Dimmi cosa esponi e ti dirò chi sei. E il gioco dell’Arte della Piccola Atene versiliese si colora di rosa…

    Cronache semiserie dall’ombrellone, o meglio dai tavolini dello storico Bar Michelangelo a Pietrasanta. By Michele Ciolino

    L’estate è il tempo del riposo: del relax totalmente inerte (anche mentalmente) per qualcuno mentre per qualcun altro è il tempo dell’ozio “creativo” caro agli antichi romani, recentemente ritrovato anche nell’ultima Biennale come condizione virtuosa per l’artista (una dormeuse di Franz West sollecitava quello stato appunto in chiave “creativa”). C’è chi impiega il tempo nel praticare sport (ci sono i “radicali della naturc” che si arrampicano sulle montagne o attraversano tratti di mare a nuoto e ci sono gli “accidiosi” che corrono su moto d’acqua o si fanno trascinare, volando, appesi a dei paracadute o alianti). Ci sono poi i villeggianti “lucertola”, sia al maschile che al femminile: loro vogliono il sole… e basta.

    Io appartengo ad una specie minore: quella che, sotto l’ombrellone, gioca la “carta simpatia”. Sono infatti colui che, all’ombra del citato ombrello, propone i famosi (e spesso fantastici) test e giochi psicologici che immancabilmente riempiono i giornali dell’estate: sei fedele?, sai conquistare o soddisfare il partner?, sei un uomo dominatore o uno schiavo?, sei una donna passionale?, e così via. Attraverso domande misteriose e sibilline ci vengono proposti approfondimenti (spesso a contenuto sessuale), con l’obiettivo di tracciare ricercate radiografie di noi stessi. Scopriamo così di appartenere a precisi “profili psicologici” coi quali, magari, non avremmo mai immaginato di avere nulla a che fare, o che invece scopriamo rispecchiarci meglio di tante descrizioni “scientifiche”… che il risultato sia veritiero o meno, poco importa: il risultato è comunque un divertimento.

    Vittima di questa deformazione goliardica, ho pensato dunque di applicarla anche al racconto dei personaggi dell’arte e delle gallerie della Versilia. Ecco allora l’idea (partorita per l’appunto nell’ozio “laborioso” degli antichi, tra un bagno e una chiacchierata sotto gli ombrelloni): gli operatori dell’arte della Versilia espongono e propongono opere che forse, in fondo, hanno qualche cosa a che fare con le loro personalità. Insomma “chi si assomiglia si piglia”: o, per dirla in altro modo, “dimmi cosa esponi e ti dirò chi sei”. Proviamo allora a vedere che risultati può portare questa deambulazione psicogeografica nell’arte e nell’offerta galleristica versiliese.

    In quel dedalo di vicoli e vie che possono essere immaginati come le spire della “girandola” della piccola Atene, i vari spazi espositivi sono come le caselle di un surreale gioco dell’oca: lo potremmo chiamare il Gioco dell’Oca (anzi, dell’Arte) della piccola Atene. Cominciamo da una madrina d’eccezione, una donna che ha sempre creduto e tuttora crede nella Versilia storica, nell’arte e nella cultura di questi lidi. Lei è una donna d’altri tempi, di un’eleganza rara: Lorella Pagnucco Salvemini con la rivista Arte In World resiste, resiste, resiste nell’investire in una Versilia troppo spesso egoista e ingrata. Ci sono poi due pedine, anzi “casette”, anzi “alberghi” (per dirla col gergo del Monopoli), veri pezzi da Novantaì: Roberto Casamonti della galleria Tornabuoni a Forte dei Marmi, e Paolo Carli della Fondazione Henraux. Il primo certamente un imperatore dell’arte poliedrico e caleidoscopio come un grande arazzo di Boetti (di cui possiede molti esemplari). Paolo Carli è invece elastico ma solido come certi tipi di marmo lavorato nei laboratori della Fondazione.

    Al via, a Pietrasanta, adiacente alla piazza Giacomo Matteotti troviamo, fiero, marziale e piuttosto in carne, il guerriero di Fernando Botero, che sembra ammonirci: “Ricordatevi di me sia per la posa che per le misure”. Diversamente non si potrebbe fare perché molte gallerie nelle posizioni chiave della girandola puntano proprio su “San Fernando” (così definito da alcuni di loro in considerazione dei costanti riscontri economici che garantisce). Fernando ha affrescato anche la piccola chiesetta della Misericordia, con una rappresentazione del Paradiso (Porta del Paradiso) e dell’Inferno (Porta dell’Inferno). Un artista contemporaneo sulle pareti di un tempio antico. Qui il bene e il male in una rappresentazione popolare quasi folkloristica con un Hitler (dannato) dipinto molto prima di finire in braccio alla Madonna di Veneziano (Giuseppe).

    Francesca Tommasi

    Francesca Tommasi

    Nella casella n. 2, ecco svettare il quartiere Tommasi. Ex laboratori, oggi gallerie. Qui c’è la padrona di casa, Francesca, con il suo atelier, l’Atelier Tommasi. Le sculture dei suoi avi si muovo leggiadre come la sua eterea titolare in un mondo che non par terreno. Vicino lo spazio industriale di Alessandro Poggiali  (padre), con Marco e Lorenzo (figli). Per raccontarli ho scelto il lavoro di un loro artista di punta: Fabio Viale. Alessandro è il solido marmo della scultura, la storia della galleria. Marco e Lorenzo, invece, sono ben rappresentati dai tatuaggi che l’artista Viale imprime nei suoi lavori. Sono la contemporaneità, una svolta estetica innovativa di carattere. Qualche casella più innanzi incontriamo Accesso, la galleria di Brad Brubaker. Brad vive da tempo a Pietrasanta, è americano e la sua estrosità e la sua parlata (un po’ alla Heather Parisi) lo rendono affine all’ambiente surreale e magico dei lavori di Novello Finotti, che naturalmente espone. In una via parallela, ecco infine il piccolo scrigno di Susanna Orlando. Una galleria ben rappresentata dal lavoro di Giacomo Piussi: elegante e dai contorni definiti (e, cosa non da poco, piace perfino a quel contestatore endemico di Antonio Trotta).

    Attraversiamo la piazza, ed ecco il “trabocchetto” delle sculture di Manolo Valdés, evocative de  Las Meninas di Velazquez. Stanti le loro dimensioni importanti, le aggiriamo (insieme a Francesco Bonami…) come in una gimcana, e proseguiamo percorrendo le caselle di via Garibaldi. Qui c’è la Futura Art Gallery di Augusto Palermo e Claudio Francesconi. Claudio, come sa bene chi lo conosce (come il sottoscritto), “punge” come le siringhe usate nei lavori dell’artista Anthony Moman (esposto in galleria). Augusto, rinomato chirurgo, se la spassa, come Giuseppe Veneziano che ha puntato ancora sull’immoralità delle sue “operette” (esposte nel mese di luglio). Lì a fianco, dove si erge elegante il centauro di Igor Mitoraj, c’è il B’Art dei gemelli Simone Andreano e Giovanni Bonelli. Li unisce l’opera dell’amico Girolamo Ciulla, che ha realizzato il bancone bar nell’ambizione (non facile) di coniugare l’arte e l’intrattenimento di un caffè (anche Antonio Trotta ci ha messo del suo realizzando lo scontrino in marmo del locale, in una mostra dove si esponevano anche altri scontrini, sempre intagliati nel materiale caro a Michelangelo, di storici locali di ritrovo d’artisti).

    Marco e Lorenzo Poggiali

    Marco e Lorenzo Poggiali con un’opera di Fabio Viale

    Una casella più avanti, ed ecco Marco Rossi, gallerista “ieratico”. Un uomo di pace come le bambine innocenti del suo artista di punta Valerio Berruti, ma anche di enigmatici e riflessivi silenzi, come quelli delle opere fotografiche di Paolo Ventura). Qualche passo in più e si arriva da Claudio Poleschi. Tanta roba in un piccolo spazio. Eccolo il primo San Botero. Ma in fondo Claudio è più simile alle costose opere di Vincenzo Agnetti (talvolta esposte), lavori ideologici che hanno conquistato il mercato. Arriviamo ad un’altra casella di peso. C’è la Galleria Flora Bigai (con uno spazio anche in Piazza Duomo). Qui è esposto un importante e vistoso (arancione) lavoro di Peter Halley e in fondo questa galleria e la sua titolare si fanno notare e “puntano in alto” (talvolta anche qui fa capolino San Fernando…). All’altezza del pugile (a riposo) di Francesco Messina c’è uno degli spazi di Barbara Paci (l’altro si affaccia su Piazza Duomo). La galleria espone da tempo lo scultore messicano Xavier Marin. Le voluttuose pieghe delle chiome delle sue teste o quelle degli arti dei suoi cavalli e cavalieri hanno la leggiadria delle dame del Settecento, donne di un tempo e di modi passati, proprio come è Barbara (talvolta anche lei aiutata da San Fernando).

    Si gira la curva e la lungo via… troviamo Vecchiato Art Gallery con le opere di Victor Vasarely. Qui l’effetto geometrie ottiche appare coerente con le politiche della galleria. Poi c’è Paola Raffo in sodalizio artistico con Giuseppe Calandriello. Paola è la prima gallerista di Pietrasanta e sento di associarla, insieme a Giuseppe, agli amici di BAU (presidio di liberi artisti che definire viareggini è riduttivo, instancabili sperimentatori, aperti al mondo della cultura internazionale e ai contributi di artisti d’ogni genere e di ogni latitudine, ma sempre di alto livello, lontani per scelta da qualsiavoglia speculazione mercantile), che da qualche anno espongono la loro rivista “creativa” in questa galleria. Dentro c’è la storia di un territorio che all’arte ha dato e dà molto. Più avanti c’è la galleria Armanda Gori, che espone mostre storiche (Forma 1, con testi in catalogo del critico Bruno Corà). Il suo titolare è solido e rigoroso come gli intrecci di Piero Dorazio o le geometrie di Carla Accardi appesi alle pareti della galleria.

    Nel quartiere distaccato per me denominato zona Ex Marmi c’è ancora l’altro spazio espositivo di Giovanni Bonelli, quello che, talvolta, osa. Qui si espone Luigi Ontani spesso nudo… non so se questi lavori rappresentino Giovanni ma certamente una parte di lui è affascinata dal “narcisismo coraggioso”. Li abbiamo raccontati tutti (quelli che volevamo raccontare) e li abbiamo descritti., nella loro complessità e nella loro singolarità. Abbiamo provato a giocare al Gioco dell’Arte della Piccola Atene. Ora, ce ne poossiamo tranquillamente tornare ai vecchi tormentoni d’ombrellone: “sei fedele o infedele?”. La risposta, quella vera, la serbiamo ben nascosta dentro di noi…