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Blu a Roma, il “solista dei muri” sfida ancora potere e industria culturale. Da un palazzo occupato al Quarticciolo

di Stefano Antonelli

Da tre mesi Blu sta lavorando a questo spettacolare dipinto murale a Roma. Lo sta realizzando appeso a delle corde in forma del tutto autonoma e indipendente. E si rimane sbalorditi dalla visione di cosa può fare un uomo solo. L’edificio si trova al centro di un quartiere popolare di Roma Est, è sede di un’occupazione abitativa, tuttavia è stato a lungo la sede del commissariato di Pubblica Sicurezza. Da tempo l’artista di Senigallia ha scelto di collocare i suoi lavori a presidio di istanze sociali, di non operare nel mercato e di disappartenere al mondo e al sistema dell’arte, al punto che isuo agire è oramai ascrivibile esclusivamente al politico. Blu si interessa a luoghi non amministrati, ne riflette la componente emotiva, ne intercetta e interessa la medialità delle superfici per innescare processi di deflazione

Partono i mondiali. Senza l’Italia? Macchè. Ce l’ha portata Alex Folla. Coi suoi Football Prayers a Mosca

L’Italia ai mondiali di Mosca? C’è: l’ha portata Alex Folla. Con un tocco di spiritualità. Con la mostra alla Triumph Gallery di Mosca, nel quale espone il suo ciclo, già iniziato anni fa, intitolato “Fooball Prayers”, Folla riporta infatti non solo l’Italia ai mondiali, ma anche una riflessione sul calcio più profonda del semplice tifo per una o l’altra squadra. Con un linguaggio che affonda le sue radici nella pittura barocca, Folla prova infatti a ragionare sull’incredibile persistenza di quella straordinaria capacità di trascinamento, di idealizzazione, di riscatto e di partecipazione collettiva che tutt’ora avvolge il gioco del calcio (e più in generale lo sport), davvero uno tra i pochi grandi riti rimasti alle disincantate folle occidentali dopo il fallimento delle ideologie e la crisi degli idealismi novecenteschi. Intervistato da un giornalista a proposito del football, Pier Paolo Pasolini dichiarò una volta: Il calcio è l’ultima rappresentazione

Bello Figo, col suo libro “Swag Negro” si apre l’era delle nuove icone pop brutte, sporche e cattive

di Alessandro Riva

Bello Figo? Un’icona pop. Naturalmente, un pop nuovissimo, postcontemporaneo, destrutturato, remixato, fluido e difficilmente etichettabile, insomma un vero e proprio “Pop 3.0”. È questa, in poche parole, l’idea che sta alla base del libro-diario “Swag Negro”, appena uscito per Rizzoli e già stravenduto fin dalla prima giornata in libreria, in cui il celebre trapper italiano, autore di “No pago affitto”, si racconta ai suoi fans (ma anche ai suoi “haters”) in una sorta di diario non cronologico, ispirato alla lontana ai celebri “Diari” di Keith Haring. Lui, Bello Figo, già Bello Figo Gu in omaggio al suo primissimo nome, Gucci Boy (poi è stato costretto a cambiarlo in seguito alla minaccia di cause milionarie arrivate dalla celebre casa di moda), lui, che anche nella scena trap è tutto sommato un solitario, un apripista, amato e odiato, guardato

Palermo è ancora Blues con la Scuola di Palermo

di Alessandro Riva

Diciassette anni sono passati da Palermo Blues, la prima, grande mostra pubblica, tenutasi ai Cantieri della Zisa, in una Palermo così distante e forse anche così drammaticamente sempre uguale a se stessa, che li consacrò ufficialmente, all’epoca, come i rappresentanti della “Nuova Scuola Palermitana”, o semplicemente “Scuola di Palermo” come si preferisce invece ricordarla oggi  – il “nuova”, col passare del tempo, è infatti rimasto fra le righe, forse perché nel frattempo anche il mito del “nuovo che avanza”, con tante altre analoghe illusioni, s’è lentamente sbiadito perdendo di smalto e di senso, in ogni campo, dalla politica alla cultura, col suo immenso carico di delusioni, di fraintendimenti, di frustrazioni, furbizie e gattopardismi che si è fatalmente portato dietro in questa manciata d’anni.

Oggi, però, eccoli dunque di nuovo insieme, nel cuore di Palermo, appunto, a Palazzo

Arrestateli! Wiola, un Appello per modificare il Codice Penale sul reato di imbrattamento. Per ritrovare equilibrio e civiltà giuridica. E riaprire il dibattito sulle politiche urbane

di Alessandro Riva

Artisti, scrittori, musicisti, creativi, cantanti, critici, letterati, centri sociali, illustratori, associazioni culturali: la lista è lunga, e prevedibilmente destinata ad allungarsi ulteriormente. Sono i (primi) firmatari, che in queste ore di tam tam sui social stanno via via aumentando man mano che le condivisioni e il passa-parola si diffonde e si espande sulla rete, dell’appello stilato dal gruppo di artisti e agitatori culturali che da qualche mese si è riunito sotto il nome di Wiola. Appello lanciato con il preciso intento di “modificare la norma dell’art.639 del Codice Penale Italiano” (quello relativo al reato di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”), “giacché” – si legge nell’appello – “l’inutile e strumentale guerra contro le tante espressioni autonome, non commissionate e creative per le strade (writing, street art, poesia di strada…) non costituisce la premessa ad una società migliore”, ma,

J’ACCUSE! Il Sistema dell’Arte sotto accusa: Maschilismo e Sessismo non riguardano solo Hollywood. Cinquanta donne dell’arte: ora parliamo noi

di Dejanira Bada, Rebecca Delmenico, “Gel” Giuditta Lavinia Elettra Nidiaci, Flavia Vago

 

Dopo Hollywood con il caso Weinstein, e dopo il mondo della moda, anche il sistema dell’arte è sotto accusa. Il motivo? Maschilismo, sessismo, discriminazioni tra artisti uomini e artiste donne, a tutt’oggi meno quotate dei loro colleghi, meno presenti nelle mostre e nelle fiere, poco attive nelle “stanze dei bottoni” del sistema dell’arte. E, anche qua, una pratica dura a morire: quella dell’uomo di potere che crede di potersi permettere di tutto, comprese avances, messaggi erotici ed esplicite richieste sessuali, in cambio di partecipazione a mostre, pubblicazioni e visibilità. IF Magazine ha deciso di imbastire la più vasta inchiesta mai fatta sull’altra metà del sistema dell’arte. Abbiamo chiesto a cinquanta donne dell’arte – artiste, critiche, pr, galleriste – di dirci la loro su maschilismo, sessismo, discriminazioni di genere.

Visione, estasi, illuminazione: quando l’Estetica si trasforma in un portale per l’Estatico

di Andrea Zucchi

Alessandro Mendini, Oggetto meditativo, 1999.

L’Estasi esiste. È il nostro stato naturale, prima che sorga il desiderio, la contrazione, la paura. Prima che il Sé si avviluppi e si perda nelle proiezioni dell’Ego. Prima che la separazione e la molteplicità diventino il nostro orizzonte quotidiano. Nel suo manifestarsi la Coscienza è espansione, espansione estatica, senza confini e limiti definiti. Lo abbiamo dimenticato, ma la reminescenza di questo stato originario, la sua vibrazione di fondo continua ad agire in noi. Ciò che cerchiamo, ciò che vogliamo scaturisce da lì e lì aspira a tornare. Quando eravamo Uno con tutto ciò che ci circonda: nell’avviluppante calore del grembo materno, o ancora più lontano, nella Pace infinita della Mente di Dio.

Talvolta accade, forse raramente, forse a pochi di noi, ma accade. Entriamo in uno stato di estasi, o meglio, l’estasi entra in noi,