Tatuaggi Maori, ma in salsa pop. Caminiti sbarca in Nuova Zelanda. E reinterpreta (coi ragazzi) le antiche tradizioni delle tribù

    Tatuaggi maori. Ma rivisitati in salsa pop. Pieni di colori forti, accesi, esplosivi. È l’operazione che l’artista messinese Alex Caminiti, uno dei massimi esponenti della nuova astrazione italiana, ha “testato” su un gruppo di volontari, di bambini e di ragazzi in occasione della sua mostra personale alla Kaan Zamaan Gallery di Kerikeri, la più grande città del nord della Nuova Zelanda, e di un percorso nella storia e nella civiltà maori che l’artista ha effettuato grazie alla collaborazione dell’Ambasciata d’Italia e del Consiglio Maori, la più importante istituzione testimone dell’antica civiltà dell’isola. Un percorso articolato, che ha anche finalità benefiche (ci sarà anche un’asta di Sotheby’s con le opere di Caminiti, il cui ricavato andrà a un’associazione di beneficienza legata alla cultura maori), e che si concluderà simbolicamente con il lascito di una grande scultura pubblica, sempre realizzata dall’artista italiano, che sarà installata in un parco a nord di Auckland.

    La prima performance è avvenuta all’interno della mostra e ha riscosso grande successo in una comunità, come quella del nord della nuova Zelanda, dove la cultura maori è ancora molto viva e gode di un forte seguito e prestigio presso gli abitanti, molti dei quali sono ancora oggi discendenti delle antiche tribù maori. Per questo lavoro, Caminti ha lavorato rifacendosi alla tradizione del tipico tatuaggio maori. Il tatuaggio, infatti, è una pratica ancora oggi esercitata dai discendenti dei maori come forma di rivendicazione della propria storia, sia collettiva che personale: per questo motivo, è apparso all’artista il punto di partenza ideale per lavorare sull’incrocio e la rivisitazione, del tutto personale, di una cultura che ha ancora un forte impatto nella coscienza dei suoi discendenti. “A mostra appena inaugurata”, racconta l’artista, “avevo già ricevuto la visita del Primo Ministro Maori, e ho avuto l’onore di partecipare a una vera e propria cerimonia maori, che aveva ‘battezzato’ la mostra secondo le loro tradizioni. Negli stessi giorni, poi, mi hanno anche portato ad assistere alla tradizionale cerimonia dello sbarco dei popoli maori sull’isola, che provenivano dalle isole polinesiane”.

    L’idea dell’artista è stata allora quella di tradurre, col suo linguaggio astratto e pittorico, la classica tradizione del tatuaggio maori, così radicato nella cultura locale, in un linguaggio contemporaneo. Le reazioni? “Divertite, interessate, entusiaste. Inizialmente, la cosa difficile da far comprendere è stato il fatto che, al contrario di quel che avviene nella loro cultura, i miei segni non contenessero sempre espliciti riferimenti storico-simbolici, ma puramente estetici e formali. Per loro, infatti, ogni linea tracciata ha un suo preciso significato e una simbologia. Ma questa è la loro tradizione. Io l’ho reinterpretata in chiave contemporanea, e secondo il mio peculiare linguaggio”.

    Ma la performance più emozionante è stata quella che si è svolta su una spiaggia che ha una grande importanza storica per la cultura maori, Tapuatahi Beach, dove l’artista ha lavorato con ragazzi e bambini legati all’associazione “Bald Angels” di Kerikeri, che si occupa di malattie infantili e adolescenziali e di recupero di ragazzi in condizioni di disagio e di povertà. 

    “La scelta della spiaggia”, racconta l’artista, “inizialmente sembrava una scelta casuale, quasi istintiva: poi, però, gli abitanti mi hanno raccontato una storia che si è svolta proprio su quella spiaggia, nel corso della guerra tra maori e inglesi”. Una storia avvenuta in tempo di guerra, ma che ha un “happy end”, e che per la cultura locale dunque ha un grande significato simbolico. “In sostanza”, racconta Caminiti, “i maori, fuggendo dagli inglesi, avevano fatto perdere le tracce di un’intera tribù, mimetizzando le orme lasciate dai bambini sulla spiaggia, facendoli camminare in fila indiana e ripassandoci poi sopra con le orme di un adulto, in modo che gli inglesi non potessero sospettare che da quella spiaggia fossero passati in tanti, compresi molti bambini. In questo modo, molti maori, e soprattutto molti bambini, si sono salvati. Per questo, oggi, lavorare con questi ragazzi ha assunto un significato molto forte dal punto di vista simbolico: per loro è stato un modo di ripercorrere la loro storia e le loro tradizioni in modo giocoso, creativo, divertente: ho insegnato loro a dipingersi vicendevolmente il corpo, reinventando le tradizioni locali anche secondo un’estetica spontanea e contemporanea, e lasciando che inscenassero canti e danze legate alla loro tradizione, sempre in maniera libera e spontanea. Il risultato è stata sì una performance d’arte, ma anche una specie di gioco, divertente, felice, liberatorio, che sembrava caricarli di energia positiva”.

    Una sorta di danza liberatoria e catartica, insomma, un gioco coi colori e con la natura, come un inno alla vitalità, al futuro e alla  speranza… “Sì, esattamente”, dice l’artista: “e se si tiene conto del fatto che quella spiaggia è stata teatro del salvataggio di molti bambini durante la guerra con gli inglesi, aver lavorato con bambini e ragazzi che oggi vivono in condizioni di difficoltà o di malattia è stata un’emozione fortissima. Anche per loro: visto che nella loro cultura, mi hanno spiegato gli adulti, i “segni” e i simboli conservano ancora una forza che va al di là della semplice coincidenza o fatalità. Ogni gesto, ogni esperienza, anche giocosa, ogni rivisitazione diventa pregna di significati simbolici che possono avere ripercussioni sulla realtà”.

    Alex Caminiti | From One Island to Another

    Kaan Zamaan Gallery

    2 Hobson Avenue

    Kerikeri, Bay of Islands