Ortona al Macro: “Non guardo alla realtà, nella città cerco l’assoluto”

    Giorgio Ortona è un pittore dalla forte carica gestuale e dal ritmo incalzante, che opera una sorta di frammentazione continua del paesaggio urbano in funzione di una ridefinizione delle sue coordinate di base, a partire da una forte soggettività emozionale. Il paesaggio di Ortona sembra sempre sul punto di mutare, di ricomporsi e raddoppiarsi, quasi si reinventasse da sé in continuazione, apparendo differente ad ogni quadro, ad ogni pennellata, ripreso dal pittore secondo scorci ogni volta differenti eppure come se si trattasse sempre di un unico, immenso scorcio urbano in continua ed esausta evoluzione.

    Giorgio Ortona, Conglomerato, 2003, olio su tavola, cm 52x128

    Giorgio Ortona, Conglomerato, 2003, olio su tavola, cm 52×128

    Così, ad ogni sua mostra, come quella ospitata attualmente al Macro Testaccio a Roma, pare sempre di trovarsi di fronte a un unico paesaggio urbano, frammentato in molti quadri differenti. Non è un caso allora se, anche a proposito della mostra odierna, composta da ben 94 opere, il pittore spieghi  che i singoli quadri “vanno letti come fossero uno solo: è come se lavorassi a questa mostra da 56 anni, quanti ne ho adesso”.

    Roma, con le sue strade e le sue palazzine, i suoi scorci non convenzionali e spesso ripresi in una sorta di vuoto pneumatico nel quale sembrano malinconicamente perdersi, è da sempre la grande protagonista dei quadri di Ortona. Il grande pittore spagnolo Antonio Lopez Garcia, che è stato maestro di Ortona, e col quale l’artista ha mantenuto un rapporto di amicizia e di reciproca stima, ha detto, in una conversazione di alcuni anni fa, che il lavoro di Ortona si basa su “un linguaggio della pittura molto morandiano, sensibile, delicato e sostanzioso”. Si tratta, ha detto il grande artista spagnolo, di “una pittura straordinaria, perché autentica e originale, molto colta, e così colta che non si nota, così come dovrebbe essere, senza presunzione e senza ostentazione”. “Qui”, ha detto ancora Lopez Garcia, “c’è uno sguardo che non cerca niente, uno sguardo che non ambisce a niente. A me questa libertà piace molto. Anche se il tutto non è definito nei dettagli”. Ortona, secondo il grande artista spagnolo, è riuscito “a costruire la percezione della profondità, soprattutto nel cielo e nelle parti più lontane. Quei toni scuri in primo piano, certi accenni di verde nel prato, l’accordo di quei gialli accesi con tutte quelle tonalità luminose suggeriscono la natura, la distanza, tutta la distanza in cui è situato questo paesaggio in relazione all’artista”.

    Giorgio Ortona, Edificio arancione sulla circonvallazione Nomentana, 2010, olio su tavola, cm 60x50.

    Giorgio Ortona, Edificio arancione sulla circonvallazione Nomentana, 2010, olio su tavola, cm 60×50.

    Il paesaggio di Ortona, infatti, non è mai oggettivo, ma profondamente soggettivo: solo apparentemente monotono, è in realtà assai vario nella continua reinvenzione di dettagli, particolari, punti di fuga improvvisi e inaspettati, o addirittura la ripetizione improvvisa di uno stesso edificio già dipinto nello stesso quadro, ma ripreso secondo una prospettiva leggermente diversa; quello di Ortona è un paesaggio continuamente ricostruito secondo punti di vista inconsueti, sovrapposti, secondo armonie e disarmonie spaziali di grande intensità, con una pittura vibrante, fatta di scarti improvvisi, di cancellature, di abrasioni e di ripensamenti continui. “Cerco lʼassoluto”, dice l’artista, “attraverso le forme. E quando mi chiedono di dare una definizione a quel che faccio dico solo che sono un pittore. Non voglio illustrare niente né essere connotato”.

    Quella di Ortona, sottolinea il curatore della mostra in corso al Macro Testaccio, Gabriele Simongini, è una moderna ricerca del “sublime” così come lo cercavano i pittori romantici all’inizio del secolo decimonono. Una sorta di sublime della quotidianità, da ricercarsi non più, come avveniva un tempo, sulle cime delle montagne o nelle vaste pianure viste da un punto elevato, ma nel cuore stesso dell’architettura urbana. “Il sublime quotidiano”, scrive Simongini, “come fatto concreto, con una struttura e uno scheletro, perfino un ritmo. E Giorgio Ortona lo cerca ansiosamente salendo sulle terrazze condominiali con la stessa trepidazione con cui i romantici ascendevano alle vette delle montagne alla ricerca del divino nello spettacolo della natura. A lui, però, agnostico dichiarato, la trascendenza non interessa, pur perseverando nella ricerca di un proprio, personale assoluto che appunto è forma, composizione, struttura, ritmo”.

    Forma e composizione che, nella sua pittura, paiono sempre più autonomi e distanti dall’idea di raffigurazione e di rappresentazione del reale, assurgendo invece a valori universali, unificati dall’energia stessa del dipingere, dalla necessità del voler dipingere, e prima ancora di voler vedere, in quel cercare il punto di vista inconsueto, alto e lontano, dell’agglomerato urbano (a partire da quei “racconti di ascensione sulle terrazze condominiali di stabili sconosciuti – vera e propria iniziazione all’arte”, come li ha definiti il poeta Valerio Magrelli).

    “Che derivi in maniera più o meno mediata da quella di Lopez Garcia”, ha scritto Vittorio Sgarbi, “mi immagino Ortona ancora più radicale dello spagnolo nel concepire la precarietà come fondamento dell’arte. Non mi sorprenderei se, a distanza di tempo dalla realizzazione di certe sue opere incompiute, si presentasse presso i galleristi, i collezionisti, o i semplici possessori che le detenessero, con pennelli e colori, e dicesse loro: ‘Scusate, avevo lasciato in sospeso un discorso, e nel frattempo qualcosa è cambiato. Se permettete, avrei ancora cose da dire, e non è nemmeno detto che siano le ultime’. Chi non lo lasciasse fare, in piena libertà, dimostrerebbe di avere capito poco o niente di Giorgio Ortona”.

    Alessandro Riva

    Giorgio Ortona | Nomi, cose e città

    15 novembre 2016 – 8 gennaio 2017

    MACRO Testaccio

    Piazza Orazio Giustiniani, 4

    Roma

    http://www.museomacro.org