J’ACCUSE! Il Sistema dell’Arte sotto accusa: Maschilismo e Sessismo non riguardano solo Hollywood. Cinquanta donne dell’arte: ora parliamo noi

    di Dejanira Bada, Rebecca Delmenico, “Gel” Giuditta Lavinia Elettra Nidiaci, Flavia Vago

     

    Dopo Hollywood con il caso Weinstein, e dopo il mondo della moda, anche il sistema dell’arte è sotto accusa. Il motivo? Maschilismo, sessismo, discriminazioni tra artisti uomini e artiste donne, a tutt’oggi meno quotate dei loro colleghi, meno presenti nelle mostre e nelle fiere, poco attive nelle “stanze dei bottoni” del sistema dell’arte. E, anche qua, una pratica dura a morire: quella dell’uomo di potere che crede di potersi permettere di tutto, comprese avances, messaggi erotici ed esplicite richieste sessuali, in cambio di partecipazione a mostre, pubblicazioni e visibilità. IF Magazine ha deciso di imbastire la più vasta inchiesta mai fatta sull’altra metà del sistema dell’arte. Abbiamo chiesto a cinquanta donne dell’arte – artiste, critiche, pr, galleriste – di dirci la loro su maschilismo, sessismo, discriminazioni di genere. E sulla loro esperienza sul campo, tra situazioni sgradevoli, richieste irricevibili e goffi tentativi di scambiare partecipazioni a mostre con prestazioni sessuali. In cinquanta ci hanno detto la loro: note e meno note, giovani e meno giovani: senza differenze e discriminazioni, perché quando ci sono in ballo i diritti non conta la ‘posizione’ acquisita nel sistema, ma la volontà di battersi, di mettersi in gioco, di denunciare. Senza peli sulla lingua, e senza reticenze. Ecco cosa ne è emerso. Un quadro crudo, spesso ancora ancorato a vecchi pregiudizi di genere, per certi versi disturbante e umiliante. Ma cambiare si può…

     

    Stefania Fabrizi

    Strfania Fabrizi

    artista

    “Potrei partire dal più che noto caso di Artemisia Gentileschi per parlare di sessismo nel mondo dell’arte che affonda appunto le sue radici in tempi molto remoti, o anche di Sofonisba Anguissola: alcuni suoi quadri vennero firmati da pittori uomini. Di esempi ce ne sarebbero infiniti. La scalata è stata dura e tutt’ora non è così facile, le ‘quote rosa’ nel mondo dell’arte sono sempre inferiori rispetto alla presenza maschile. Per quanto mi riguarda sono stata sempre assorbita dal mio lavoro da non accorgermi o forse dal non voler vedere atteggiamenti di sessismo nei miei confronti. Penso però che la strada sia comunque dura per un’artista donna per la quale tutto è conquistato con i denti quando lo si vuole fare esclusivamente con le proprie forze. Mi piace concludere questa breve riflessione con una immagine di Shirin Neshat, che racconta della sottomissione femminile, con forza, coraggio e determinazione, immagine per me emblematica: quella di una donna con gli occhi di brace che punta verso chi guarda la canna nera di una pistola”.

    Silvia Levenson

    Silvia Levenson

    artista

    “Sicuramente il sistema dell’arte non è un’isola felice in una società maschilista. E questo è visibile anche a livello economico, dove gli artisti maschi hanno tre/quattro volte i prezzi delle artiste femmine, e questa è indubbiamente una forma di discriminazione e di atteggiamento maschilista. Nel mio caso, ho quasi sempre lavorato con galleriste e critiche donne, magari per la natura del mio lavoro, dunque non ho mai avuto nessuna esperienza di ricatto sessuale e non ho mai presenziato a qualcosa del genere, anche se sicuramente questo tipo di logica esiste anche nel mondo dell’arte. Ho invece sentito molte volte battute sessiste e maschiliste, ma questo non credo sia una novità”.

    Karin Andersen

    artista

    “Personalmente non ho avuto esperienze traumatizzanti, ma piccoli episodi sì. D’altra parte non credo però che il mondo dell’arte sia più sessista di altri ambiti. Il mondo dell’arte rispecchia il mondo ‘fuori’, ci sono tendenze sessiste così come ci sono tendenze capitaliste. Inutile dire che più l’arte riesce a emanciparsi da questi meccanismi, meglio è… E poi, non credo che il sessismo nel mondo dell’arte sia un fatto che penalizza solo le donne. Anzi… può penalizzare qualsiasi categoria”.

    Glenda Cinquegrana

    Glenda Cinquegrana

    art dealer

    “Se parlando di sessismo ci si riferisce a episodi in cui il potere di un uomo o di una donna è usato per ottenere i favori di un’altra persona, uomo o donna, allora possiamo dire che in qualunque ambiente di lavoro può accadere che una persona sia vittima di sessismo, anche nella professione dell’arte. È chiaro che questo accade più probabilmente se dal lato della preda c’è una donna giovane, o una persona meno consapevole delle sue capacità lavorative, o del potere che il suo ‘no può avere nel cambiare quelli che sembrano meccanismi consolidati. Ovviamente se, come nel caso Weinstein, parliamo di uomini molto potenti e di connivenze che derivano dagli uomini dell’ambiente, e soprattutto se parliamo di violenza, il caso diventa meno comune e più rilevante. A tal proposito però vorrei sottolineare che la persona che subisce la violenza dopo aver detto ‘no’, o anche solo dopo la discriminazione che ne può conseguire, è assolutamente sempre la vittima.”

    Roxy in the Box

    artista

    “Nell’arte il sessismo esiste nel fatto che le donne vengono eliminate a priori… basta guardare le collettive: gli artisti sono quasi sempre solo uomini, o al massimo un venti per cento viene dedicato alle donne. È come se gli artisti maschi avessero una sorta di ‘corsia preferenziale’, per una sorta di sessismo che vede ancora l’uomo come parte forte, quasi che qualità del lavoro maschile fosse migliore rispetto a quello delle loro colleghe artiste, per il solo fatto che è eseguito da maschi. È un atteggiamento che si ritrova purtroppo spesso nel mondo dell’arte, e che andrebbe finalmente messo in discussione”.

    Carla Mura

    Carla Mura

    artista

    “Il sessismo è una costante, in tanti settori: invadenze o avance eccessive. Mi è capitato di programmare una mostra con un gallerista romano che, incontrando il mio fidanzato del tempo, annullò il progetto di esposizione, perché aveva evidentemente altre intenzioni. È un vero peccato: ci sono stati uomini che non ho baciato e che mi hanno negato un testo critico o la presentazione di una mostra, potrei sicuramente fare tanti esempi in quasi vent’anni di questo lavoro. Credo che se non ci fossero stati questi episodi avrei lavorato di più e molto meglio.”

    Antonella Cinelli

    Antonella Cinelli

    “Nel mondo dell’arte c’è parecchio sessimo o meglio, ritengo che ci sia una grande discriminazione sessuale. Non ho esperienze dirette o indirette di richieste di favori sessuali in cambio di carriera, però mi è spesso capitato di vivere il mio essere donna come un problema… Io ho avuto la grande fortuna di iniziare la mia carriera di artista con Maurizio Sciaccaluga e lui, oltre ad essere lontano da logiche di questo tipo, per me è stato una sorta di protezione, un tramite solido in un periodo delicato com’è quello degli inizi di carriera per un’artista, che mi ha tenuta al riparo da avances di personaggi discutibili. Detto questo, però, ritengo che il mondo dell’arte in Italia sia ancora regolato da logiche maschiliste. Ne ho avuto la prova sulla mia pelle: prima di incontrare Maurizio, infatti, più di un gallerista, senza neanche guardare i lavori, mi fece notare che essendo donna era impossibile ipotizzare di investire su di me, perché avrei voluto sicuramente fare dei figli e quindi prima o poi avrei smesso di dipingere… Pregiudizio odioso e sessista, che presupponeva l’inadeguatezza aprioristica della donna ad essere un’artista a tutto tondo. Forse è per questo che le donne artiste finiscono spessissimo per lavorare solo con gallerie gestite da donne. In 15 anni di carriera ho lavorato in maniera continuativa con una sola galleria diretta da uomini. Attualmente lavoro solo con gallerie diretta da donne. E non è stata una mia scelta… Gli artisti maschi spesso, anche se per fortuna non sempre, tendono ad isolare le donne e spalleggiarsi tra di loro. I galleristi invece trattano le artiste prevalentemente con diffidenza, e a parità di curriculum e bravura difficilmente investono su di noi, preferiscono gli uomini… C’è più apertura al modo femminile tra i curatori, questo devo riconoscerlo. O almeno questa è stata la mia esperienza. Comunque basta semplicemente scorrere i nomi di una qualunque mostra collettiva o aggirarsi in una fiera d’arte per rendersi conto di quanto siamo in poche, spesso isolate e ai margini… Invece nei licei artistici e poi nelle accademie siamo sempre in maggioranza tra gli iscritti: un paradosso difficile da spiegare se non con un atteggiamento discriminatorio. Peccato però pensare che, anche tra chi si occupa d’arte ovvero teoricamente tra persone libere da pregiudizi per antonomasia, valgano queste regole non scritte… Ci salvano e ci stanno salvando le galleriste e soprattutto il collezionismo diretto arrivato con i social media che è scevro da dinamiche di tipo sessista”.

    Cristina Pariset

    Cristina Pariset

    pr

    “Maschilismo? È una costante del mondo dell’arte. C’è sempre stato, anche se oggi forse è un po’ diminuito. Quanto al sessismo e a comportamenti scorretti sul piano sessuale, direi che il mondo dell’arte non è diverso dal resto della società: fino a un po’ di anni fa, l’idea che la donna giovane e carina dovesse darla a chi aveva più potere era la logica dominante. Io sono nel mondo dell’arte e in quello dell’editoria da una vita, e devo dire che di avances e di proposte irricevibili ne ho ricevute a bizzeffe nel corso della mia carriera. Anzi, un tempo, questi comportamenti erano proprio la prassi quotidiana. C’erano famosi giornalisti d’arte o delle pagine culturali che, se si trovavano di fronte una bella figliola, iniziavano sempre la conversazione con una bella palpatina. Non facevi in tempo a sederti su una sedia, che ti trovavi una mano sulla coscia o sul culo. Sul posto di lavoro, poi, era una giungla: io ho dovuto cambiare ben tre posti di lavoro, perché le avances del capo diventavano troppo insistenti, e se fossi rimasta avrei dovuto finire per cedere. Ma devo dire che non ho mai avuto rimpianti: a me, quando c’è di mezzo il potere, viene d’istinto di dire subito di no. Se c’avesse provato un operaio della Viscosa, probabilmente avrebbe avuto più chances del mio capo. Ad ogni modo è una mentalità dura a morire nel maschio. L’unica è avere chiaro quello che si vuole, e non lasciarsi mai intimidire”.

    Chiara Dynys

    artista

    “Credo che si debba avere il coraggio di dire di no a molestie, avances, forme di sessismo e andarsene. Alla lunga si vince sempre”.

    Svitlana Grebenyuk

    Svitlana Grebenyuk

    artista

    “Se esiste un atteggiamento sessista? La sola domanda mi fa ridere. Sessista è dire poco. Premetto: io non ho mai fatto la vittima, né mi sento una vittima. Certo è che moltissimi maschi si comportano da perfetti idioti. Io ho avuto infinite esperienze al riguardo. E, tanto per chiarirci: le mie storie le ho avute, ma sempre e solo con persone a cui non avevo niente da chiedere, esterne al mondo dell’arte, o che comunque non avevano niente a che fare coi giochi di potere del sistema dell’arte e con le sue misere logiche. Sarei una deficiente se mi fossi comportata diversamente. Peccato che gli uomini sembrino spesso pensare che noi donne siamo tutte deficienti, pronte a cedere alle loro avances, anche a quelle più ridicole, solo per sperare di partecipare a una mostra o ad avere visibilità su un giornale. Un’idea assolutamente ridicola. Volete degli esempi? Non farò nomi, però… ho avuto famosi critici, famosi galleristi, direttori di testate, responsabili di uffici stampa… tutti a comportarsi come idioti, come se davvero pensassero che il solo fatto di avere uno straccio di potere e di trovarsi di fronte un’artista carina e squattrinata desse loro il diritto di dire o fare qualsiasi cosa. I fatti? Uno che mi scriveva messaggini invitandomi a ‘mandargli le foto del mio sedere’, e che per convincermi a farlo mi mandava a sua volta le foto del suo… non so se fosse più ridicolo o orripilante. Non gli ho dato minimamente corda, ma quello insisteva, fino a che non ha capito di essersi comportato da idiota, e allora ha cominciato a implorarmi di cancellare i messaggi, chissà mai che lo venisse a sapere sua moglie! Un altro, molto noto e potente nel nostro ambiente, sapendomi squattrinata mi mandava delle ricariche telefoniche che io non avevo mai richiesto e che d’altra parte non volevo, e poi mi inviava ‘baci sulle mie belle tette’. Un altro è stato ancora più esplicito: vengo nel tuo studio a vedere i tuoi quadri, mi ha detto, ma in cambio facciamo sesso. Naturalmente in studio non ci ha mai messo piede. Un altro ancora mi si strusciava addosso a un’inaugurazione, parlando delle mostre a cui mi avrebbe fatto partecipare… come gli ho fatto capire che non aveva speranza, non ci sono più state né mostre né promesse di successo. Ma il più squallido è stato un tizio che faceva delle mostre di dubbio gusto, che mi ha invitata da lui per parlare di lavoro, e poi si è messo a stilare il ‘contratto’ che avremmo potuto fare: io sarei diventata la sua amante, mi avrebbe fatto partecipare a tante mostre, mi avrebbe dato un tot al mese, avremmo girato l’Europa, e se avevo delle amiche carine e disponibili avremmo potuto anche fare cose a tre. Saremmo vissuti felici e contenti e io non avrei più avuto bisogno di soldi. Un povero imbecille. L’ho guardato come si meritava, gli ho riso in faccia, poi gli ho detto di cancellare il mio numero e di non farsi mai più sentire”.

    Antonia Jannone

    Antonia Jannone

    gallerista

    “Un tempo, nel mondo dell’arte come del resto nella società in generale, il maschilismo era evidente, palpabile. Le artiste si contavano sulle dita di una mano, e così le galleriste. Ricordo bene molti amici, artisti o scrittori o giornalisti, che quando vedevano un’opera firmata da un’artista donna dicevano: ‘dio ce ne scampi!’. Era un pregiudizio duro a morire. Le donne dovevano essere bravi mogli, brave amanti o belle statuine. Ricordo ancora un episodio emblematico, il direttore di un grande quotidiano che a cena, a un tratto, si è rivolto alla sua vicina di posto, una ragazza carina che aveva osato aprir bocca in una congrega di uomini, apostrofandola con un: ‘ma tu parli anche?’. Una battuta, certo, ma che rivelava il suo pensiero sulle donne, specie se giovani e carine. Oggi le cose sono parecchio cambiate. Io non vedo tanto maschilismo, e soprattutto non mi immagino scene come quelle raccontate sui divani di Hollywood nel mondo dell’arte italiano. Io poi devo dire di non avere ricevuto, neppure quando ero giovane, molestie particolari da parte di colleghi o altri esponenti del mondo dell’arte… non dico che la tentazione per l’uomo non ci sia, anzi, l’uomo è sempre sul punto di perdere la testa perché è governato da pulsioni che noi donne facciamo fatica a capire, ma credo che tutto stia a saper reagire e scegliere. Credo che dopo la pubertà tutte noi abbiamo la capacità di decidere e di scegliere. Se ci va lo facciamo, altrimenti… che si fottano!”.

    Alessandra Redaelli

    Alessandra Redaelli

    critica

    “Il mondo dell’arte è in mano agli uomini. Non mi è mai capitato che qualcuno mi molestasse, ma certamente, se non c’è il ‘divano del curatore’ (dal ‘divano del produttore’ di hollywoodiana memoria) c’è tanto altro. Ma il punto è un altro: si passa la vita a cacciare in gola agli uomini battute sessiste che nemmeno si accorgono di avere fatto (non si accorgono! E parlo di uomini intelligenti…), che magari alla curatrice donna, per criticare la gallerista donna, dicono: “ha solo tempo per andare ad accompagnare suo figlio agli allenamenti di tennis…”, e poi impallidiscono – tapini – se la curatrice donna che fino a un momento prima era uno zucchero si trasforma in una iena. Io lavoro molto bene sia con le donne che con gli uomini. Hanno teste diverse e mi stimolano in modo diverso. Ma la verità della mia situazione posso riassumela così: gli uomini con cui lavoro si dividono in due categorie: quelli che cercano di farmi lo sgambetto e quelli che mi guardano come se fossi un cristallo di Boemia e che allungano il braccio per evitare che io cada e mi frantumi. La terza ipotesi (si lavora alla pari) non è contemplata. Ah, sì, poi c’è anche una categoria che cerca di dare la palpatina: teniamoli a bada”.

    Laurina Paperina

    artista

    “Non mi è mai capitato di ricevere proposte, né tantomeno sentito parlare o subodorato situazioni in cui si pagava con favori sessuali la partecipazione a mostre o l’opportunità di fare carriera. Se ci pensiamo, su 10 artisti, 8 sono maschi e 2 femmine. Forse anche per il fatto di avere figli o meno. Anche se non dovessi avere figli non sarà una tragedia, ma rispetto ad altre ragazze che conosco e che fanno un lavoro diverso, la differenza la noto”.

    Adele Ceraudo portrait- ph by Giorgio Possenti

    Adele Ceraudo

    Adele Ceraudo

    artista

    “Dovremmo ogni giorno ricordare chi siamo e perché siamo qui. Che missione ognuno di noi ha. Detto ciò, sì, ho conosciuto e avuto esperienze dirette di atteggiamenti sessisti, non solo nel mondo dell’arte ma nel mondo tutto. È così ancora e, ahimè, è un terreno che si autoalimenta di continuo. Come il mercato del porno, della droga e dei migranti. Il potere dell’uomo sulla donna si manifesta per mezzo della tirannia, principalmente sessuale e assieme economica e psicologica. Vige una silenziosa, tacita e omertosa compravendita di reciproco prodotto. Domanda/offerta. Il sesso nella nostra cultura, e di conseguenza gli atteggiamenti e comportamenti sessisti, equivale a potere. Dire NO al potere maschile, tutt’ora consegna all’esclusione dall’ambito lavorativo, a meno che non si possegga eguale forza, eguale potere o protezione (danaro, posizione sociale e/o familiare). Nel 2018 celebrerò 10 anni di carriera artistica con un progetto dal titolo Nel Nome Della Madre… con il quale racconterò un percorso di vita interamente segnato dal difficile rapporto con l’altro sesso. Questa è la mia missione per mezzo dell’arte, del mio corpo e del mio vissuto. Parlare alle donne e agli uomini, con il mezzo dell’arte, tentando ogni giorno di sgretolare discriminazioni sessuali e pregiudizi culturali che sembrano aumentare in maniera esponenziale. Collezionisti, presidenti di fondazioni, critici, galleristi, uomini di cultura, giornalisti, appassionati d’arte e politici, il 90% degli uomini con cui mi sono confrontata sino ad ora (e il 90% di essi erano coniugati e con prole) hanno utilizzato il proprio potere, economico o intellettuale, per pretendere favori sessuali in cambio del sostegno richiesto. Avrei potuto essere già ricca e famosa? Non lo so e non m’interessa. Mortificata ma rinforzata al tempo stesso, vado avanti, lavoro duramente ed allontano le persone misere e aride. Mi rammarico del fatto che debba esplodere qualche notizia eclatante, per parlare apertamente di ciò che è sotto gli occhi di tutti: discriminazioni sessuali continue, simbolo di un potere che non c’è! Essere donna è difficile, ma è bellissimo, è un miracolo che si perpetua senza sosta, lo ripeto e lo ripeterò sempre. Dopo anni di pratica e innumerevoli delusioni, seguendo un processo naturale, ho deciso di lavorare solo con donne; donne come me, libere, intelligenti e creative, in Italia e nel mondo, quelle che fanno paura e che un tempo venivano chiamate streghe. È un circolo vizioso, che voglio tramutare in virtuoso, senza dover mortificare bellezza, eros e sensualità. Ancora vive la dicotomia “bella = stupida”. Parrebbe di tornare a 100 e più anni fa, invece siamo alla fine del 2017! Da sempre l’uomo si è rappresentato con il suo scettro tutto d’oro, proclamandosi re del mondo e disegnandosi come il sesso ‘forte’, quando invece, se accogliesse le proprie fragilità e debolezze, allora sì, esprimerebbe il vero potere, quello della tenerezza e dell’amore”.

    Goldschmied & Chiari

    Goldschmied & Chiari

    artiste

    “L’Italia è un paese sessista: è sufficiente leggere gli articoli della stampa nazionale sulla violenza subita da Asia Argento e contare gli innumerevoli casi di femminicidio per capirne la gravità. Per le donne la società italiana è un campo di battaglia quotidiano nel quale dover ribadire continuamente diritti e autorevolezza. Crediamo che il mondo dell’arte non sia da meno: nella nostra esperienza, sovente, si sono verificati riferimenti al nostro aspetto fisico, al nostro orientamento sessuale più che al lavoro in sé, come se ci fosse una conformità maschile nel discorso dell’arte oltre ad una mancanza di serietà e professionalità. Essere due donne, con orientamento femminista e un linguaggio ironico che lavorano in coppia, è tuttora considerata una cosa piuttosto singolare”.

    Shanti Ranchetti

    Artista

    “Nel mondo dell’arte c’è sessismo e la pratica di chiedere sesso in cambio di qualcosa c’è. So che ci sono direttori di riviste d’arte a cui devi fare dei ‘lavoretti’ per avere l’articolo, è successo ad amiche artiste. Per lavorare con alcuni curatori e, a sorpresa, curatrici, devi concederti. Io non ho a che fare con un certo giro e quindi non ho mai subito molestie e richieste da nessuno, ma ciò non vuol dire che la cosa non sia risaputa. Oggi è davvero venuto il momento di farla finita con questi atteggiamenti”.

    Lia Pascaniuc

    Lia Pascaniuc

    artista

    “La mia personale esperienza nel mondo dell’arte italiana non ha avuto, sinora, riscontri così spiacevoli, come quelli descritti nelle pagine di attualità in questi giorni. Credo che la chiarezza nei rapporti interpersonali sia fondamentale già all’inizio di una nuova conoscenza, così come sono importanti anche gli atteggiamenti reciproci nel corso del rapporto. Con questo non voglio dire che non ci siano stati casi in cui certi soggetti abbiano manifestato atteggiamenti nei miei confronti che andavano ben oltre l’interesse per la mia arte, ma che comunque io ho saputo gestire, cogliendo i messaggi che stavano dietro questi atteggiamenti. Mi domando: in quale ambito lavorativo non accadono queste situazioni? Gli atteggiamenti sessisti sono all’ordine del giorno ovunque, a mio parere, con più o meno intensità. Anche un complimento fuori luogo può essere interpretato come sessismo, oppure ci vuole necessariamente il contatto fisico? La risposta noi donne la sappiamo benissimo, sappiamo quanto può far male anche solo un commento sgradevole. Il comportamento degli uomini è spesso ambiguo nei confronti delle donne. Attraverso l’arte si potrebbe educare al rispetto del prossimo già dalla tenera età, perché crescendo si tende a dimenticare il necessario rispetto dell’altro, spesso per dare libero sfogo a delle pulsioni che la natura meravigliosamente ci ha donato, ma che non sempre sono accettate dall’altra persona, e questo va rispettato.”

    Alice Schivardi, foto MICHELE ALBERTO SERENI

    Alice Schivardi

    Alice Schivardi

    Artista

    “Uomo usi la violenza ? Vuoi che ti chiami Sua Eminenza? Il sessismo non può essere mai giustificato e difficilmente perdonato. Confondi il valore con il potere. Giocare con l’altrui fragilità non aumenta la tua virilità. Con poche parole semplici e chiare il mio pensiero chiudo: vattene affanculo!”

    Lidia Tropea

    artista

    “Non ti so dire se in generale, in Italia, esista la pratica di chiedere favori sessuali in cambio di mostre. Io ho avuto solo un’esperienza sgradevole… a quel tempo io lavoravo sul corpo e sulla performance, e un curatore – il classico tipo che non potendo essere un artista si finge curatore nella speranza di beccare giovani artisti poco conosciuti che facciano quello che dice lui – mi fece una proposta un po’ strana… voleva che facessi una performance in cui imitavo delle pratiche sessuali con degli animali. Diciamo che era una proposta un po’ al limite, e anche un po’ scema. Io naturalmente mi rifiutati, e lui di rimando non mi invitò a una mostra a cui precedentemente mi aveva detto che mi avrebbe invitato. Per il resto invece ho avuto la fortuna di lavorare solo con persone serie”.

    Isabella Tupone

    gallerista

    “Il nostro settore è tendenzialmente maschile e maschilista, questo è un fatto. Detto ciò, è in gran parte fatto di uomini intelligenti che apprezzano e rispettano il nostro lavoro e il nostro ruolo al pari di quello dei loro colleghi. Ho avuto esperienza di alcune avances fuori luogo e particolarmente insistenti, ma nulla che non si potessi liquidare con una battuta brillante seguita da adeguata freddezza e serietà. Insomma, il mondo dell’arte è sessista nella misura in cui lo sono tutti i milieu lavorativi”.

    Milena Sgambato

    Milena Sgambato

    Milena Sgambato

    artista

    “I dati parlano chiaro: nei musei c’è una bassissima percentuale di presenze femminili, le gallerie d’arte contemporanea trattano quasi tutte opere di uomini, nonché le loro quotazioni sono più alte! È sotto gli occhi di tutti, è una questione di potere… Ci sono alcune artiste che a furia di sentirsi dire dagli uomini che non sono ‘abbastanza’ brave alla fine ci credono, le dinamiche relazionali tra uomo e donna a volte si instaurano su giochi manipolativi. Le cose stanno cambiando ma il cammino è ancora lungo… Personalmente ho incontrato galleristi e curatori che si sono innamorati del mio lavoro e che mi sostengono, ma ho conosciuto anche molti maschilisti”.

    Romina Bassu

    Romina Bassu

    artista

    “Non credo che il sessismo nell’arte sia equiparabile a quello del cinema o della televisione, l’inchiesta del caso Weinstein fa emergere un certo ‘sistema fisso’ adottato da molti personaggi di potere e che trasforma il provino in un vero e proprio rituale dai risvolti drammatici. Confermo però che ho riscontrato una certa disinvoltura in piccoli atteggiamenti fastidiosi, come ad esempio apprezzamenti sul proprio aspetto non richiesti e inopportuni, ammiccamenti, nulla di eclatante ma che in un certo senso mi hanno messo in una posizione di asimmetria, condizione sicuramente condivisa da altre donne che ricoprono ruoli anche molto diversi dal mio. Questo tipo di comportamento è stato assimilato nella stragrande maggioranza degli ambiti lavorativi e non. Il sessismo è diventato un’abitudine, e il più delle volte, la “normalizzazione” di queste esperienze incrementa una violenza psicologica individuale e collettiva sottovalutata per troppo tempo. Dopo la recente morte di Hugh Hefner sono rimasta sorpresa dall’improbabile celebrazione del re indiscusso delle conigliette maggiorate come rivoluzionario e pseudo femminista: non discuto sull’enorme contributo che Hefner diede alla lotta contro il perbenismo americano di quell’epoca, ma queste definizioni decisamente sproporzionate mi hanno fatto riflettere su come il corpo delle donne venga percepito ancora oggi. Se colui che ci ha trasformate per l’immaginario collettivo in animaletti biondi modificati da un chirurgo plastico viene considerato uno dei padri della rivoluzione sessuale, siamo messi male. Ci sono poi state dichiarazioni come questa: ‘Le donne non sanno dipingere molto bene, è un dato di fatto. Lo comprovano test di mercato, la prova del valore. Ci sono eccezioni, certo, come Agnes Martin o Paula Modersohn-Becker. Ma nessuna è Picasso, Modigliani o Gauguin. Nonostante le studentesse siano la maggioranza che frequenta le Accademie di Belle Arti’, una vera ‘perla’ di Baselitz che non fa altro che testimoniare una misoginia oggigiorno bizzarra, ma che per secoli ha plasmato l’andamento della storia dell’arte”.

     

    Florencia Martinez

    Florencia Martinez

    Artista

    “Nella mia carriera di artista ho avuto due avances un po’ pesanti. Il primo mi ha messo la mano sul culo senza preavviso. Siccome io quando sono nervosa rido, sono scoppiata a ridere talmente forte che quello si è smosciato. La mia arma di difesa è stata così spontanea… evidentemente scoppiare a ridergli in faccia lo feriva molto di più che dire ‘lei non sa chi sono io, non si deve permettere, abbia un po’ di rispetto per le donne!’, e così via. La seconda volta allora l’ho proprio fatto apposta… e infatti quello se n’è andato offeso e non l’ho più sentito. Perché gli uomini evidentemente pensano sempre di trovare o una o che gliela dà o una che si intimidisce o al massimo che si arrabbia, è più difficile trovare una pazza che scoppia a ridere fragorosamente. In spagnolo si dice “Mi arma es una carcajada fatal”, la mia arma è una risata fragorosa, come a far capire all’uomo che le sue pretese sono una cosa veramente comica, e credo che questa sia la cosa più umiliante che gli possa succedere”.

    Anna Muzi

    artista

    “Se c’è sessismo nel mondo dell’arte? Diciamo che ci sono logiche di sesso, di attrazione e anche di potere, come in tutti gli altri ambienti. Non so se si debba chiamare sessismo a dire il vero: c’è attrazione, questo è sicuro, non sempre reciproca, e in questo ci può entrare anche la convenienza di lavoro. Certo se fai un giro di giostra con un partner importante o anche due, magari questo ti porta dei guadagni sul piano del lavoro, ma la cosa non è neppure così scontata, così come non è detto che se un’artista accetta le avances di un gallerista potente poi ci guadagni anche un posto in galleria con i suoi quadri… Il fatto è che questo tipo di logiche esistono da sempre nel rapporto tra uomo e donna, e la donna è quasi sempre la parte più debole. Poi ci sono delle eccezioni, e a volte questi atteggiamenti si verificano non solo da parte di uomini potenti verso donne artiste, ma anche da donne o uomini potenti verso giovani graziosi… è la vita, bellezza. Io devo dire che non ho avuto molte esperienze sgradevoli, solo una volta ho ricevuto una telefonata notturna da un tizio che conoscevo e che voleva che gli facessi un massaggino nella vasca da bagno, ma io gli ho detto no grazie… ma va detto che non mi è passato neanche per il cervello di acconsentire per un eventuale interesse. Ognuna si regola come le suggerisce l’istinto e la ragione”.

    Silvia Agliotti

    Silvia Agliotti

    gallerista

    “Da quando ho aperto la galleria ‘Gli eroici furori’, dedicata al filosofo Giordano Bruno e al suo coraggio, ho impostato un dialogo con gli artisti, i curatori e gli operatori del mondo dell’arte improntato su rispetto, correttezza e stima. Sono forse stata fortunata: anche laddove mi si è presentato davanti un segno di apprezzamento che andava al di là del lavoro, aveva intorno un alone gentile e alieno da manifestazioni maschiliste o peggio fallocentriche. Fattori personali di formazione come carattere deciso e cultura, che è veramente una grande forza, sono stati indubbiamente alleati. Poi dal mio status di gallerista, che in sé stesso è una posizione di potere, il gioco tra le parti è stato subito chiaro: ho sempre detto con la massima sincerità quello che pensavo a chiunque me lo chiedesse, indipendentemente dalla posizione che il mio interlocutore aveva. Sono attenta a quello che mi succede intorno, difatti ho sempre evitato di presentare in galleria artisti uomini che avevano manifestato scarso rispetto nei confronti delle donne, anche quando erano artisti affermati. Nel 2012 ho organizzato una mostra di quattro artiste dal titolo Mnemosine, La forza del femminile, per ricordare tutte le donne che hanno pagato con la vita la cieca violenza di uomini che sono diventati i loro carnefici. Nella mitologia greca Mnemosine è la personificazione della memoria, da tenere costantemente viva, come peculiare energia, per far sì che le donne non si dimentichino mai quali meravigliose creature sono, creature capaci di generare la vita”.

    Valentina Tamborra

    Valentina Tamborra

    artista

    “Sì, nella mie personale visione delle cose il sessismo nel mondo dell’arte esiste. Qualche anno fa fece scalpore la dichiarazione di un noto pittore che asseriva che le donne ‘non hanno mai saputo dipingere’. La verità è che basta chiedere a chiunque un elenco di dieci artisti (contemporanei e non) e immediatamente vengono elencati prevalentemente nomi maschili. Eppure le donne nel mondo dell’arte non mancano, anzi. Purtroppo però alcuni preconcetti, come l’idea che una donna faccia una bella carriera non per meriti ma per favori, sono duri a morire. Personalmente posso dire che l’atteggiamento sessista in altri tempi mi ha portato persino a dubitare della mia ‘bravura’. Crescendo, aumentando la propria autostima, si capisce che il proprio valore non può essere sminuito da qualche potente di turno, ma si finisce comunque per diventare diffidenti e prevenute. Come esperienza personale, posso dire che non molto tempo fa io stessa sono stata estromessa da una manifestazione che avrei dovuto contribuire a organizzare, perché non ero stata ‘carina’ con l’organizzatore principale…”.

    Debora Garritani

    artista

    “All’inizio della mia carriera mi è capitato in un paio di occasioni di aver subito delle avances, in entrambi i casi da persone ben più grandi di me, che si trovavano in una posizione di potere. Con le mie amiche artiste ci siamo spesso rese conto che alcune gallerie lavorano solo con uomini”.

    Re (Emanuela Ravidà)

    RE (Emanuela Ravidà)

    RE (Emanuela Ravidà)

    artista

    “È importante, prima di tutto, precisare che non appartengo alla categoria delle donne considerate femministe. Odio la parola femminicidio e tutto quello che distingue il genere umano attraverso delle etichette. Con questo non posso negare di andare, talvolta, incontro a difficoltà generate dal mio essere donna. Come in ogni mestiere, anche in quello dell’artista la strada da intraprendere per una carriera solida si basa su obiettivi da raggiungere: anche l’artista necessita di approvazioni, promozioni e conferme sulle proprie qualità lavorative. Per una donna, capita spesso che nel momento in cui si raggiunga un traguardo, chi ti circonda ipotizzi che il risultato non sia dovuto alla bravura o alla tenacia, bensì alla classica modalità di corruzione, la ‘gatta morta’ o come la volete chiamare. Ammetto che la maggior parte delle volte che mi capita di ricevere complimenti sulle mie opere, soprattutto se la persona che li esterna è un uomo, non riesca a ‘godermi’ il complimento fino in fondo. Questo è dovuto al fatto che dubito, dubito della sincerità delle parole espresse perché ho il sentore che nella maggior parte dei casi l’obiettivo non sia congratularsi davvero, ma una bieca ‘tattica’ per accalappiare. A questo sgradevole risvolto si aggiungono ricatti e fantomatiche promesse, che si estendono a tanti ambiti lavorativi, e sono tante le donne a esserne vittime. A mio parere mi ritengo fortunata a non aver subito gravi conseguenze di un approccio a scopo sessuale, forse perché me ne guardo fin troppo bene: credo sia terribile per me, come per chiunque, stare sempre allerta”.

    Paola Raffo

    gallerista

    “In certi ambienti è più difficile lavorare, ad esempio nel campo dell’edilizia, perché certi uomini inizialmente ritengono che le donne non siano sufficientemente preparate per un lavoro di responsabilità in questo settore, ma dispende poi dalla persona: se sai dimostrare che vali, alla fine tutti riescono a rispettarti. Per quanto riguarda l’ambiente artistico, sono sempre stata molto fortunata, ho lavorato con uomini che mi hanno favorita e protetta, e questo vale anche per le artiste che hanno lavorato con me: nessuna di noi, secondo la mia esperienza, è stata ostacolata. Credo che per certo uomini l’approccio al gentil sesso sia condizionato dalla famiglia d’origine, dal tipo di educazione ricevuta, in particolare dalla madre.”

    Adelaide Corbetta

    Adelaide Corbetta

    pr

    “Di violenza sulle donne si parla sempre troppo poco, si parla sempre troppo poco di violenza di genere. Vorrei vivere in un paese dove nelle scuole si insegna l’educazione civica a tutte le età, in cui si insegna la libertà di sapere, scegliere, decidere, essere responsabili, e credo che queste siano tutte libertà che è bene conoscere da piccoli per poi averle a disposizione da grandi, come una forza. Penso che vorrei, tantissimo, vivere in un mondo dove non si parli più di genere ma di merito. Non credo che il mondo dell’arte, in Italia, sia più di altri mondi indirizzato contro o incline a preferire un genere, credo però che noi si sia lontani dal poter essere liberi di occuparci di genere, anche nel mondo dell’arte. Un esempio: a pari livello di posizione professionale le donne, nel nostro paese, guadagnano meno nel senso che la retribuzione femminile media è inferiore a quella maschile dal 10 al 30% e all’attuale ritmo (e il ritmo è assai migliorato rispetto al passato, figuriamoci) ci vorranno 74 anni per la parità. Io tra 74 anni (non) avrò 115 anni, ma il problema è un altro, il problema è che mia nipote Chichi, ora lontanissima dal mondo del lavoro (avendone 9), ne avrà 81. Vi pare un presente, tra violenza di genere, disparità, non riconoscimento dei diritti, dove poter vivere sereni? Vi pare un futuro da consegnare nelle mani di tutte le Chichi (e i Mari e i Luigi) del mondo? A me per niente”.

    Anna D’ambrosio

    gallerista

    “Prima entrare nel mondo dell’arte, ho avuto esperienze estremamente sgradevoli, al limite del legale, in campo imprenditoriale. Partita dal sud, mi ero da pochissimo laureata a pieni voti. Ero giovane e determinata, e gestivo una società con numerosi dipendenti. A un certo punto mi sono trovata a essere “ceduta” come socia di minoranza all’interno di un cambio di assetto societario. Di fronte al mio rifiuto netto iniziò nei miei confronti una guerra fatta di controlli e vessazioni che mi costrinsero a ritirarmi e a cedere a prezzo bassissimo le mie quote societarie. Nel campo artistico, invece, non più tardi di tre anni fa, a seguito di una richiesta di pubblicazione sul cartaceo di un magazine, mi fu fatta esplicita richiesta di sesso e/o di incontri occasionali. Solo l’autonomia acquisita e la mia personale esperienza di persona che si è fatta da sola mi hanno consentito di rifiutare e di reagire anche con violenza ad avances di questo tipo, ovviamente pagando molto cara la libertà di dire no, la libertà più grande per noi donne. Quindi non è una problematica di settore, ma un atteggiamento radicato in un certo tipo di mentalità maschile per cui, per dirla alla Carmelo Bene, il femminile e il maschile si riducono alla stalla dei sessi. Il mondo dell’arte quindi non fa eccezioni, anzi. Ho raccolto testimonianze da parte di stagiste e artiste giovani che mi hanno raccontato situazioni in cui la partecipazione a una mostra era barattata con uscite private o sesso occasionale da galleristi e curatori”.

    Chiara Canali

    Chiara Canali

    critica

    “Ritengo che un pregiudizio sessista latente sia ancora presente nel mondo dell’arte. Nel mio caso specifico posso fortunatamente affermare di non aver mai subito molestie o ricatti sessuali, tuttavia mi è capitato talvolta di aver ricevuto critiche sessiste, verbali e scritte. In queste occasioni gli argomenti, non potendo basarsi su aspetti qualitativi o artistici, hanno puntato esplicitamente alla supposta inferiorità del genere femminile. Il linguaggio maschile può essere a volte violento, insultante, sessista, soprattutto in rete dove non esistono filtri e controlli e, dietro avatar virtuali, si possono nascondere potenti haters che danno sfogo alle pulsioni più negative”.

    Raffaella Silbernagl

    gallerista

    “Non penso che nell’arte italiana sia possibile parlare di sessismo, almeno nella mia esperienza. Ho iniziato a fare la gallerista molti anni fa, quando ero molto giovane: avevo 27 anni, ero una bella ragazza alta, già separata, il problema non era tanto il fatto di schivare le battute dei colleghi, che erano simpatici e difficilmente pensanti, quanto il fatto di essere presa sul serio. Quando ad Artissima sei una delle due donne presenti e hai 27 anni è difficile essere considerata, magari pensano anche che tu sia brava, ma ti vedono più come una curiosità che come una persona interessante per le tue proposte artistiche. Non credo che il problema fosse il fatto di essere donna, quanto il fatto di essere giovane, in un periodo in cui i galleristi giovani avevano almeno 10 anni più di me. I colleghi erano gentili, quando andavamo all’estero mi portavano per ristoranti e locali, sempre con il massimo rispetto, ma, se devo criticare, forse mi consideravano più come una simpatica mascotte che come una collega. Con il passare degli anni però, hanno visto e apprezzato il fatto che tenevo duro, che non ero una figlia di papà con buoni propositi, ma una ragazza volitiva e convinta delle proprie idee. Se discriminazione c’è stata, è stata proprio sulle idee più che sul sesso. Io portavo avanti una linea figurativa pop, legata alle arti tradizionali, ma all’epoca andava il concettuale e per questo sì, sono stata discriminata, così come per il fatto di aver sempre preferito rimanere legata alla realtà del mercato piuttosto che dedicarmi a riempire di installazioni i musei pubblici. Se potessi tornare indietro, magari sarei più possibilista e meno integralista. Non ricordo cose capitate ad altre, le galleriste erano e sono poche. Un paio di volte è capitato che mi facessero battute più pesanti, ma io sono stata al gioco. Non mi sono mai sentita inferiore ai maschi e questo aiuta, in più ho sempre avuto un’aria da brava bambina abbinata alla capacità di diventare un autentico scaricatore di porto, per cui difficilmente chi mi fa una battuta ha la meglio, non fosse altro perché rimane basito dal fatto che una donna con la mia classe possa tirare fuori risposte davvero atroci”.

    Giovanna Lacedra

    Giò Lacedra

    Giò Lacedra

    artista e performer

    “A partire dalla seconda metà del secolo scorso, le donne hanno certamente guadagnato spazio e ruoli nel sistema dell’arte. Trovo che ci siano bravissime curatrici e straordinarie artiste. Che ce la fanno. Che ce l’hanno fatta a guadagnarsi il successo che hanno attraverso il lavoro e l’ostinazione. Tuttavia, colgo ancora una evidente disparità. Vi è ancora uno sbilanciamento tra i generi. L’uomo continua a sentirsi il vero padrone di casa. E continua ancora ad arrogarsi il diritto di poter fare una battuta di troppo o una proposta di troppo. Che non sempre cade nel vuoto. Ed è proprio quando una proposta di troppo non cade nel vuoto, che questo genere di uomo si sente incoraggiato a osare. Non di rado mi è capitato di ricevere apprezzamenti poco velati e piuttosto espliciti da parte di chi avrebbe dovuto rivolgersi a me in maniera esclusivamente professionale. Non di rado ho assistito al tentativo di dirottare il discorso dal mio corpo performativo al mio corpo sessuale. Negli ultimi sette anni ho usato il mio corpo per fare arte, dalla pittura sono passata alla performance, il mio corpo è stato ed è il mio linguaggio, dunque sono la prima a metterlo al centro. Al centro del mio lavoro, però. Eppure mi è capitato di assistere a quella cosa sottile, velata, ma inequivocabile che si chiama abuso di potere. E mi dispiace molto non poter affermare il contrario, ma temo che il sistema sia – malgrado le grandi personalità femminili – ancora alquanto fallocratico. Sette anni fa mi trovavo alla presentazione di un catalogo di un noto curatore e critico d’arte, avevo preso uno dei primi posti perché tenevo molto a quella conferenza, tanto che sul finire ho poi anche posto una domanda alla persona in questione. Terminata la presentazione, nel caos del pubblico che chiedeva dediche sulla pubblicazione acquistata, mi sono allontanata e sono uscita fuori in strada a fumarmi una sigaretta. Mentre camminavo a passo lento lui mi ha raggiunta, e questo mi ha spiazzata totalmente. Era la prima volta che lo incontravo e non avevo mai interagito con lui. Mi ha ringraziata per la domanda interessante che gli avevo posto poco prima, e mi ha domandato ‘mi dica, lei è un’artista?… mi mostri il suo lavoro’, e già aveva iniziato a passarmi la mano lungo la schiena. La strada curvava a pochi passi dall’ingresso della galleria dalla quale eravamo usciti. Era una sera di inizio settembre. E in quel tratto di strada non c’era quasi nessuno. La mano scivolò velocemente sotto la maglietta. La sigaretta mi cadde. Lui mi afferrò per le braccia, mi avvicino al suo viso e tentò con forza di baciarmi. Con la sua bocca che premeva contro la mia ho biasciato un ‘no, lasciami stare’. Ho cercato di urlare. Allora mi ha spinta via con forza dicendomi ‘Come osa? Lei mi ha provocato! Come osa provocarmi prima e rifiutarmi dopo? Come si permette di dimenarsi come se fossi stato io a sbagliare? Io sono stato provocato da lei!’. – e lo diceva urlando! Io ero agghiacciata, non capivo. Stava cercando di dare a me la colpa delle sue azioni. Voleva convincermi di aver agito su mia provocazione e che quindi la vera colpevole fossi io… Mi ha lasciata lì rientrando in galleria tutto nervoso. E io sono rimasta fuori, impietrita per qualche minuto. Non riuscivo a capire davvero cosa fosse successo. L’ho compreso nei giorni successivi, con maggior lucidità”.

    Valeria Bovo

    Artista

    “Da quando avevo quindici anni vivo da sola. Facevo la modella e ho rischiato di essere molestata più volte, ma sono sempre stata molto attenta e responsabile. Anche il settore dell’arte non è esente da rischi. Non ho mai subìto molestie o provocazioni da parte di nessuno, ma il sessismo si ritrova nel diverso atteggiamento, certamente poco equilibrato, nel trattate un artista uomo e un’artista donna: c’è una diversa valutazione del lavoro se fatto da una donna o da un uomo. A livello professionale è difficoltoso, una donna si trova davanti a delle restrizioni. È giusto farci sentire e non stare zitte, in questo settore e anche negli altri tutta questa decantata parità dei sessi non la ritrovo proprio”.

     

    Arianna Albertini

    Arianna Albertini

    gallerista

    “Non credo che nel mondo dell’arte ci sia maschilismo o sessismo. Per lo meno, io non ne ho mai trovata traccia. Sarà per il mio carattere forte, per la mia abitudine a dire tutto quello che penso senza peli sulla lingua, sta di fatto che personalmente non mi è mai capitato di imbattermi in comportamenti sgradevoli o sessisti. Semmai, ho potuto riscontrare qualche volta un atteggiamento di sufficienza da parte di colleghi più anziani, per essere entrata nel mondo dell’arte giovane e senza ‘protezioni’ eccellenti, né storie famigliari alle spalle come un padre gallerista, come magari è capitato ad altre mie colleghe. Ma questo atteggiamento credo che sarebbe capitato ugualmente anche a un gallerista maschio, entrato nel mondo dell’arte da giovane e senza protezioni. L’unica cosa, è che a me capita più facilmente di avere un buon rapporto con artiste donne rispetto ai loro colleghi uomini, che spesso si rivelano più presuntuosi o arroganti. Ma naturalmente ci sono delle eccezioni, artisti maschi con cui lavoro benissimo e con i quali ho ottimi rapporti. In generale, personalmente non ho mai sentito di storie di artiste costrette a subire ricatti di tipo sessuale per partecipare a mostre, come avviene nel mondo dello spettacolo. Spesso, in ogni caso, quando avviene, lo scambio tra sesso e potere è un gioco a due: gli uomini lo impongono, ma le donne, soprattutto nel mondo dello spettacolo, lo utilizzano per fare carriera. La realtà é fatta di sfumature, non è sempre tutto bianco o tutto nero come viene dipinto dai giornali”.

    Angela Loveday

    Angela Loveday

    artista

    “Devo dire che dopo dieci anni mi è capitato un po’ di tutto: dal curatore che ci provava spudoratamente, a quello che mi escludeva perché ero donna; e poi il mobbing e la diffamazione da parte di altri artisti invidiosi. Una volta, per esempio, un grande curatore di fotografia è venuto in studio e ci ha provato con me in tutti modi, ed è il motivo per cui ho preso Asrael, il mio amato dobermann che sta sempre con me, perché dove finisce la mia diplomazia comincia la violenza. Un dobermann che sta sempre con me è per lo meno un buon deterrente contro chi viene a trovarmi in studio senza avere alcun interesse per il mio lavoro, ma solo per il mio corpo. Per quanto riguarda l’arte femminile ci sono parecchie discriminazioni. Io sono una persona corretta, che ha anche valori religiosi, sono poliedrica e non ho bisogno di chiedere niente a nessuno, però ci sono stati artisti che hanno pensato che io l’avessi data a qualcuno per fare le mostre che ho fatto, per avere il Palazzo delle Stelline, e invece non era vero. Del resto, le discriminazioni esistono sempre, e non solo per ragioni di genere: a volte non mi hanno invitata a mostre perché ero nera e a volte perché non ero abbastanza internazionale: infatti ho la pelle nera ma sono nata in Italia. Sono donna, nera, tatuata, con due lauree, quasi tre, e un dobermann: insomma, per la gente con una certa mentalità non vado mai bene… Qualche esperienza sgradevole l’ho avuta anche con dei collezionisti. Con uno, in particolare, con cui ho avuto una storia, mi sono sentita manipolata e poi scaricata. Ma devo dire che, grazie alla sofferenza provata a causa di questa storia, ho creato circa centocinquanta opere! Nel mondo dell’arte ci sono molte storie sommerse di comportamenti ambigui, scorretti, anche di molestie. Ma qui, a differenza di quel che avviene nel mondo dello spettacolo, dove con il gossip le cose vengono a galla, rimane tutto sommerso. Non puoi dire che stai subendo molestie neanche al tuo gallerista, o a un altro artista, e alla fine lo tieni per te. Nel mio caso c’è sempre quest’ambiguità perché sono una persona intelligente, una bella ragazza, un’artista, e quindi mi è capitato spesso che alcuni uomini si rivolgessero a me con la scusa delle opere, quando invece erano solo interessati a provarci, e questa è la cosa più frustrante, vedere che il tuo essere artista viene meno. Quando i collezionisti vengono qui in studio riesco a gestirli, ma quando vado io da loro le cose si complicano. In studio io ho un sistema di videosorveglianza interno ed esterno, ma quando sei in giro con loro chi ti difende? Se t’invitano a cena, non puoi dire no a un collezionista… poi ci sono le curatrici, che spesso provano gelosia o invidia nei confronti delle artiste donne. C’è questa mole di donne disperate che si mettono a fare le curatrici sperando di portarsi a letto l’artista figo di turno. Questo è un altro grande scoglio. Ho visto scene raccapriccianti ad Arte Fiera a Bologna, donne veramente affamate e disperate che sceglievano artisti belli solo per provarci. È come se queste donne appoggiassero la teoria di Dalì che diceva: ‘Il talento artistico risiede nelle palle’. Per non parlare delle figlie dei galleristi che riescono a fare le artiste perché i padri le piazzano in modo mafiosetto. Io ce l’ho fatta senza scendere a compromessi, di questo sono fiera. E oggi, nonostante sia un’artista affermata, le cose non sono cambiate, anzi, la gente pensa comunque che io faccia mostre perché l’ho data o perché ho pagato, perché poi entra in gioco l’invidia, e così mi ritrovo a vivere nella solitudine e nel senso di colpa, chiedendomi che cosa abbia fatto di sbagliato. Ma la mia colpa è solo quella di essere migliore di tanti altri. Devo dire che però ci si fa l’abitudine e si va avanti”.

    Tiziana Priori

    artista

    “In questi quarant’anni di storia italiana le donne nel mondo del lavoro hanno conquistato credibilità e successo. Tutto però con grande fatica e dovendo costantemente dimostrare determinazione e competenze superiori a quelle dei loro colleghi uomini. Nel mondo dell’arte c’è un grande fermento tutto al femminile, salvo che gli incarichi di potere sono ancora quasi sempre ben presidiati da uomini. Anch’io, come artista donna, ho avuto esperienze di difficoltà e chiusura: ho schivato larvati ricatti sessuali, e sul piano del business ho evidenziato quanto sia più facile per un artista maschio muoversi nei gironi infernali del sistema rispetto alla collega del ‘gentil sesso’. Per questo motivo io lavoro più volentieri con curatrici, galleriste, giornaliste, con cui condivido spesso un senso di solidarietà e amicizia. Mi auguro, per il futuro, il superamento completo di queste arcaiche divisioni di genere”.

    Anita Falcetta

    Anita Falcetta

    Anita Falcetta

    curatrice

    “Avevo la sensazione che la scena artistica appartenesse agli uomini e che io ne invadessi il terreno. Perciò il mio lavoro era fatto ma tenuto nascosto. Ero più a mio agio tenendolo nascosto’. Le parole della scultrice e artista francese Louise Bourgeois definiscono i contorni di un mondo, quello dell’arte, dominato, in passato certamente più che ai giorni nostri, dall’ombra sessista. A parte le esperienze personali scoraggianti, il fatto che ne stiamo ancora parlando è un forte indicatore che la differenza di genere esiste nel mondo dell’arte come in molti altri settori della nostra società. A onor del vero molto è cambiato da quando, trent’anni or sono, le Guerrilla Girls iniziarono la loro battaglia. Se fino a qualche decennio fa il mercato dell’arte era pressoché inaccessibile per il genere femminile, oggi sempre più donne riescono a raggiungere gli alti vertici della scena artistica internazionale: tra le artiste, una per tutte, Maria Lassnig, il cui ruolo di pioniera del movimento femminista nelle arti visive, è stato definitivamente consacrato con l’assegnazione del Leone d’oro alla carriera dalla Biennale di Venezia nel 2013. E ancora possiamo citare tra le protagoniste esemplari del sistema artistico internazionale ed italiano, Maria Balshaw e Frances Morris, rispettivamente direttrici della Tate Gallery e della Tate Modern Art Gallery di Londra, Christine Macel, curatrice della Biennale Arte 2017, Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del GAM e del Castello di Rivoli di Torino. Ciononostante, alcuni dati statistici confermano l’attuale persistenza del fenomeno sessista: solo il 33% degli artisti che hanno rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel corso degli ultimi dieci anni sono stati donne. E, come dichiarato da Lisa Dennison, presidente per l’America del Nord e del Sud di Sotheby’s ed ex direttore del Museo Guggenheim, citando un’indagine dal New York Times piuttosto recente, le donne gestiscono solo un quarto dei più grandi musei d’arte negli Stati Uniti e in Canada e guadagnano meno di un terzo delle loro controparti maschili. Pur considerando l’incidenza dei dati, fortunatamente negli ultimi anni tanti passi avanti sono stati compiuti, ma la strada da percorrere è, a mio avviso, ancora lunga. Mi è capitato purtroppo di vivere situazioni spiacevoli direttamente e indirettamente. Più che di atti puramente sessisti, dei quali per fortuna non sono mai stata vittima, parlerei di dinamiche fortemente discriminanti volte a sminuire la validità del lavoro svolto, attraverso l’apparente non comprensione e la conseguente mortificazione professionale. Dinamiche che ho avuto modo di riscontrare anche in altri ambiti in cui mi sono trovata ad operare e che hanno generato in me, come in altre professioniste amiche, un senso di profonda frustrazione. Credo che l’estro creativo delle donne, la loro capacità organizzativa, l’approccio visionario alla vita che consente loro di aspirare alla crescita professionale, non rinunciando alla maternità, massima espressione della bellezza figlia della natura, possano talvolta spaventare, talvolta insospettire. Il rammarico più grande è stato quello di aver riscontrato che, sovente, l’atteggiamento discriminante e sessista si alimenta grazie alla complicità e connivenza di alcune rappresentanti del nostro genere”.

    Evi Tsana

    artista

    “Per fortuna non ho avuto nessun tipo di episodio sessista nella mia esperienza d’artista, al contrario, gli uomini (galleristi e non) che ho conosciuto, sia quelli con i quali ho collaborato, sia quelli che conosco senza averci lavorato personalmente, sono stati con me dei veri gentiluomini. Mi hanno aiutato con le cose pratiche, hanno completato il lavoro aggiungendo una parte razionale importante. Certo le diversità uomo/donna erano presenti nelle collaborazioni, ma non negli aspetti negativi. Al contrario ho apprezzato una sana dose di ‘machismo’. Siamo esseri umani con le nostre differenze, ma proprio per questo possiamo completarci in modo costruttivo”.

    Loredana Galante

    Loredana Galante

    artista

    “Credo che i comportamenti scorretti si verifichino sempre quando c’è una condizione di inferiorità. In questo senso non faccio distinzioni tra le donne e più in generale le fasce ‘deboli’, ovvero tutte le persone che per età, condizione di salute, caratteristiche fisiche o sociali, sono più esposte e meno protette. Ricattabili o suscettibili di pressione sono tutti gli individui che hanno un bisogno più o meno grave, che hanno una richiesta in cui si può fare largo un’offerta. Lo sono anche chi per inesperienza, debolezza caratteriale, immaturità, colte da una delle svariate forme di paura e d’inadeguatezza non ha le risorse per sottrarsi a un ricatto. Per quanto mi riguarda, premettendo che la mia ‘carriera professionale’ non si trova in cima alla mia piramide dei valori, nonostante la dedizione e la serietà con cui, credo, di essermi accinta al mio lavoro, ho la tendenza ad associare gli effetti del mio operato alla mia responsabilità personale. Ho peraltro stima e fascinazione assoluta verso le donne, la loro complessità e il loro potenziale. Quindi le ritengo attrezzatissime, al di là degli a volte evidenti limiti ambientali. Sicuramente esiste la pratica dello scambio in natura così come quella in denaro o in favori. Io non mi sono mai trovata di fronte a un’offerta ‘irrinunciabile’, a una contropartita così seducente e significativa per il mio lavoro, da catapultarmi nel ‘roof’. Mentre salgo le scale senza spinte e spesso senza fiato, non posso dire come mi comporterei se mi dovesse capitare. Affermo questo in assoluta sincerità e in astensione di giudizio, una delle mie pratiche più esercitate. Per il resto ho fatto l’amore tutte le volte che mi andava, in cambio di fare l’amore”.

    Claudia Dellaclà

    artista

    “Indifferentemente dalla sessualità, le discriminazioni sono il cliché di una società troglodita, nella quale viviamo e proprio per questo ancora oggi ne parliamo. Nel mondo dell’arte, come in qualunque ambito professionale, il sessismo è il ‘mantra’ quotidiano per una donna che lavori con un alta percentuale di testosterone intorno. Artiste, curatrici, galleriste, collezioniste, sono in netta minoranza e con meno potere rispetto agli uomini. Questo è un dato di fatto e non da oggi. Basti pensare e guardare le presenze femminili sul mercato, nelle aste, nei musei, nelle collezioni, ecc. Per tradizione l’artista è maschio, ‘il lavoro è maschio’, per il mercato sono più produttivi, sono più quotati e pagati, hanno più tempo per il lavoro, e infine non sono per la stragrande maggioranza penalizzati dagli obblighi della quotidianità, che è soprattutto legata ancora all’universo femminile… la routine viene svolta dalla femmina di turno  (che sia madre, sorella, amica, moglie, amante): casa, famiglia, figli. Grazie ad alcuni colleghi, curatori, galleristi e addetti ai lavori, posso affermare che il sessismo nel mondo dell’arte esiste e persiste. Sono stata etichettata e giudicata per la mia sessualità, per il mio aspetto fisico, per il colore dei miei capelli, per la mia presenza prima ancora di proferire parola e conoscermi, dando per scontato che avrei potuto fare di tutto ma non l’artista in quanto donna, ma al massimo essere figlia di, fidanzata o amante di… I più egocentrici e ridicoli si lanciano in inviti espliciti e per nulla velati, basando le loro richieste sessuali in proporzione al loro potere. È tutto un po’ tragico, comico, surreale e malinconico, ma è talmente insito nella coscienza femminile, come un serpente che si morde la coda, l’abitudine a privilegiare la condizione maschile fin dalla nascita”.

     

    Jo Fabbri

    Jo Fabbri

    Jo Fabbri

    artista

    “Personalmente non ho vissuto esperienze sessiste nell’ambito artistico italiano. Non mi sono mai trovata in situazioni di difficoltà in questo senso. Parlando con amici e conoscenti invece mi è capitato di notare che il pensiero comune è che l’arte sia un settore dedicato esclusivamente agli uomini. Storicamente era così, come in tanti altri settori d’altra parte, probabilmente ci portiamo dietro ancora questa convinzione, ma oggi la presenza di donne artiste di successo si sente sempre di più, quindi penso che sia più uno stereotipo difficile da dimenticare. Fortunatamente non mi è mai capitato di assistere ad atti sessisti nell’ambito artistico, diretti a me o verso altre donne. Sicuramente esistono situazioni di questo genere purtroppo, d’altro canto come succede in tanti altri ambiti. Non penso che quello dell’arte sia un mondo particolarmente caratterizzato da atti sessisti rispetto ad altri campi professionali”.

    Vittoria Regina

    Vittoria Regina

    artista

    “Dal mio punto di vista credo che ancora oggi, per alcuni versi, una sorta di preconcetto maschilista riguardo al lavoro creativo della donna sia ancora presente, anche se fortunatamente è sempre meno esternato, proprio perché la visione femminile nel mondo dell’arte sta assumendo sempre di più un aspetto preponderante e il suo valore è sempre più riconosciuto. Sul piano personale mi ritengo estremamente fortunata, ho incontrato sempre persone che hanno creduto in me e mi hanno sostenuta nel massimo rispetto e con totale parità e appoggio, un terreno fertile quindi per la mia espressione.

    Agneza Dorkin

    artista

    “Non so se sono la persona giusta per parlare del settore, perché finora non mi sono proposta seriamente al mondo dell’arte. Non sono mai andata a chiedere a un gallerista di esporre le mie foto, perché ho lavorato soprattutto nella fotografia commerciale. Però ho frequentato il mondo dell’arte come amica di artisti e lo conosco bene, e mi sembra anche qua si ripropongano le stesse dinamiche presenti in molti altri ambiti lavorativi, a cominciare da quello del cinema. Credo che il punto sia che bisogna mantenere la propria integrità anche a costo di essere disapprovate dalle persone che ci circondano, anche se sono nostre amiche. Neanche tanto tempo fa (più o meno un anno), una cara amica artista mi ha confessato che non avrebbe visto nulla di male nel fatto di poter ‘ricambiare un favore’. Credo quindi che sicuramente sia un fatto che può succedere anche nel mondo dell’arte. Personalmente sento tanto maschilismo, in generale pochissime persone mi hanno dato fiducia sul lavoro, spesso sono stata scartata a priori e ogni volta devo sudare parecchio per ‘dimostrare’ quello che valgo”.

    Marzia Spatafora

    Marzia Spatafora

    Marzia Spatafora

    Gallerista

    “Penso che il problema del sessismo nel mondo dell’arte sia direttamente proporzionale al fatto che i maggior compratori di opere d’arte siano uomini e di conseguenza il mondo femminile viene penalizzato sia a livello di scelte che di quotazioni, che sono in proporzione sempre più basse di quelle maschili. Per quanto riguarda l’abitudine di chiedere alle donne favori sessuali in cambio di potere, credo che questo genere di richieste sia sempre esistito a tutti i livelli, comunque penso che oggi le donne abbiano una nuova consapevolezza e soprattutto una sicurezza che può farle scegliere più liberamente di un tempo, quindi non credo che siano più costrette ad accettare certi atteggiamenti denigratori e meschini di uomini senza scrupoli e arroganti. Penso che di fronte a certe richieste indecenti si possa sempre scegliere: desistere oppure accettare, anche questa è una possibilità da rispettare dal momento che si tratta di scelte individuali. Comunque quando si verificano situazioni violente di questo tipo chi veramente fa una magra figura è l’uomo, che usa sistemi intollerabili che mostrano debolezza e senso di impotenza. In realtà, però, non sono a conoscenza di fatti simili accaduti a delle artiste, forse sono situazioni che colpiscono maggiormente il mondo dello spettacolo. Personalmente, per fortuna non ho avuto esperienze drastiche però ho lottato duramente per imporre delle artiste nel mondo dell’arte: difficoltà nelle mostre e sul mercato. Una volta ho consegnato in conto vendita a un noto mercante del nord Italia dei bellissimi dipinti di una mia artista, dopo qualche mese mi sono stati riconsegnati con lo stesso imballaggio con cui li avevo consegnati: non erano mai stati aperti… L’ho trovato un atto offensivo sia nei miei confronti che verso l’artista. Noi donne dobbiamo sempre lavorare il doppio e molto meglio degli uomini per farci valere, ma questo ha fatto sì che indiscutibilmente siamo più forti e più preparate ad affrontare le difficoltà e quando riusciamo la soddisfazione è tripla. Oggi il noto mercante del nord Italia è fallito, la mia artista è una grande!”.

    Paola Gandolfi

    Paola Gandolfi

    Paola Gandolfi

    Artista

    “Se il mondo dell’arte è maschilista? HAHAHAHAHAHAHA! Scusate, non mi sono trattenuta… sapete, io ho una discreta storia alle spalle, e posso dire che in Italia, e a Roma in particolare, le artiste sono passate da vere e proprie forche caudine maschili per poter fare ciò che amavano… non parlo solo di sessismo, parlo di maschilismo in generale: quando ho iniziato, alla fine degli anni Settanta, di donne artiste ce n’erano davvero poche, e il sistema era inflessibile nel cercare di farne passare il meno possibile… eravamo molto poche, e tutte determinate a prenderci i nostri spazi. Ma il potere degli uomini in questo campo era assoluto, mentre oggi lo è un po’ meno. Anche in quegli anni, poi, di voci e di racconti di donne che non erano volute andare a letto col tal critico o col tal gallerista, e che per questo non venivano invitate alle mostre, ce n’erano a bizzeffe. Io personalmente non ho mai dovuto subire proposte sessuali fuori luogo o avances troppo esplicite, anche perché sono monogama e sposata da decenni con lo stesso uomo, che guarda caso è anche lui un artista: e nel mondo dell’arte maschile esiste una sorta di codice, per cui non si va a pestare i piedi del vicino. Ma certo di scorrettezze e di sciocchezze da parte degli uomini ne ho collezionate anch’io. Le frasi più ridicole? “Sei brava come un uomo!”. Oppure: “Sei troppo bella per essere anche brava!”. Ma cosa vuole dire?, mi chiedevo io, che a quel tempo ero ancora giovane. Non riuscivo proprio a capire: se una è carina, mi chiedevo, allora non può essere anche una brava artista? Deve per forza averla data a qualcuno che conta per aver fatto carriera? Più avanti ho capito che non erano altro che idiozie maschiliste. Di fatto, la mia arma di difesa è stata proprio quella di studiare molto i testi delle psicanaliste postfemministe, e lavorare su questo anche come artista. La mia ricerca si è fondata proprio sul cercare di lavorare su un immaginario alternativo a quello maschile, quindi di lavorare sulla differenza, senza accodarmi al punto di vista maschile della storia e dell’estetica. Dal punto di vista della quotidianità, le rare volte in cui mi è capitato di dover fronteggiare situazioni un po’ al limite, ho reagito con l’ironia e con una forte sicurezza di me stessa, del mio lavoro e della mia identità. Ho cercato, insomma, di essere sempre più sicura di me e del mio lavoro, per non permettere a nessuno di umiliarmi o di trattarmi con poco rispetto”.

    Josephine Sassu

    artista

    “Che la questione sessista sia presente anche nel mondo dell’arte mi pare evidente: in caso contrario vivremmo veramente in un’isola felice, dato che in generale è una questione culturale che, secondo me, parte dalla base della società. Personalmente non ho mai subito comportamenti sessisti nella mia carriera ma questo non cambia la mia percezione sull’atteggiamento in generale”.

    Lidia Bachis

    Lidia Bachis

    artista

    “Nel mondo dell’arte non credo che il sessismo sia presente per nessuna categoria etero e non, tantissime donne /artiste – anche in tempi lontanissimi – sono riuscite ad affermarsi grazie al loro lavoro, è certo invece che il “ruolo” imposto dalla società, ha avuto un peso diverso. Agli inizi del XIX, diciamo con l’avvento dell’industrializzazione, le donne sono entrate in massa nel mondo del lavoro, prima di allora il 90% restava in casa ad accudire i figli, non avevano gli strumenti, una stanza tutta per loro, ma tutte quelle che ci hanno provato – che la storia ci ha permesso di conoscere – con più o meno fortuna, alla fine sono riuscite a ritagliarsi un posticino. Con un maggior progresso e una maggiore evoluzione, si è aperto uno spazio, in questo spazio le donne hanno preso coscienza di quanta strada c’era (c’è) da fare per acquistare il potere. Non è un problema di sessismo, semmai di potere. C’è chi lo usa a proprio vantaggio, c’è chi lo subisce. Il mercato però è molto articolato, fatto di boschi e sottoboschi. Oggi non si fa che leggere di violenze, stupri, omicidi, all’improvviso sembra che i maschi siano tornati ai tempi delle caverne, fuori dalla grotta con la clava e le donne strattonate per i capelli. Le mostre su i femminicidi sono prime in classifica. Nel contempo l’immagine della donna almeno nell’Occidente evoluto o regredito, dipende dai punti di vista, è e resta la più potente, non si vende nulla dalle penne alle macchine se dietro non campeggia una figura femminile. Il mercato è rivolto alle donne e agli adolescenti. Resto convinta che solo le donne possano trovare la strada per mettere a posto le cose: ne abbiamo gli strumenti. Se poi nel mondo dell’arte esista o meno una pratica, un sistema legato al potere e al sesso, non lo so sinceramente: magari esiste, visto che le cronache ci riportano quotidianamente e in tutti i campi lavorativi denunce di donne costrette o molestate, quindi a priori non posso escluderlo. Però a mio avviso qualora esistesse, non credo che la pratica possa reggere a grandi livelli. Insomma il mondo dell’arte in fondo è un piccolo mondo elitario, con delle regole ed una struttura, puoi promettere una mostra e poi? Non esiste una vittima senza un carnefice e viceversa. A me, comunque, non è mai capitato”.

    Elena Trailina

    Elena Trailina

    Elena Trailina

    artista

    “Per fortuna nella mia esperienza non ho mai subito nessun episodio di sessismo. Io credo anzi, che rispetto ad altri settori del mondo lavorativo, se di sessismo dobbiamo parlare, per assurdo questo riguarda il sesso maschile, in quanto nella mia esperienza non mi sono mai imbattuta in mostre di manifesta partecipazione esclusivamente maschile, invece ci sono tante mostre collettive di sole donne. Devo dire però che io provengo dalla ex Unione Sovietica, dove – sorvolando per un attimo i noti i problemi legati ai diritti umani – la differenza di gender era stata abolita dal sistema e addirittura i lavori di fatica venivano distribuiti equamente tra maschio e femmina. Per questo magari mi manca un’attenzione o una sensibilità particolare verso possibili atteggiamenti sessisti, ai quali potrei non aver mai fatto caso”.

    Tomoko Nagao

    Tomoko Nagao

    Tomoko Nagao

    artista

    “Vorrei parlare della mia opera Salomè, perché credo che spesso le mie opere possano parlarvi più sinceramente e più semplicemente della mia situazione. Nella storia nota Salomè ottiene sul suo piatto la testa di Giovanni Battista, nella mia opera invece Salomè scambia metaforicamente la sua testa di femmina-vincitrice con quella di Giovanni Battista uomo-vittima. Salomè è una ragazza che sta uccidendo se stessa per colpa della società. È la vera vittima di questa storia, perché cerca l’attenzione e l’amore del padre, senza però ottenerlo veramente. Io sono anche una mamma e posso vedere la situazione anche dal punto di vista di un genitore, ma un genitore donna, e noi donne siamo sempre vittime in questa società, è facile essere vittime in questa società ed è difficile accorgersi di esserlo. Vorrei confermare che nel mondo dell’arte è difficile per una donna artista sopravvivere. Io sono un’artista straniera e anche una madre. La vita per me è molto più complicata e difficile. Così anche se la mia Salomè è allegra e colorata, in realtà parla della mia personale difficoltà di essere una donna artista”.

     

     

     

     

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