Bonami, Sgarbi e Marani: l’estate in Versilia cerca un Salvator Mundi. Per mettere tutti d’accordo

    Cronache semiserie dall’ombrellone, o meglio dai tavolini dello storico Bar Michelangelo a Pietrasanta. By Michele Ciolino

    Con il trio Bonami, Sgarbi e Marani si anima per qualche giorno una Versilia sonnecchiante, ancora all’inizio della sua avventura estiva. Francesco Bonami, invitato a parlare al caffè della Versiliana in compagnia di Lorella Pagnuco Salvemini, direttrice di Arte In World, delude un po’ chi se lo aspettava invece polemico e castigamatti: i due infatti si accarezzano, si scambiano cortesie e in sostanza non mordono, non provocano, non eccitano il pubblico che rimane sonnecchiante: tanto che della famosa polemica sollevata da Bonami sulle “orripilanti mostruosità che a chiamarle sculture si farebbe un danno irrimediabile alla parola scultura”, ovvero le testone di Manolo Valdés che campeggiano sulla metafisica piazza Duomo di Pietrasanta, ci si deve contentare di leggerne la cronaca su Dagospia...

    Lorella, se non altro, è più chic del radical Francesco, elegantissima per i 30 anni… della sua rivista, e in forma più che mai. Bonami, in versione politicamente corretta, punge ma non morde: si limita a sparare sulla crocerossa parlando di Maurizio Cattelan (artista che ha finito di essere tale, Bonami dixit) e di Marina Abramovic (intenta ormai, più che in operazioni artistiche, in “prove di resistenza”: così sempre Bonami a proposito della celebre performance “Artist is present”); mentre per trovare un vero Salvator Mundi nell’attuale sistema dell’arte bisogna tornare a Leonardo, con la sua aggiudicazione strabiliante.

    Ma ecco Sgarbi che invece, raccontando proprio del genio di Leonardo, arriva, udite udite, a esaltare nientemeno che la superiorità della donna. Trasecoliamo: un mezzo panico agita in sala. Sgarbi che ritiene la donna superiore all’uomo? Nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Che si trattasse in realtà, adombra qualcuno, di un alieno travestito da Sgarbone? Ma Vittorio, più che mai in gran forma, racconta poi di fedeltà, descrivendo la Dama con Ermellino, e dell’apostolo Paolo, che per la sua insistenza nel voler stare vicino al Cristo viene definito nientemeno… che uno stalker. Un bel volo pindarico, non c’è che dire. Ma sono tali e tante le digressioni, che qualcuno non regge le tre ore di monologo e fugge… Anche qui, in fondo, si invoca un Salvator Mundi.

    Un’altra serata ancora, ed ecco che tocca invece proprio a lui, il professor Pietro Marani, il maggiore esperto di Leonardo in Italia. Nonostante l’incendio di una fabbrica pietrasantina e gli strillati fumi tossici televisivi (tutti gli amici mi hanno chiamato chiedendomi se ero ancora vivo), una pletora di “scolari” affamati ha ascoltato, in gran silenzio, il dotto professore parlare di Leonardo, del Salvator Mundi (alla cui attribuzione ha contribuito), della Gioconda, della sua esatta datazione e delle sue evoluzioni e citazioni nel corso del tempo. Tra le quali non poteva mancare quella – già “sparata”, con qualche arricciamento di naso versiliese, nella locandina che pubblicizzava l’evento – dell’artista popular che più popular non si può, il pop-provocatore Giuseppe Veneziano, frequentatore abituale, anno dopo anno, estate dopo estate, della nostra “Piccola Atene”: città nelle quale, è bene ricordarlo, il decapitatore di Oriane (Fallaci) esordì anni fa con una mostra tanto applaudita quanto osteggiata.

    Quando il professor Marani, parlando della Gioconda e della “Giocondoclastia”, è arrivato a citare anche quella dipinta da Veneziano, qualche altro artista, al quale evidentemente l’ardito paragone non andava proprio giù, si è alzato e ha abbandonato di gran carriera la sala, con aria di sacro sdegno dipinta sul volto. Che ci voglia un nuovo Salvator Mundi per mettere tutti d’accordo nel litigioso sistema dell’arte nostrano?