piacere del colore e della forma.