Gioielli-opere d’arte a forma di fiore: gli Spinner di Murakami, ultima frontiera del gadget artistico

    di Christian Gangitano.
    Un gioco molto in voga tra i ragazzi di oggi (lo “spinner”, piccola trottola piatta che si tiene tra le dita e si fa girare vorticosamente, vero fenomeno cult tra i bambini di tutto il mondo), ora diventa un’opera d’arte, o meglio un esempio di oggetto artistico d’eccezione, ambito da collezionisti e appassionati d’arte di tutto il mondo, che riunisce le caratteristiche del gioiello, del comune giocattolo e dell’opera d’arte in miniatura. Gli spinner di Murakami non sono infatti “semplici” giocattoli: sono veri e propri gioielli, composti da materiali d’eccezione e da pietre preziose come diamanti, zaffiri, rubini, gemme, argento, oro bianco e oro rosa a 18 karati, ma che funzionano però come “veri” spinner.

    E chi poteva fare del giochino più “pop” del momento un esempio perfetto di contaminazione tra arte, gadget d’eccezione, alta gioielleria e cultura popolare, trasformando un oggetto di uso comune in una piccola, e preziosissima, opera d’arte portatile? Naturalmente lui, Takashi Murakami, il maggior esponente del pop giapponese e protagonista indiscusso dell’arte neo-pop internazionale, per il quale l’estetica “childhoon” e il mondo del “toys” sono fondamentali, data la sua formazione “otaku” e il forte legame che ha sempre dichiarato con l’immaginario e le culture popolari provenienti da anime, manga, videogame e altri immaginari e mode giovanili, in una poetica artistica “kawaii” e “superflat” per la quale tutti gli aspetti della cultura di massa sono fondamentali e parte integrante dell’immaginario contemporaneo.

    Questo oggettino conosciuto ormai da tutti e chiamato Fidget Spinner, è, per chi non lo sapesse, un piccolo dispositivo rotante che grazie a una serie di cuscinetti a sfera è in grado di girare a tutta velocità sul suo asse. In breve tempo è diventato una moda, un culto negli Usa e non solo, e molti bambini e ragazzi oggi, in giro per il mondo, si sfidano cercando di tenerlo il più tempo possibile in equilibrio sul proprio dito durante il movimento o inventando nuove e rocambolesche dinamiche competitive. E pensare che la donna che lo ha inventato oramai più di 20 anni fa per sua figlia, Catherine Hettinger, originaria della Florida, non ha visto un centesimo, dato che all’epoca non aveva abbastanza soldi per depositare il brevetto: negli anni novanta, infatti, la Hettinger propose il brevetto dei fidget spinner alla Hasbro, ma il gigante dei giocattoli non trovò interessante la sua invenzione. Tempo dopo, nel 2005, la donna non ha potuto rinnovare il brevetto, perché le mancavano i quattrocento dollari necessari per farlo. E ora il mondo fa milioni con la sua idea, senza che a lei arrivi un centesimo.

    Oggi, per la prima volta, il fidget spinner fa il suo ingresso anche nel mondo dell’arte. Ma la cosa più curiosa è la sua caratteristica ibrida, che mette insieme la raffinatezza ed esclusività del gioiello d’alta manifattura, la forma”popolare” del giocattolo e l’iconografia neopop di Murakami. Anche il modo in cui questo oggetto è stato presentato sul mercato è del tutto particolare, e ha che fare con le dinamiche della comunicazione di massa del contemporaneo, in un mix di musica pop, arte, nuove tendenze, oggettistica fetish di alto livello e dimaniche di influencer marketing nell’epoca dei social. A produrlo è infatti stata, ovviamente in accordo con l’artista giapponese, un’azienda di branding brasiliana, la Upscale Vandal assieme gioielliere Ben Baller, in esclusiva per il cantante J Balvin, superstar del reggaeton colombiano. E a presentare il prodotto è stato, non molto tempo fa, lo stesso J Balvin dalla sua pagina instagram, con i suoi 18 milioni di followers: annunciando al mondo il primo spinner a forma di fiore sorridente e multicolore, un classico dell’iconografia dell’artista giapponese, il cantante l’ha definito un ottimo “giocattolo” per quelli che, come lui, si sentono “solo dei bambini cresciuti, con dei bei giocattoli”. Lo ha poi rilanciato lo stesso Murakami in occasione della sua mostra (aperta il 29 settembre) presso il museo Garage di Mosca, dove, presso il book shop del museo, hanno fatto la loro comparsa una valanga di oggetti d’artista creati appositamente per la mostra, tra cui spiccano magliette, cuscini, toys, pupazzi, cover per smartophone, capi d’abbigliamento tra i più svariati, e poi borse, puzzle, magneti e ogni sorta di oggetto di cancelleria. Insomma, l’arte fa sempre più sue le dinamiche del marketing e della comunicazione popolare, e nessuno rimane escluso dalla filiera della grande produzione di massa: i miliardari possono comprare le opere a prezzi a cinque e sei zeri, le star hanno i loro gioielli dedicati, e la gente comune può contentarsi… di toys, t-shirt e gomme da cancellare.

     

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