Luoghi isolati per palati colti e raffinati. E alla fine, qua in Versilia tutte le strade portano a Michelangelo…

    Ho sempre tifato per i più deboli, mi sono sempre piaciuti i personaggi un po’ in difficolt’ ma sicuramente più sensibili e con una complessità di pensiero. Sono attratto da Woody Allen, Charlie Brown e Forrest Gump e trovo le loro identità “impacciate” più intriganti di quelle dei vip vincenti celebrate dal mainstreem. Insomma  sono attratto dagli outsider (per qualcuno gli “sfigati”).

    Gianfranco Ferroni

    Gianfranco Ferroni

    Anche in Versilia (indicazione geografica da me utilizzata in senso esteso) esistono luoghi per “outsider”. Qualcuno dei moderni censori demagoghi potrebbe bollarli come luoghi “radical chic” ma la verità è che si tratta, invece,  di presidi di autenticità. Si tratta di località che comportano già una prima fatica apparente: il viaggio per raggiungerli. Monteggiori, Casoli, Levigliani, Valdicastello Carducci e infine Seravezza sono borghi ove si giunge dopo aver affrontato qualche tornante. Ad ogni curva, però, il panorama diventa sempre più suggestivo e il mare e i centri urbani più popolosi sottostanti assomigliano sempre più a vecchie cartoline o a quadri che non si dipingono più. Un maestro di fotografia come Massimo Vitali ha immortalato luoghi e genti di questi borghi trasformandoli nell’opera d’arte che sono.

    Piccoli vicoli di ciottoli incassati tra mura di vecchi fabbricati, intime piazzette e cortili fioriti dai quali ammirare il mare e il cielo. Qui le porte delle case spesso rimangono aperte e le persone si aggregano in comunità vere. A Monteggiori hanno trovato casa sapienti artigiani, artisti e gente comune. Nell’unico ristorante esistente si mangia il pollo fritto, una vera leccornia. C’è’ Ivan Theimer, un pronipote di Toulouse Lutrec, parenti di D’Annunzio e pare persino Castruccio Castravani. Un tempo la storica festa estiva coinvolgeva abitanti e visitatori giunti da tutto il mondo in un’euforica simbiosi collettiva che ricordava gli antichi Baccanali. Poi c’è il  cinema all’aperto (Mignon) con gli animali domestici che passeggiano da una casa all’altra.

    Nella collina di Camaiore, nel borgo di Casoli, in questi giorni nella Villa casa di Rosario e Grayce Morabito, una doppia mostra fotografica e xilografica (intitolata La stanza dell’amico), di Stefano Baroni e Stefano Cipollat, racconta di  artisti e uomini di cultura di questo territorio (Maccari, Viani, Tongiuani, Garboli…), ma anche di gente comune. Al Festival del cinema (non più di una ventina di posti a sedere), mangiando (gratuitamente) caciocavallo di Godrano e bevendo vino rosso, si possono vedere docufilm su artisti e persino Carmelo Bene nel suo non-film Nostra Signora dei turchi, tanto inviso alla critica di destra del tempo ma Leone d’argento a Venezia.

    A Levigliani c’è il Whine Art Festival. Anche qui artisti sulla strada o meglio sugli angoli del borgo e cibo buono e vino. Quest’anno si festeggiano i 500 anni della presenza di Michelangelo in Versilia e, per l’occasione, Ludovico Gierut ha curato qui una collettiva dal titolo “Michelangelo, il Bacco e la vite”. Salendo di pochi chilometri da Pietrasanta c’è il paese natale di Giosuè’ Carducci: Valdicastello (Carducci). Uno scrigno antico dove nel Cinquecento si trovavano tre fabbricieri, un fabbro, un bottaio, due maestri di cazzuola, dieci mugnai, dieci frantoiani e otto tessitori di lino. Camminando per i vicoli verso la Pieve si sentono ancora i rumori dei loro antichi attrezzi e pare quasi di vederli, intenti nei loro antichi mestieri, a ricordarci che esisteva una semplicità del fare e del vivere…

    Anche a Seravezza si celebra Michelangelo e il marmo. Il paese è immerso in una conca tra le montagne. Qui i Medici hanno edificato, quale avamposto fortificato, lo splendido Palazzo Mediceo ove venivano anche a villeggiare (oggi patrimonio dell’Unesco). Attualmente le sue sale sono allestite con una mostra di Gianfranco Ferroni, che fu anche lui un outsider per tutta la vita… raccontando di aver sempre sognato e perseguito idealità (anche politiche) mai realizzate (alla Biennale di Venezia del 1968 scelse di esporre i suoi quadri capovolti in segno di protesta nei confronti della repressione subita dai movimenti giovanili di protesta all’inaugurazione dell’esposizione). Gianfranco Ferroni, da non confondere invece con Riccardo Tommasi Ferroni, anch’egli abituale frequentatore di queste terre (giacchè in fondo si potrebbe dire che, se tutte le strade portano a Roma, le strade dell’arte sembrano invece portare… sempre in Versilia), ossia l’artista che creo un’opera poi attribuita da insigni studiosi a Leonardo, e messa in discussione da Vittorio Sgarbi, amico dell’artista, cui toccò di riconsoscere, proprio in compagnia dell’artista, l’opera “leonardesca”, che leonardesca non era affatto… fu infatti lo stesso artista, che accompagnava lo storico dell’arte a vedere una mostra nella quale l’opera era stata in buona fede esposta come opera leonardesca, a rivelare a Sgarbi l’errore, riconoscendosene come autore.

    A Seravezza c’è invece il Festival Cibart, che celebra il matrimonio (oggi assai in voga) tra arte e cibo, due eccellenze di queste terre. Ma a seravezza c’è anche Cava, lo spazio espositivo della fondazione Arkad. In un’incantevole tunnel sotterraneo circa cenro opere di artisti (prevalentemente sculture) si confrontano con il tema del luogo di estrazione del marmo: la cava, vista essa stessa come opera d’arte. Le montagne di marmo bianco incantano oggi come ieri, ci fanno pensare al maestro che seppe far vivere questa materia. Sì, proprio lui, che in fondo ci ispira tutti i giorni da questo tavolino… colui al quale è dedicato il locale da cui scriviamo queste cronache estive. Forse, si potrebbe dire che, qua in Versilia, tutte le strade portano sempre e solo a lui, colui che per primo fece “cantare” la pietra: Michelangelo…