Finalmente libera Ahed Tamimi. E libero anche, dopo 24 ore, lo street artist Jorit che ne aveva dipinto il volto sul Muro della vergogna

    È stata finalmente liberata Ahed Tamimi, la diciassettenne palestinese divenuta simbolo della resistenza palestinese contro l’occupazione Israeliana. La giovane attivista, che fin dalla più tenera età si batte per i diritti del suo popolo, era stata arrestata nel dicembre scorso fa per aver pubblicamente schiaffeggiato due soldati israeliani armati fino ai denti di “ronda” davanti alla porta della propria casa, e condannata da un tribunale israeliano a otto mesi di reclusione per “incitamento” e “assalto aggravato”.

    Anche artisti e intellettuali si era mobilitati in tutto il mondo per la sua liberazione: manifestazioni, appelli, e anche murales con il suo volto erano comparsi nelle città palestinesi con il volto della giovane attivista. E proprio in questi giorni, un artista italiano, di origine olandese ma naturalizzato napoletano, Jorit Agoch, autore di uno dei più famosi (e amati) murales di Napoli, a due passi dal Duomo (nel quale è raffigurato un San Gennaro ritratto con il volto di un giovane operaio napoletano), era stato arrestato a Betlemme dall’esercito israeliano per aver a sua volta dipinto un immenso murale sul “muro della vergogna”, che divide Israele dalla Cisgiordania, nel quale era raffigurato il volto della giovane attivista.

    Anche lui, per fortuna, è stato rilasciato questa notte. Il giovane street artist, a cui era andata la solidarietà della rete, dell’intera comunità artistica e anche del sindaco di Napoli De Magistris, che era prontamente intervenuto con una nota in cui definiva il suo arresto “una questione di democrazia, che ci riguarda tutti”, aveva già tentato di realizzare il murale in un’altra parte del muro, ma aveva dovuto cambiare postazione proprio per l’intervento dell’esercito israeliano: “Avevo iniziato a disegnare il volto della giovane attivista palestinese vicino al gate, dove c’è il varco nel muro di separazione israeliano”, aveva raccontato Jorit a “Repubblica” poche ore prima di essere arrestato, “ma i soldati ci hanno visto dalla torretta, sono usciti con i mitra e ci hanno inseguito. Siamo scappati e abbiamo ricominciato il murale in un luogo meno sorvegliato. Qui”, aveva concluso il giovane street artist, “non dovremmo avere problemi”.

    Invece, poche ore dopo, era scattato l’arresto, documentato in tempo reale su Facebook dalla stessa pagina dell’artista, dalla quale aveva lanciato un appello: “We are in arrest in betlemme from israeli army”, aveva fatto in tempo a scrivere, “Who can help us please do it”. Con lui infatti erano stati arrestati altri due ragazzi, un italiano e un palestinese. Poi, il silenzio, a cui per fortuna era subito seguita una grande mobilitazione per la sua liberazione. Poi, dopo 24 ore, finalmente anche l’artista napoletano è stato rilasciato, con un decreto di espulsione immediata e il divieto di rientrare per almeno 10 anni. “Le accuse di danneggiamento, per aver imbrattato il muro, e violazione della zona militare sono state cancellate”, ha spiegato l’avvocato Masalha Azmi, che ora si prepara a presentare ricorso per far cadere anche il divieto di accesso nello Stato per 10 anni.

    Un altro murale a Gaza raffigurante il volto di Ahed Tamimi, dell'artista palestinese Rafiq al Sharif

    Un altro murale a Gaza raffigurante il volto di Ahed Tamimi, dell’artista palestinese Rafiq al Sharif

    L’arresto dello street artist, documentato con un video, era stato compiuto con mitra e fucili d’assalto, “come per l’arresto di un terrorista o di un criminale”, aveva denunciato il padre, che aveva chiesto che la comunità e le istituzioni si mobilitassero subito per la sua liberazione.

    “Ci hanno portato in una stazione di polizia, trattato in maniera abbastanza rude e sistemato su una panca di ferro molto fredda, in uno spazio comune con altre persone. Impossibile dormire. Il giorno dopo, alle 14, ci hanno trasferito in un altro posto, più vicino a Tel Aviv”, ha raccontato. Lo street artist ha raccontato di aver vissuto momenti di paura, ma ha anche aggiunto: “Lo rifarei subito”.

    Mentre in Palestina si festeggiava la liberazione di Ahed Tamimi, (“La resistenza continuerà finché l’occupazione non sarà stata rimossa”, sono state le prime parole della giovane attivista appena uscita di prigione), anche la comunità artistica in Italia ha tirato un sospiro di sollievo e si è stretta intorno all’artista – che su ogni volto disegna simbolicamente delle cicatrici come un segno “di appartenenza alla Human Tribe’ -,  e al suo gesto di libertà.