Targa Florio, dieci auto d’artista con Beuys, Dorfles, Paladino… E a Felipe Cardeña? La Safety Car

    Cento anni. Tanti sono quelli che compie la Targa Florio, la corsa automobilistica più antica del mondo, nata a Palermo nel 1906. Oggi, a celebrarla è intervenuta anche l’arte contemporanea, con una mostra di auto decorate dagli artisti (intitolata 10%: 10 artisti per le 100 edizioni della Targa Florio), curata da Ludovico Gippetto, che sta girando per varie province siciliane (ultima tappa in ordine di tempo, Agrigento con la sua Valle dei Templi, di fronte ai quali sono state temporaneamente posizionate, come in una spettacolare scenografia, le auto d’artista).

    L'auto di Felipe Cardena davanti al Tempio di Agrigento

    L’auto di Felipe Cardena davanti al Tempio di Agrigento

    Ecco allora alternarsi vetture ormai “storiche” come la Giulietta Sprint, la Lancia Aurelia e la Maserati Biturbo, solo per citarne alcune, decorate e “rivitalizzate” dai colori e dalle linee di artisti di grande calibro, come Mimmo Paladino, Joseph Beuys con Lucrezia De Domizio Durini (tema: la sua “Difesa della Natura”, il cui slogan stampato sul cofano di un’auto appare come un meraviglioso paradosso visivo), e ancora Gillo Dorfles, Domenico Bianchi, e altri più giovani, ma già noti nel sistema dell’arte, come Domenico Pellegrino, Croce Taravella, Simone Fugazzotto, Marilena Pecoraro, Max Serradifalco.

    Tra tutti, non poteva che distinguersi un artista “irregolare” per eccellenza come Felipe Cardeña. Chiamato a partecipare alla mostra, tra questo po’ po’ di vetture storiche e di gran linea, Felipe ha infatti scelto… la più modesta Marbella, che nel caso della Targa Florio aveva il ruolo di ‘safety car’ del rally (ovvero l’auto che ‘guida’ la corsa, allo scopo di raggruppare o controllare il gruppo delle auto in competizione). Un coup de théâtre apprezzato da molti, a cominciare dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha voluto “rodare” per primo l’auto floreale di Felipe, mettendosi in prima persona al volante.

    Ma perché questa scelta apparentemente di “basso profilo” per un artista che ha già alle spalle la partecipazione a manifestazion internazionali come la Biennale? “Le ragioni sono sostanzialmente due”, ci spiega il curatore della mostra, Ludovico Gippetto. “Innanzitutto, la nazionalità dell’auto, che è l’unica auto spagnola. Cardeña, pur essendo un “giramondo” per eccellenza, oltre che un artista apolide, senza patria per poetica artistica e filosofia di vita, ha però voluto in questo modo rimarcare le sue origini spagnole. In secondo luogo, la Marbella ha attirato l’attenzione dell’artista, per il suo carattere di auto ‘popolare’, ruspante, non sofisticata, da strada e non da collezione, così com’è ‘da strada’ l’attitudine dell’artista, abituato com’è a non fermarsi mai, a girare il mondo in incognito, a stupire e a ribaltare sempre tutti gli schemi, senza snobismi né pregiudizi. Infine, forse, anche il fatto che fosse la safety car deve averlo attirato, come se in questo modo l’artista avesse voluto appropriarsi, in modo ironico e giocoso, del ruolo di ‘guida spirituale’ del rally…”. Una perfetta auto “vagabonda”, dunque, tutta ricoperta di fiori, per l’artista che una targa nel centro storico de L’Avana celebra come “trotamundos” e “niño de flor”.

    Daria Villani

    L’auto di Beuys per Targa Florio

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