Odili Odita: il colore come metafora di dissidi e differenze

    di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

    Sono David Bowie e Prince i numi tutelari del pittore afroamericano Odili Donal Odita: il suo grande wall-painting, che si staglia lungo un’imponente parete al primo piano della M77 gallery, murales lussuoso, chiaro omaggio al Duomo di Milano, protegge idealmente il visitatore, esattamente come lo stesso Odita si è sentito protetto e accolto dalla città, perché Milano in fondo è un’alleata se la sai comprendere, oltre il suo cielo plumbeo; l’artista accosta i colori plumbei milanesi a quelli dei suoi idoli Prince e Bowie, regalando all’osservatore una protezione quasi “divina”: ecco così che gli azzurri, i viola e i pervinca incontrano il magenta, il giallo, il rosso; lo stesso spazio intercettato dalle campiture piatte di colore può ricordare il famoso fulmine sul volto di Bowie della copertina di “Aladdin Sane”.

    Van Gogh's Trees

    Van Gogh’s Trees

    L’arte di Odili Odita pone il suo accento sugli altri: l’altro in quanto diverso e inconoscibile, l’altro in quanto mutevole, obbedendo fedelmente alla regola secondo cui Eraclito sosteneva che “non ci si bagna due volte nello stesso fiume”, e, a proposito dei suoi stessi colori, l’artista asserisce: “I colori che uso sono personali: riflettono la collezione di visioni che riporto dai miei viaggi. Provare a ottenere i colori in modo intuitivo, miscelandoli manualmente e coordinandoli man mano, è uno degli aspetti che caratterizzano il mio processo di lavoro: non posso creare lo stesso colore due volte, ma solo realizzare colori che ‘sembrano’ gli stessi. Questo aspetto è importante per me, in quanto sottolinea la specificità delle differenze che esistono nel mondo, nelle persone come nelle cose”. Il titolo stesso della mostra ci parla di filosofia: The Differend (letteralmente: il dissidio, il disaccordo) è infatti il titolo dell’omonimo libro del pensatore Jean-Francois Lyotard, nel quale l’autore pone l’accento sul limite del λόγος come veicolo espressivo: le parole, le frasi, non sono sufficienti ad “intrappolare”, racchiudere e dischiudere la realtà degli avvenimenti, bensì più complessa, allegoria ricca di simboli che restano epifanie irrisolte.

    Ma in Odita è palese la volontà di rappresentare, attraverso il colore, le peculiarità e le diversità dell’animo umano, così come, su più larga scala, la coesistenza e la coesione tra l’eredità delle sue origini africane e il mondo occidentale, in continua evoluzione: questo aspetto si evince piuttosto chiaramente nella sua opera “Metaphor”, un pannello laminato superbamente spennellato di latex acrilico (realizzato appositamente, assieme ad un’altra trentina di opere tra cui acrilici su tela e tecniche miste su carta, per gli spazi della M77 gallery, che ospitano per la prima volta assoluta in Italia la maestosa arte di Odita), nel quale campiture piatte di colori chiari dialogano contrapponendosi ai colori scuri, senza escludere la compresenza di colori freddi e caldi: ecco così che la cultura occidentale e quella africana s’incontrano senza esclusione di colpi, la doppia eredità culturale è quindi percepita come doppia identità, doppio Io: la dimensione del presente, seppur differente, non può esistere senza passato, e entrambe sono necessarie per prepararsi al futuro.

    L’artista invita quindi il pubblico a riconsiderare punti di vista e punti di fuga, non solo concettualmente, ma anche e soprattutto a livello formale: egli rivoluziona le regole prospettiche, giocando coi piani prospettici e proponendo all’occhio dell’osservatore, attraverso l’intreccio di linee che intercettano gli spazi delle campiture piatte di colore, un nuovo e inusuale piano di proiezione: ne è esempio lampante l’opera “Highway”, nel quale latex acrilico spalmato su una lamina si finge legno, interrotto solo a tratti da vivaci geometrie convesse. Nell’arte di Odita inoltre, seppur di chiara forma astratta, si percepisce una ricerca e un’intenzione nell’uso del colore che strizza l’occhio al figurativo, come per l’opera “Van Gogh’s Trees”, nella quale le campiture marroni di colore ricordano senza fatica i tronchi d’albero, dai quali fanno capolino i vivaci giallo, verde e blu, colori cari al pittore olandese. La potenza dei colori di Odita pertanto azzera la dimensione spazio-temporale tra epoche artistiche dissimili nella forma e nel contenuto, che, pur in disaccordo, idealmente dialogano con reverenza e rispetto reciproco.

    Odili Donald Odita | The Differend

    M77 Gallery

    Via Mecenate 77 Milano

    fino al 17 Settembre 2016

    Tel +39 02 84571243

    info@m77gallery.com

    http://www.m77gallery.com/

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