Pagoda sì, pagoda no. Gli eccessi della Santanchè scaldano l’estate. Ma noi alle pagode preferiamo i casotti della Lipu…

    Cronache semiserie dall’ombrellone, o meglio dai tavolini dello storico Bar Michelangelo a Pietrasanta. By Michele Ciolino

    C’è’ tenda e tenda. E c’è casotto e casotto. La tenda sul mare o in zone sabbiose oltre che piacevole e temperato ricovero è sempre stata tema spinoso è dibattuto. Ricordiamo il capanno in riva al mare di Hammamet, città ove si era rifugiato Bettino Craxi a dipingere acquerelli, e la contestata tenda beduina collocata dal presidente Silvio Berlusconi per offrire la più “confortevole ospitalità” al colonnello Muammar Gheddafi a Roma, nel giardino di Villa Pamphili nel giugno 2009.

    Tende della discordia, proprio come la contestata pagoda di Daniela Santanchè al bagno Twiga di sua proprietà oltre che dell’amico e socio Flavio Briatore. Una struttura importante, di dimensioni, alcuni dicono, decisamente eccessive (50 metri quadrati), dotata pure di Wi-Fi e televisore (al Twiga le tende hanno anche il deumidificatore!). Certamente una struttura che si distingue rispetto alle tradizionali e classiche tende della Versilia, molto più semplici e spartane (quattro pali conficcati sulla sabbia e una copertura quadrata in tela di cotone).

    Tra le prime battute di Beppe Grillo, esibitosi al teatro della Versiliana, proprio la sibillina suggestione di un ardito richiamo, quello tra “la cittadella del Carnevale di Viareggio” e il mega-bungalow di Daniela, poteva far pensare agli spettatori più maliziosi che il comico genovese avesse voluto fare un’allusione a certi eccessi della spiaggia versiliese, paragonati alle arcifamose maschere del Carnevale viareggino…

    Già, stiamo parlando proprio di quella stessa Daniela Santanchè che nell’incontro al Caffè della Versiliana con Giuseppe Veneziano, allorquando l’artista richiamava l’importanza dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole, lo interrompeva puntualizzando l’importanza di reintrodurre la materia dell’educazione civica. Daniela proseguiva raccontando un aneddoto accadutole, a suo dire, quel giorno, allorchè si era imbattuta in una signora che aveva gettato a terra una carta,  al che la “civile” Daniela l’aveva invitata a raccoglierla, segnalandole che “aveva perso qualcosa”. Ma rispetto a queste lezioni di civiltà imparteci dalla “maestra” Santanchè, come si pone, oggi, è lecito chiedersi, l’enorme manufatto costruito sulla spiagga?

    La questione delle sue caratteristiche e della sua compatibilità ambientale è stata sollevata in questi giorni anche a livello politico, tra interrogazioni in consiglio comunale e diatribe giornalistiche, mentre i social, ghiotti di gossip estivo, hanno rimbalzato la notizia con declinazioni umoristiche al limite del surreali, tra epiteti non proprio edificanti scambiati da una parte e dall’altra (le “cortesie” che i contendenti si  sono scambiati andavano dall’accusa di far parte di “una nuova aristocrazia spocchiosa e arrogante” alla risposta di essere nient’altro che dei “rosiconi” invidiosi della sua ricchezza…). Giusto, anzi doveroso, fare chiarezza soprattutto sul piano legale (pare che le struttura non rispetti le normative: se la cosa fosse confermata, andrebbe sanzionata, così come accade per qualunque infrazione commessa da noi comuni mortali…), considerato anche il fatto che in Versilia c’è una tutela anche per manufatti storici come le “cabine”, che devono conservare determinate caratteristiche.

    A noi, tuttavia, è venuta voglia di scrivere della citata pagoda dopo aver visitato i capanni o casotti predisposti nell’oasi Lipu del Lago di Massacciuccoli a Massarosa. Uno straordinario e inviolato ambiente palustre ove una ricca flora e fauna avvolge da subito il visitatore. Passeggiando su ben curate passerelle di legno (se ne occupano volontari della Lipu), si percorre una sorta di sentiero immerso nel canneto accompagnati dal gracchiare delle raganelle, dallo starnazzare di oche e papere e dalle diverse voci degli uccelli. Giunti ad alcuni crocivia eccoli i casotti, le capanne di legno. Niente Wi-Fi, niente TV o connessioni varie, soltanto dei fori sagomati con forma di quadri che si aprono su quella natura silenziosa e parlante al tempo stesso. C’è perfino il giardino delle farfalle, e lì si viene circondati da una nuvola di poesia. Ogni ramo, ogni foglia, ogni spina, ogni frutto (fichi, more, lamponi, fragole) sembra sia stato collocato in quella posizione da un sapiente creatore.

    Casotti sul Lago di Massaciuccoli

    Casotti sul Lago di Massaciuccoli

    Non possiamo che riconoscerci necessariamente retorici ammettendo che questa è la più grande opera d’arte visibile e fruibile anche “concettualmente”. È una vera performance immersiva. L’abbiamo fotografata questa, prima di tutto l’abbiamo vissuta e amata. I capanni sono stati la nostra sosta, il nostro ristoro e sollievo dal caldo sole agostano, ma soprattutto i capanni o casotti sono stati il nostro “punto di osservazione privilegiato”. Un punto di osservazione diverso, metafora di punti di vista diversi della vita. A noi piacerebbe che, lungi dalle etichette, quello dei casotti fosse un “punto di vista” normale e diffuso. Quello che è certo, è che è molto lontano da altre tende o pagode…