Milo Moiré, cronaca di un arresto annunciato. E parecchio datato

    Arte o provocazione? Le due cose coincidono da anni, ma forse questo ci ha anche un po’ stufato. Come infatti sostiene lo psicanalista e filosofo sloveno Slavoj Žižek, nella sua breve ma quanto mai incisiva opera Il trash sublime, gli eccessi, ben lontani oggigiorno da essere sovversivi, sono ormai parte integrante del sistema, niente dunque è più scioccante della normalità. Non sembra dello stesso avviso però la 33enne artista (se possiamo definirla tale) Milo Moiré, che dell’esibizionismo, seppur sterile, è di fatto divenuta la portabandiera.

    La ragazza infatti, laureata in psicologia e dal 2013 performer a tempo pieno, è stata arrestata per la seconda volta (c’era stato un precedente per mezzo della polizia parigina, ma si sa, repetita iuvant), mentre si esibiva in The mirror box a Trafalgar Square: la performance consisteva nel farsi masturbare dai passanti attraverso una gonna-specchio, per carpirne le reazioni.

    C’è da dire che di acqua sotto i ponti ne è passata non poca da quando Ana Mendieta rovesciava secchiate di sangue sui marciapiedi suscitando nei poveri malcapitati un sentimento di orrore misto a curiosità, oppure da quando, ancor meglio, il quasi indissolubile binomio Abramovic-Ulay costringevano i visitatori di un museo a strusciarsi contro le loro nudità: correva l’anno 1977, e la Moiré non era ancora nata. E soprattutto da quando un’altra artista, la performer viennese Valie Export, inscenò, alla fine degli anni Sessanta, praticamente la stessa performance, intitolandola Touch Cinema, perché il visitatore poteva inserire (esattamente come fa oggi la Moirè) le mani all’interno di una scatola posta intorno al suo busto, toccandole il seno (“ma solo per 13 minuti”). Ma la storia dell’arte serve proprio a questo: esplorare infinite possibilità, conoscerne i limiti, e, possibilmente, non ripetersi.

    Gel (Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci)

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