De Piante, editore a caccia di inediti, con arte. Si parte con un Montale “privato” (e un po’ lagnoso) e cover di Floreani

    La prima copertina è opera di Roberto Floreani, tra i migliori astrattisti italiani, con una “insana” passione per il futurismo (sua è l’ideazione dello spettacolo Zang Tumb Tumb, fatto di declamazione di versi, musica, videoproiezioni e aerodanza, che ha già girato mezza Italia con grande successo). Così la nuova casa editrice De Piante, creata da Cristina De Piante, Angelo Crespi e Luigi Mascheroni, inizia la sua avventura nel panorama editoriale italiano all’insegna (anche) dell’arte contemporanea.

    Eugenio Montale

    Eugenio Montale

    Testi inediti di grandi autori, per un pubblico di nicchia, colto e amante delle curiosità editoriali, con una grafica raffinata e curatissima e, di volta in volta, una copertina ideata e creata appositamente da un artista contemporaneo: è questa la formula della neonata casa editrice, che inizia le sue pubblicazioni con un inedito di Eugenio Montale. “Non posseggo nemmeno una Divina Commedia”, titolo provocatorio per quello che è forse il più grande poeta italiano del Novecento, che raccoglie tre lettere del poeta indirizzate al grande classicista Manara Valgimigli, datate tra il 1946 e il 1954, che si rivela in tutta la sua umanità e a tratti anche nelle sue… piccole furbizie. Sono infatti un po’ patetici, a tratti quasi ridicoli, i toni che il grande poeta utilizza con il suo interlocutore, vuoi per schivare lavori che non ha voglia di fare (articoli, conferenze, etc.), e che cerca quindi di “scaricare” sull’altro, arrivando alla palese incoerenza di sostenere di non possedere in casa neppure una copia del poema dantesco: proprio Montale, nei versi del quale la critica ha rilevato un gran numero di prestiti e di prelievi lessicali danteschi, e che considerava importante anche nella storia dell’esegesi dantesca. In un’intervista rilasciata nel 1966, il poeta diceva che, “dopo aver letto giovanissimo la Commedia, l’ho lasciata poi da parte per parecchio tempo”, ammettendo però che la lettura, “sedimentata in me, ha avuto, per vie che è difficile definire, degli influssi”. Ora la neonata casa editrice scopre dunque un “altro” Montale: patetico, un po’ lagnoso. Insomma, un Montale poco poetico, ma certo umano, troppo umano.

    E i prossimi titoli? Un inedito di Piero Chiara, che racconta di un viaggio, in compagnia di Ezra Pound e Giovanni Scheiwiller (mitico editore di nicchia, a cui la case editrice in qualche modo si ispira), accompagnato da un’opera di Michele Ciacciofera; una conferenza inedita di Giovanni Testori, con un’opera di Giovanni Frangi (che di Testori era, tra l’altro, nipote), e un testo giornalistico perduto di Fruttero e Lucentini.